ENI vola a nuovi massimi: petrolio sopra 100$ e crisi Iran spingono il titolo +54% YTD

ENI segna oggi un nuovo massimo annuale a 24,96€ (+1,2%), trainata dal greggio WTI oltre 104 dollari al barile e dal Brent a 112,78 dollari, ai livelli più alti dal 2022. Il conflitto USA-Iran — giunto alla quinta settimana — continua a comprimere l'offerta attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre le indiscrezioni su una possibile exit strategy di Trump entro 4-6 settimane hanno dato respiro ai mercati azionari globali senza però raffreddare le quotazioni energetiche.
Indice dei contenuti
- 1. Petrolio oltre quota 100$: lo Stretto di Hormuz stringe la morsa sull'offerta
- 2. ENI: massimo storico annuale e +54% da inizio 2026
- 3. Fondamentali solidi: utili sopra le attese e stime 2026 riviste al rialzo
- 4. I mercati rimbalzano: Trump verso l'uscita dal conflitto Iran?
- 5. Cosa valutare per gli investitori: opportunità e rischi
Petrolio oltre quota 100$: lo Stretto di Hormuz stringe la morsa sull'offerta
Il prezzo del petrolio WTI ha chiuso ieri a 102,88 dollari al barile — il livello più alto dal luglio 2022 — e oggi guadagna un ulteriore +1,33% toccando 104,25 dollari. Il Brent, benchmark globale, si attesta intorno ai 112,78 dollari, anch'esso ai massimi degli ultimi quattro anni. La causa principale è la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz, il passaggio critico attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale, bloccato dalle tensioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il conflitto è entrato nella sua quinta settimana senza segnali concreti di de-escalation: ulteriori truppe USA sono state dispiegate nella regione e le forze Houthi dello Yemen sono entrate nel conflitto, ampliando il fronte bellico. Se la disruption alle forniture dovesse prolungarsi, gli analisti avvertono che i prezzi potrebbero spingersi ancora più in alto.
ENI: massimo storico annuale e +54% da inizio 2026
In questo contesto, ENI S.p.A. è la grande protagonista di Piazza Affari. Il titolo ha toccato oggi un massimo intraday di 24,96€, con un guadagno di +1,2% rispetto alla chiusura precedente di 24,555€, e tratta attualmente a 24,85€. La performance da inizio anno è straordinaria: da 16,17€ di gennaio, ENI ha guadagnato circa il +53,7% — battendo sia il settore Oil & Gas integrato internazionale (+40,8%) sia l'indice energetico Zacks (+33,3%). Gli analisti di Zacks hanno assegnato al titolo un rating Strong Buy (Rank #1) con un VGM Score di A, sottolineando la combinazione vincente di momentum di prezzo, solidità dei fondamentali e valutazione ancora attraente rispetto ai peer.
Fondamentali solidi: utili sopra le attese e stime 2026 riviste al rialzo
I risultati trimestrali confermano la forza operativa del gruppo. Nell'ultima trimestrale del 26 febbraio 2026, ENI ha riportato un EPS di 0,87 dollari, superiore alla stima di consenso di 0,78 dollari, con i ricavi che hanno battuto le attese del 14,1%. Per l'intero 2026, gli analisti stimano un EPS di 4,97 dollari su ricavi di 107,96 miliardi di dollari, con una crescita degli utili del +42% anno su anno. Sul fronte della valutazione, il titolo tratta a un P/E forward di 11,2x — in linea con la media del settore di 11,4x — mentre sul cash flow il multiplo è di 6,6x, leggermente superiore al peer group (5,6x). I punti di forza operativi includono:
- Nuovi avvii produttivi in Norvegia, Costa d'Avorio, Messico e Angola
- Crescita dei segmenti Enilive (biocarburanti) e Plenitude (rinnovabili e gas)
- Un progetto di data center AI in Italia alimentato da energia a basse emissioni
- Acquisizioni selettive allineate alla strategia di lungo periodo
I mercati rimbalzano: Trump verso l'uscita dal conflitto Iran?
La giornata di oggi è caratterizzata da un doppio movimento: da un lato i mercati azionari globali rimbalzano su indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui Trump avrebbe comunicato ai suoi collaboratori l'intenzione di concludere le ostilità con l'Iran entro 4-6 settimane, puntando alla degradazione della marina e dei missili iraniani piuttosto che alla riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. L'S&P 500 guadagna +1,35% a quota 6.429 punti, mentre il Nasdaq sale di circa +1,8% trascinato dai chip stock. Tuttavia, il mercato petrolifero rimane sostenuto: anche uno scenario di de-escalation non garantisce il ripristino immediato dei flussi di greggio, e gli analisti avvertono che la premium geopolitica sul prezzo del barile potrebbe rimanere strutturalmente elevata per diversi mesi. Per ENI, questo scenario prolungato di petrolio alto rappresenta un vento favorevole eccezionale.
Cosa valutare per gli investitori: opportunità e rischi
Per gli investitori retail italiani, ENI rappresenta oggi uno dei casi più interessanti del listino domestico. I catalizzatori positivi restano robusti:
- Petrolio strutturalmente sopra i 100 dollari per almeno i prossimi mesi
- Stime di utili 2026 in forte crescita (+42% EPS) con revisioni al rialzo
- Diversificazione verso energia pulita che riduce il profilo di rischio ESG
- Valutazione ancora ragionevole rispetto ai peer internazionali
I rischi da monitorare includono:
- Un cessate il fuoco rapido con Iran che potrebbe normalizzare i prezzi del greggio
- Volatilità geopolitica imprevedibile nel breve termine
- Possibile frenata della domanda globale se i prezzi energetici restano su livelli così elevati
Gli analisti di Zacks mantengono il rating Strong Buy, con il titolo che — nonostante la corsa del +54% YTD — non sembra ancora prezzare completamente lo scenario di utili atteso per il 2026.
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