Euro debole su tutti i fronti: pesano i consumi dell'Eurozona e la forza del dollaro

La moneta unica arretra contro dollaro, yen e franco svizzero, frenata dalle vendite al dettaglio deludenti nell'Eurozona e incapace di sfruttare la linea restrittiva della BCE. Il rapporto sull'occupazione statunitense, molto più forte delle attese, ha spinto il cambio euro-dollaro sui minimi di seduta.
Indice dei contenuti
- 1. Euro in calo contro dollaro, yen e franco: la moneta unica non trova sostegno
- 2. Vendite al dettaglio Eurozona sotto le attese, bene l'industria tedesca
- 3. BCE divisa: Lane prudente, Nagel apre a un rialzo a dicembre
- 4. Il dollaro forte dopo i payroll: 165.000 posti a ottobre
- 5. Livelli tecnici e prospettive per l'euro
Euro in calo contro dollaro, yen e franco: la moneta unica non trova sostegno
L'euro chiude la settimana in difesa: né la fuga dal rischio né i toni restrittivi della BCE riescono a sostenerlo, mentre i dati sui consumi europei deludono.
Alle 14:43 di oggi, venerdì 6 novembre, il cambio EUR/USD scambia a 1,1150, nuovo minimo di seduta, in calo dello 0,70% rispetto alla chiusura di ieri (1,1228) e lontano dal massimo mensile di 1,1273 toccato mercoledì.
La debolezza è diffusa: l'euro-yen cede lo 0,16% a 176,62, l'euro-franco lo 0,21% a 0,9143 e l'euro-sterlina scambia a 0,8336, a ridosso dei minimi da 19 mesi.
Il crollo del Nasdaq (-5,52% ieri) e dell'S&P 500 (-4,36%) ha alimentato la domanda di valute rifugio, ma l'euro non è fra queste: gli investitori preferiscono dollari, yen e franchi.
Vendite al dettaglio Eurozona sotto le attese, bene l'industria tedesca
Il dato che ha frenato l'euro è quello sui consumi. Secondo Eurostat, le vendite al dettaglio dell'Eurozona sono scese dello 0,7% su base mensile a settembre, contro un calo dello 0,1% atteso dal consenso degli economisti, dopo il +0,4% (rivisto) di agosto.
Su base annua la crescita è rallentata allo 0,4% dall'1,3% del mese precedente, sotto lo 0,6% stimato dal mercato. I numeri confermano la debolezza della domanda delle famiglie e limitano le possibilità di recupero della valuta europea.
Meglio del previsto, invece, la produzione industriale tedesca, salita dello 0,7% a settembre contro attese di stabilità, trainata da auto e farmaceutica, mentre costruzioni e macchinari hanno segnato un calo. Il dato, però, non ha dato alcuno slancio all'euro.
BCE divisa: Lane prudente, Nagel apre a un rialzo a dicembre
Sul fronte della politica monetaria, il capo economista della BCE Philip Lane ha avvertito oggi che l'inflazione energetica può contagiare contratti salariali e prezzi, ribadendo l'obiettivo di riportare l'inflazione al target entro uno-due anni.
Lane ha però adottato un tono cauto sulla riunione di dicembre, sottolineando la necessità di raccogliere altre informazioni. Più netto Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, per il quale un rialzo a dicembre è «molto probabilmente necessario».
Gli analisti di Standard Chartered ricordano che l'inflazione dell'Eurozona è salita al 4% annuo a ottobre, sopra la loro stima del 3,8% e sopra la proiezione BCE del 3,6% medio per il quarto trimestre: un quadro di rischio stagflazione che complica il lavoro di Francoforte.
Secondo ING, il mercato prezza ancora 18 punti base di rialzo della BCE a dicembre, un'aspettativa destinata a restare solida salvo una correzione azionaria molto più profonda. Ma, finora, la prospettiva di tassi più alti non si è tradotta in acquisti di euro.
Il dollaro forte dopo i payroll: 165.000 posti a ottobre
A complicare il quadro per l'euro è arrivato un mercato del lavoro statunitense molto più solido del previsto.
Secondo il Bureau of Labor Statistics, a ottobre i nuovi posti di lavoro non agricoli sono stati 165.000, contro i 65.000 attesi dal consenso degli economisti, con settembre rivisto a 60.000 dai 29.000 iniziali. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1% dal 4,2% e la retribuzione oraria media è salita dello 0,4% sul mese (+3,1% annuo).
Il dato rafforza le attese di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre, già alimentate ieri dal calo delle richieste di sussidi a 189.000 e dai commenti restrittivi di alcuni esponenti della banca centrale, che a ottobre ha lasciato i tassi al 3,75%-4%.
Secondo Chris Turner, responsabile globale dei mercati di ING, la performance dell'euro è «piuttosto deludente»: anche il crollo dei titoli tecnologici USA non ha spinto gli investitori europei a rimpatriare capitali, perché «stiamo assistendo a una rotazione verso la liquidità, non a un'uscita dal dollaro».
Livelli tecnici e prospettive per l'euro
Sul grafico giornaliero, l'euro-dollaro resta nel canale che lo accompagna da inizio ottobre: la resistenza chiave è il massimo di mercoledì a 1,1273, mentre i supporti si collocano a 1,1136 (chiusura del 27 ottobre) e sul minimo di fine ottobre in area 1,1107. Per Eren Sengezer, analista di FXStreet, il primo supporto è a 1,1130, banda inferiore di Bollinger, prima della soglia psicologica di 1,10.
ING vede un consolidamento «non lontano da 1,12», mentre il consenso raccolto da LSEG e citato da HSBC indica 1,1250 nel quarto trimestre e 1,13 nel primo trimestre 2027.
Sugli altri cross, lo yen è sostenuto dalle attese di una stretta della Banca del Giappone a dicembre, dopo i verbali di settembre pubblicati ieri, e la sterlina dalla linea restrittiva della Banca d'Inghilterra: per ING l'euro-sterlina ha già esagerato al ribasso rispetto ai differenziali di tasso, ma non ci sono ancora motivi per attendersi un rimbalzo.
Per gli investitori, l'euro resta schiacciato tra una domanda interna debole e un dollaro che unisce rendimenti elevati e ruolo di rifugio: senza una sorpresa positiva sulla crescita europea, la linea restrittiva della BCE da sola non basta a invertire la tendenza.
Il prossimo test sarà l'inflazione USA di ottobre, in uscita martedì 10 novembre.
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