Fed immobile, Big Tech sotto esame: il mercato entra nella fase della selettività

29/01/2026 10:45
Fed immobile, Big Tech sotto esame: il mercato entra nella fase della selettività

La giornata di ieri ha messo a fuoco un passaggio chiave del ciclo di mercato. Da un lato una Federal Reserve che sceglie la pausa e rivendica il diritto di osservare senza guidare le aspettative, dall’altro le trimestrali delle Big Tech che iniziano a essere lette non più come semplici battiti di stima, ma come test di credibilità sulla capacità di trasformare l’intelligenza artificiale in valore economico misurabile.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Fed in pausa: equilibrio, controllo del messaggio e fine dell’automatismo dei tagli

La riunione della Federal Reserve (Fed) di ieri sera si è svolta senza sorprese apparenti. Come si legge in una nota a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il meeting di gennaio è stato uno dei più prevedibili sulla carta: tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, nessun dot plot e nessuna svolta formale di policy. Eppure, sotto la superficie, il messaggio è risultato più articolato di quanto suggerisse una prima lettura.

Il segnale più rilevante è arrivato dal linguaggio del comunicato. La crescita non è più definita “moderata”, ma “solida”, mentre il mercato del lavoro smette di essere descritto come un fronte di rischio in deterioramento e viene inquadrato come un’area in fase di stabilizzazione. Scompare inoltre qualsiasi riferimento esplicito a rischi crescenti per l’occupazione, una rimozione tutt’altro che casuale. Tradotto, la Fed non percepisce più un’urgenza immediata di intervento.

Non si tratta di un messaggio hawkish, ma nemmeno di una svolta accomodante. È una dovish pause, spiega Debach, una pausa che non nasce dall’autocompiacimento, bensì dalla volontà di valutare l’impatto cumulato delle decisioni già prese. Dopo tre tagli consecutivi di natura assicurativa, Powell ha segnalato che i rischi sui due lati del mandato sono ora più bilanciati. La Fed osserva, prende tempo e, soprattutto, non accompagna più il mercato per mano.

La reazione degli asset ha confermato questa lettura. Nessun movimento strutturale su azioni, bond o dollaro. Non a caso, la variazione intraday dello S&P 500 è stata la più contenuta dall’ultimo meeting di novembre 2024. Anche il mercato dei Treasury ha mostrato un copione simile: un accenno di volatilità subito dopo l’annuncio, seguito da un rapido ritorno al silenzio. Il mercato aveva già interiorizzato una Fed più attendista e ha lasciato intatto lo scenario centrale, con il primo taglio atteso in estate e un secondo verso fine anno, ma sempre più condizionato ai dati. I tagli non sono stati cancellati, è aumentato il premio per l’incertezza.

Immagine contenuto

Powell e il silenzio come strumento di politica monetaria

Questa apparente neutralità non è stata solo una scelta di policy, ma anche una precisa strategia comunicativa. Durante la conferenza stampa, Powell è stato ripetutamente incalzato su temi politici e istituzionali, dall’indipendenza della Fed alle pressioni esterne, fino alle domande sul suo futuro una volta concluso il mandato da Chair. La risposta è stata quasi sempre la stessa: no comment.

Powell, secondo Debach, ha evitato sistematicamente qualsiasi deviazione dal sentiero della politica monetaria, rifiutando di trasformare la conferenza in un’arena politica. Nessuna risposta sulle indagini, nessun riferimento diretto alla debolezza del dollaro o alle sue implicazioni, nessuna presa di posizione sulle dinamiche istituzionali. In questo senso, il silenzio è diventato parte integrante del messaggio. La Fed ha costruito una barriera retorica tra politica monetaria e rumore politico, rafforzando la propria autonomia comunicativa proprio mentre il mandato di Powell si avvicina alla scadenza. Letta così, la “noia” del meeting assume un significato diverso: non assenza di contenuto, ma controllo del messaggio.

Trimestrali Big Tech: dall’hype dell’AI alla prova dei conti

In un contesto in cui il capitale torna ad avere un costo psicologico prima ancora che finanziario, il mercato diventa più selettivo. Non guarda più soltanto a chi cresce di più, ma a chi cresce meglio. Non a chi investe di più, ma a chi dimostra di saper trasformare quella spesa in leva operativa, margini e cassa. È esattamente questo il filtro, secondo Debach, con cui sono state lette le trimestrali di Microsoft, Meta e Tesla.

Microsoft, si legge nella nota di eToro, ha presentato un trimestre imponente sulla carta, con ricavi oltre 81,3 miliardi di dollari, in crescita del 17%, e una divisione Cloud a 51,5 miliardi, +26% su base annua. Azure continua a espandersi e l’utile per azione rettificato si attesta a 4,14 dollari. Numeri solidi, difficili da criticare isolatamente. Ma l’attenzione del mercato si è spostata sulle spese in conto capitale, salite a 37,5 miliardi nel trimestre, con circa due terzi concentrati su asset a vita breve come GPU e CPU. Il free cash flow è sceso a 5,9 miliardi, proprio a causa dell’aumento del CapEx e dei leasing. È la “tassa dell’AI” che Wall Street sta iniziando a contabilizzare in tempo reale: se la spesa accelera mentre la crescita del cloud dà anche solo l’idea di perdere slancio, l’investitore inizia a interrogarsi sui tempi di ritorno.

Meta ha utilizzato la stessa grammatica, osserva Debach, ma con una sintassi diversa. Ricavi record a 59,9 miliardi di dollari, +24%, utile netto a 22,8 miliardi, costi in forte aumento ma margine operativo ancora al 41%. Le CapEx sono salite a 22,1 miliardi e la guidance 2026 è ambiziosa, fino a 135 miliardi. La differenza è che Meta ha dimostrato di poter finanziare l’espansione con una macchina che genera cassa, come dimostra un free cash flow trimestrale di 14,1 miliardi. In più, una guidance sui ricavi del trimestre successivo sopra le attese ha rafforzato la visibilità, riducendo l’ansia del mercato.

Tesla, invece, rappresenta un capitolo a parte. Come spiega Debach, il quarto trimestre ha battuto le stime, ma i ricavi annuali sono scesi per la prima volta, a 94,8 miliardi dai 97,7 del 2024, segnando una soglia storica e il sorpasso di BYD nelle consegne. La vera notizia non è però nei numeri, ma nella narrativa. Tesla ha dichiarato un investimento da 2 miliardi di dollari in xAI e ha esplicitamente ridefinito la propria identità, sempre meno legata all’automotive tradizionale e sempre più orientata all’AI fisica, al software e alla robotica.

L’annuncio dell’interruzione della produzione di Model S e X e la riconversione degli impianti verso Optimus, il robot umanoide, rappresentano una scelta industriale e simbolica. Tesla sta deliberatamente chiudendo capitoli profittevoli per anticipare un futuro che potrebbe essere enorme, ma anche fortemente binario. Oggi le auto generano ancora il 73% dei ricavi, mentre autonomia, robotaxi e robotica non sono ancora monetizzati su larga scala. Il mercato, in questa fase, diventa meno indulgente con le promesse non ancora tradotte in cassa.

La giornata di ieri, conclude Debach, ha segnato un passaggio chiave. La Fed ha smesso di guidare le aspettative, mentre le Big Tech sono entrate in una fase in cui l’AI non è più solo una storia da raccontare, ma un conto economico da dimostrare. È qui che si gioca la prossima selezione del mercato.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione Barclays in euro

Rendimento del 9% nei primi due anni, poi variabile.

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it