Fed e petrolio, Powell prova rassicurare: “aumento dei tassi non automatico”

Per il numero uno della Fed, i rincari energetici legati alla guerra in Medio Oriente potrebbero esaurirsi in tempi relativamente brevi, mentre gli effetti di un eventuale rialzo dei tassi continuerebbero a manifestarsi anche quando lo shock sul petrolio potrebbe essere stato già assorbito.
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Powell rassicura sui tassi
Le preoccupazioni per l’aumento dei prezzi del petrolio continuano a seminare incertezza sui mercati per le conseguenze inflazionistiche sull’economia statunitense e per come possano influenzare le scelte di politiche monetarie della Federal Reserve. A dissolvere, almeno in parte, questi dubbi ci ha provato ieri il presidente dell’istituto centrale, Jerome Powell, affermando che la Fed non reagirà automaticamente con una stretta monetaria al rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto con l'Iran.
Intervenuto ieri a Harvard, Powell ha sottolineato come la politica monetaria americana sia "in una buona posizione" per attendere e valutare gli sviluppi, considerando anche che le aspettative d’inflazione "restano ben ancorate" e ribadendo l'impegno della banca centrale a raggiungere l'obiettivo di un'inflazione al 2%, quando i livelli dei prezzi si mantengono ancora intorno al 3%.
Nel caso in cui gli shock dovessero protrarsi e moltiplicarsi, la Fed potrebbe essere costretta a intervenire, proseguiva il banchiere, ma “allo stato attuale però la linea è quella della cautela”.
La Fed ritiene infatti che rincari energetici di questo genere potrebbero esaurirsi in tempi relativamente brevi, ma, al contrario, gli effetti di un eventuale rialzo dei tassi continuerebbero a manifestarsi anche quando lo shock sul petrolio potrebbe essere stato già "assorbito".
Parole che hanno immediatamente spinto al ribasso le aspettative di un rialzo dei tassi quest'anno, attenuando così i timori di un inasprimento della politica monetaria.
Quadro incerto per l’economia
Powell ha poi indicato un quadro ancora incerto per l’economia statunitense, sottolineando rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per il mercato del lavoro.
Il numero uno della Fed ha osservato che l'impatto dei dazi dovrebbe tradursi probabilmente in un aumento una tantum dei prezzi, con un effetto stimato tra lo 0,5% e l'1%, aggiungendo però che sarà fondamentale mantenere sotto controllo le aspettative d'inflazione, che al momento appaiono ancora ancorate.
Powell ha anche riconosciuto l'esistenza di tensioni tra i due obiettivi della banca centrale, ovvero stabilità dei prezzi e piena occupazione, spiegando che al momento non è ancora chiaro quali saranno gli effetti economici della situazione in corso.
Successivamente, il banchiere ha rivendicato la necessità che la banca centrale resti non politica e pienamente indipendente nella conduzione della politica monetaria.
La reazione più interessante è arrivata dal mercato dei bond che ha recuperato terreno dopo il crollo più profondo degli ultimi 17 mesi con gli operatori che ora scommettono su una inversione di rotta da parte della Fed iniziando a scontare una remota possibilità di tagli quest'anno. Il decennale, che generalmente si muove inversamente al prezzo, continua a calare: oggi si attesta al 4,319% dal 4,44% di venerdì.
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