Eurozona, si amplia la ripresa e Bce verso nuovi rialzi dalla metà del 2027

L’economia dell’Eurozona sta mostrando una resilienza superiore alle attese, con una crescita che potrebbe battere il consenso nel biennio 2026-2027. Gli stimoli monetari e fiscali iniziano a produrre effetti più visibili, soprattutto in Germania, mentre il manifatturiero si prepara a una fase di accelerazione grazie allo smaltimento degli arretrati e alla spesa per infrastrutture e difesa. L’inflazione complessiva è destinata a scendere sotto il target nel 2026, ma la persistenza delle pressioni salariali nei servizi potrebbe spingere la Bce a tornare ad alzare i tassi dalla metà del 2027.
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Crescita oltre il consenso e manifattura in fase di svolta
L’Eurozona è destinata a crescere più del consensus nel 2026 e nel 2027, rispettivamente dell’1,7% e del 2,1%. A dirlo è Irene Lauro, Senior Economist Europe and Climate di Schroders, secondo cui nonostante le tensioni commerciali e le incertezze sui dazi emerse all’inizio del 2025, l’economia ha dimostrato una notevole resilienza, sostenuta dall’allentamento della politica monetaria e dal rafforzamento della domanda interna, in particolare nel settore dei servizi.
Le indagini sui consumatori e i principali indicatori anticipatori segnalano ulteriore slancio per Lauro. Il 2025 ha rappresentato un anno di svolta per l’attività economica, anche se la ripresa manifatturiera è stata finora contenuta. I nuovi dati indicano però che gli stimoli fiscali stanno iniziando a concretizzarsi, soprattutto in Germania.
I nuovi ordini nel manifatturiero domestico sono aumentati in modo significativo, con una forza particolarmente marcata per gli ordini legati alla difesa. Questo incremento, spiega Lauro, non si è ancora tradotto pienamente in maggiori volumi produttivi, probabilmente a causa di limiti di capacità e ritardi operativi. Tuttavia, l’ampiezza degli arretrati lascia prevedere una accelerazione della produzione industriale all’inizio del 2026, con l’attenuarsi delle strozzature.
In Germania, il quadro appare ancora più dinamico. L’aumento della spesa per infrastrutture fornisce ulteriore sostegno, con primi segnali di crescita degli ordini nell’edilizia pubblica. Il governo accompagna la spesa fiscale con riforme strutturali, tra cui la proposta di legge sull’infrastruttura futura volta a ridurre i tempi di pianificazione e approvazione nei settori dei trasporti, digitale ed energia. Secondo Lauro, il principale rischio per questa visione sopra il consenso resta la frammentazione politica, che potrebbe rallentare l’attuazione degli stimoli.
Inflazione in calo nel 2026, ma salari e servizi tengono alta la pressione
L’inflazione complessiva dell’Eurozona è attesa in rallentamento, con un tasso annuo dell’1,6% nel 2026, quindi al di sotto dell’obiettivo della Bce. Tuttavia, spiega Lauro, questo calo sarà in larga parte determinato da effetti base energetici favorevoli e da una valuta più forte che riduce i prezzi delle importazioni.
Le pressioni sottostanti restano invece persistenti. L’inflazione dei servizi ha superato il 3% nel 2025 e dovrebbe mantenersi sopra tale soglia anche nel 2026. Questa componente, evidenzia Lauro, è fortemente legata al mercato del lavoro e alla dinamica salariale, più che ai fattori globali.
Il tasso di disoccupazione è tornato ai minimi storici e gli indicatori suggeriscono che la crescita dell’occupazione abbia già toccato il fondo. Con un mercato del lavoro più teso, sottolinea Lauro, la crescita dei salari negoziati è destinata a rafforzarsi. Il tracker salariale della Bce mostra già un punto di svolta nella dinamica retributiva, dopo il rallentamento registrato dai picchi precedenti.
Alla luce di questo quadro, Schroders ritiene che la Bce ignorerà il temporaneo calo dell’inflazione nel 2026 e manterrà i tassi invariati per tutto l’anno. Con il ritorno di pressioni sui prezzi nel 2027, sostenute da una domanda interna più robusta, nella visione di Schroders la banca centrale dovrebbe iniziare un nuovo ciclo di rialzi, portando il tasso al 2,5% dalla metà del 2027.
L’Eurozona sembra avviarsi verso una fase di crescita più diffusa e sostenuta, con il manifatturiero pronto a contribuire in modo più deciso. L’inflazione headline potrà temporaneamente scendere sotto target, ma la componente salariale nei servizi rappresenta il vero ago della bilancia per la politica monetaria. Il messaggio di Schroders è chiaro: la ripresa si amplia, e con essa si avvicina la prospettiva di tassi più alti all’orizzonte.
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