Eni, Moody’s migliora l’outlook


Il positivo il giudizio dell’agenzia di rating arriva dopo quanto deciso sul debito italiano nei giorni scorsi, mentre i contrasti all’interno dell’Opec+ indeboliscono le quotazioni del petrolio.


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Moody’s su Eni

Nuovo giudizio di Moody’s sulle società italiane e questa volta è il turno di Eni dopo i suoi giudizi sulle banche italiane.

Ieri l’agenzia ha alzato da negativo a stabile l’outlook sulla società petrolifera, come conseguenza del miglioramento di quello sul debito italiano deciso lo scorso 17 novembre.

Confermati anche gli altri giudizi, in particolare il rating del debito senior non garantito a ‘Baa1’, quello del programma EMTN senior non garantito a (P)Baa1, il Baseline Credit Assessment (BCA) a ‘Baa1 e il debito subordinato junior a ‘Baa3’.

Per quanto riguarda la sua controllata garantita, Eni Finance International SA, il giudizio di Moody’s resta ‘Baa1’ sul senior unsecunded, e a ‘Baa2’ sullo stesso relativamente alla società interamente controllata Eni USA.

Allo stesso tempo, l’agenzia ha confermato il rating Prime-2 dei commercial paper di Eni.

L’acquisto di azioni proprie

Ieri la società ha annunciato l’acquisto di 1.064.786 azioni proprie (pari allo 0,03% del capitale sociale) avvenuto lo scorso 13 novembre, al prezzo medio ponderato di 15,1229 euro per azione, per un controvalore complessivo di 16.102.652,20 euro.

L’operazione rientra nell’ambito della seconda tranche del programma di buyback deliberato dall’Assemblea il 10 maggio 2023, già oggetto di informativa ai sensi dell’art. 144-bis del Regolamento Consob 11971/1999.

L’acquisto porta il totale della seconda tranche del programma (dal 4 settembre) la società a 42.283.998 azioni proprie (pari all’1,25% del capitale sociale) per un controvalore complessivo di 642.181.687,30 euro. Considerando le azioni proprie già in portafoglio e l’annullamento di 195.550.084 azioni proprie deliberato dall’Assemblea il 10 maggio 2023, gli acquisti effettuati dall’avvio del programma di buyback in data 12 maggio 2023 nonché l’assegnazione gratuita di azioni ordinarie a dirigenti Eni, a seguito della conclusione del Periodo di Vesting come previsto dal “Piano di incentivazione di lungo termine 2020 - 2022” approvato dall’Assemblea di Eni del 13 maggio 2020, Eni detiene 132.505.070 azioni proprie pari al 3,92% del capitale sociale.

Andamento in borsa e petrolio

Questa mattina, intanto, il titolo Eni prova a recuperare dopo il calo di ieri arrivato a causa del rinvio della riunione dell’Opec+, ora in programma il 30 novembre invece del previsto 26 novembre.

Le azioni Eni aprono in crescita di mezzo punto percentuale dopo il -1,4% della chiusura di ieri, salendo fino a 14,86 euro.

Positivi anche gli altri titoli petroliferi del FTSE MIB (+0,25%) quali Tenaris e Saipem, entrambi in crescita dell’1% dopo il rosso della seduta precedente.

Resta negativo l’andamento dei prezzi del petrolio e il future sul greggio WTI scambia a 76,60 dollari (-0,60%) seguito dal Brent a 81,70 dollari al barile (-0,70%)

Nel frattempo, sono salite più delle attese le scorte di greggio degli Stati Uniti: la scorsa settimana le riserve sono arrivate a 448 milioni, +8,7 milioni, quando il consensus era +0,1 milioni.

L’Opec+ in subbuglio

I contrasti all’Opec+ sono dovuti alla posizione dell’Arabia Saudita, la quale si lamenta che gli altri membri non hanno limitato la loro produzione così come accordato precedentemente.

Come conseguenza, Riyadh minaccia di revocare la sua riduzione unilaterale da 1 milione di barili al giorno, nel caso in cui anche gli altri Paesi del cartello non si prenderanno una quota del taglio.

Inoltre, il vice primo ministro russo Alexander Novak ha annunciato che in futuro verrà presa la decisione di revocare il divieto sull’esportazione di carburante diesel.

“Sembra dunque esserci forte discussione all'interno dell'Opec Plus sull'idea di andare avanti con i tagli alla produzione e addirittura di incrementarli”, spiegano da WebSim Intermonte.

“In un contesto di domanda oil in calo e forte aumento dell'export Usa è probabile che i paesi produttori cerchino di massimizzare gli interessi personali, attenuando il rischio di riduzione dell'offerta”, aggiungono dalla sim.


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