Euro/dollaro, prospettive dopo l'estate dei dazi e le turbolenze geopolitiche

03/09/2025 13:00
Euro/dollaro, prospettive dopo l'estate dei dazi e le turbolenze geopolitiche

Il cambio euro/dollaro si muove in un contesto segnato dalle decisioni politiche di Trump, dalle attese sui tassi della Fed e dalle turbolenze geopolitiche in Europa. Dopo il picco di svalutazione estiva, il biglietto verde mostra segnali di forza, spinto dal differenziale economico con lโ€™Eurozona, dalle posizioni speculative sul mercato e dalle nuove entrate garantite dai dazi.

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Il peso delle decisioni politiche e della Fed

Le mosse del presidente Trump hanno inciso direttamente sullโ€™andamento del dollaro. Secondo Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, la rimozione di Lisa Cook dal Board of Governors della Federal Reserve (Fed) e il licenziamento della direttrice del Bureau of Labor Statistics, McEntarfer, hanno rafforzato lโ€™idea di una Fed sotto crescente pressione politica. Parallelamente, il mercato prezza 125 punti base di tagli ai tassi entro settembre 2026, meno dei 150/175 richiesti da Bessent, segnalando una fase di forte incertezza monetaria.

Il cambio euro/dollaro, che a inizio luglio aveva toccato quota 1,18, ha trovato un equilibrio piรน stabile. Una parte del differenziale di credibilitร  tra Stati Uniti ed Europa, alla base della debolezza del dollaro fin dal Liberation Day, appare giร  incorporata nei prezzi. Tuttavia, come sottolinea Cesarano, gli indicatori di forza relativa come il Citi Surprise Index e il livello eccessivo di posizioni corte in USD suggeriscono un possibile apprezzamento fino in area 1,13-1,15.

EUR-USD vs Spread CITI SURPRISE INDEX e EUR-USD vs Risk reversal 1y 25D

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Europa tra fragilitร  interne e nuove tensioni

Alle incertezze monetarie si sommano le fragilitร  politiche e macroeconomiche dellโ€™Eurozona. Come spiega Cesarano, le difficoltร  della Francia e il perdurare della guerra in Ucraina rappresentano variabili che pesano sul sentiment. Le recenti provocazioni russe, con sconfinamenti aerei e attacchi missilistici su postazioni diplomatiche europee in territorio ucraino, hanno riacceso la discussione sullโ€™utilizzo delle riserve russe congelate in Europa.

Un eventuale incremento del rischio geopolitico potrebbe spingere nuovamente gli investitori a rifugiarsi nel dollaro, che, pur con una credibilitร  ridotta rispetto al passato, resta privo di alternative concrete come valuta rifugio in contesti estremi. La debolezza strutturale dellโ€™Europa amplifica questa dinamica, accentuando il divario con gli Stati Uniti.

Dazi, entrate fiscali e il nodo dei conti pubblici

Un altro elemento cruciale riguarda la politica commerciale americana. La probabile conferma da parte della Corte Suprema della sentenza che ribalterร  la decisione della Corte dโ€™Appello sui dazi consentirebbe agli Stati Uniti di incassare risorse significative. Con importazioni intorno ai 3.000 miliardi di dollari e tariffe medie pari al 18%, secondo Cesarano le entrate derivanti dai dazi potrebbero aggirarsi sui 350-400 miliardi di dollari annui.

Questa cifra sarebbe sufficiente a bilanciare lโ€™aumento del deficit generato dal cosiddetto One Big Beautiful Bill, stimato dal Congressional Budget Office in 3.400 miliardi su dieci anni. Per Cesarano, le tariffe diventano cosรฌ uno strumento non solo politico ma anche fiscale, utile ad attenuare i timori dei mercati sulla sostenibilitร  dei conti pubblici americani.

Il ruolo della curva dei rendimenti e il concetto di fiscal dominance

Al miglioramento della percezione sui conti pubblici contribuisce anche lโ€™effetto definito โ€œfiscal dominanceโ€, che vede i tassi nominali mantenersi contenuti o in calo fino alla scadenza decennale, nonostante le attese di inflazione in crescita. Il comparto obbligazionario statunitense, in particolare la fascia 3-10 anni, ha giร  recepito questo orientamento con cali diffusi dei rendimenti.

Come osserva Cesarano, Bessent guarda con attenzione proprio alla cosiddetta โ€œpancia della curvaโ€, tra i tre e i dieci anni. Le prossime emissioni potrebbero concentrarsi su questo segmento, riducendo il costo medio del debito qualora i tassi convergessero verso il livello attuale del debito statunitense, pari al 3,30%. Una strategia che, se attuata, rafforzerebbe la posizione fiscale di Washington.

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Prospettive sul cambio euro/dollaro

Le dinamiche di breve e medio termine delineano un percorso articolato per il cambio. Nel breve periodo, scrive Cesarano, lโ€™euro/dollaro potrebbe muoversi verso 1,13-1,15, per poi tornare intorno a 1,18-1,20 entro fine anno o al massimo nel primo trimestre del 2026.

Sul piรน lungo orizzonte, conclude Cesarano, nel corso del prossimo anno, รจ atteso un ritorno in area 1,10-1,12, segnalando come il dollaro, nonostante pressioni interne e sfide politiche, mantenga un ruolo centrale negli equilibri valutari globali.

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