Fed potrebbe lasciare invariata la politica monetaria a lungo

28/01/2026 07:15
Fed potrebbe lasciare invariata la politica monetaria a lungo

Crediamo oggi la Fed adotterà un approccio cauto e manterrà i tassi di interesse invariati poiché la combinazione di un'inflazione ancora al di sopra del target e di un mercato del lavoro apparentemente resiliente lascia l'economia e i tassi di interesse in un delicato equilibrio

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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È iniziata ieri la due giorni della Fed. Oggi a mercati Europei chiusi si terrà la conferenza stampa. Non prevediamo nessun taglio dei tassi. Sarà quindi importante leggere tra le righe il discorso di Powell anche in vista della scadenza del suo mandato, prevista il 15 maggio (Powell rimarrà comunque nel FOMC fino al 2028).

In netta contrazione la fiducia dei consumatori statunitensi in gennaio, pari a 84,5 punti, sia rispetto alle attese di 90,6 punti che di dicembre, pari a 94,2 punti. L’andamento macro economico complessivo indicherebbe il contrario. Difficile dire se una parte della flessione sia dovuta alla situazione politica interna o alla percezione di un peggioramento generale. Sicuramente gli effetti degli sgravi fiscali non sono ancora pienamente operativi. Come noto, l’OBBBA avrà un impatto crescente fino al 2028 e prevede detrazioni fiscali significative (fino a $6.000 per persona, $12.000 per dichiarazione congiunta). Possibile quindi che la maggiore cassa a disposizione dei consumatori stimoli la fiducia dei consumatori

Venerdì scorso l’S&P 500 ha chiuso in territorio negativo per la seconda settimana consecutiva, nonostante i segnali di un rallentamento dell'inflazione, della crescita economica e di un potenziale accordo sulla Groenlandia, mentre l'incertezza geopolitica, le valutazioni azionarie elevate e l'andamento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e altrove hanno placato la propensione al rischio degli investitori.

Crediamo che oggi la Fed adotterà un approccio altrettanto cauto e manterrà i tassi di interesse invariati poiché la combinazione di un'inflazione ancora al di sopra del target e di un mercato del lavoro apparentemente resiliente lascia l'economia e i tassi di interesse in un delicato equilibrio. I mercati finanziari stanno scontando una probabilità di circa il 97% che il FOMC lasci i tassi invariati nell'attuale intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. Crediamo inoltre che la Fed manterrà la politica monetaria invariata per un certo periodo, con gli investitori che hanno già scontato appieno il primo taglio a luglio di quest'anno.

I tassi di interesse statunitensi svolgono un ruolo chiave non solo nel determinare la crescita economica degli Stati Uniti, ma anche nel flusso di capitali a livello mondiale, fungendo da parametro di riferimento fondamentale che determina il prezzo di quasi tutte le altre attività finanziarie globali. Questi flussi transfrontalieri, tuttavia, possono essere bidirezionali, come dimostrato dalla forte svendita di titoli di Stato giapponesi delle scorse settimane, che ha temporaneamente scosso i mercati globali.

Nella maggior parte dei casi, la Fed può controllare solo i tassi a breve termine, a parte il quantitative easing, un processo in cui acquista titoli a medio e lungo termine come i titoli del Tesoro e i titoli garantiti da ipoteca per estenderne l'impatto lungo la curva dei rendimenti. Quando per esempio la Banca del Giappone ha deciso di mantenere invariato il suo tasso di interesse chiave a breve termine allo 0,75% nella sua prima riunione di politica monetaria del 2026 in un contesto di inflazione giapponese più elevata, gli investitori hanno reagito spingendo il decennale giapponese al livello più alto dal 1999. Questa svendita ha probabilmente contribuito a spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury statunitensi martedì scorso. Tuttavia, i rendimenti hanno successivamente registrato un calo verso, poiché i dati sull'inflazione statunitense hanno mostrato un trend continuo al ribasso, sebbene ancora al di sopra dell'obiettivo del 2%.

Nonostante la crescita economica e il mercato del lavoro sembrino resilienti e l'inflazione sembri in calo a fronte di tassi di interesse stabili, continuiamo a credere che questi fattori rimangano in un delicato equilibrio. I dati flash dell'indice PMI di gennaio di S&P Global, (che analizzeremo più dettagliatamente di seguito) mostrano che l'inflazione persistente, seppur in calo e la debolezza del mercato del lavoro si protrarranno probabilmente fino al 2026. Nel frattempo, mentre la spesa dei consumatori sembra essere rimasta solida, secondo l’ultimo rapporto Personal Income and Outloads del Bureau of Economic Analysis (BEA), notiamo che un tasso di risparmio in calo del 3,5% indica che i consumatori stanno ancora subendo la pressione dell'aumento dei costi.

Aziende e investitori sembrano sperare che il contesto di tassi più bassi e gli stimoli monetari derivanti dal One Big Beautiful Bill Act possano contribuire ad alleviare alcune di queste pressioni sui prezzi e ad ampliare la crescita economica. La rotazione verso azioni a piccola e media capitalizzazione, sulla scia delle crescenti stime degli utili, suggerisce che gli investitori stiano scontando la fine della profonda dicotomia economica degli ultimi anni (che ha portato a un mercato disomogeneo).

Con la Corte Suprema che si pronuncerà sulla legittimità dei dazi imposti dall'International Emergency Economic Powers Act, il cambio della guardia alla Fed e le imminenti elezioni di medio termine, il nuovo anno porterà inevitabilmente ad un aumento della volatilità. Che detto in altri termini, porterà anche interessanti opportunità per gli investitori a lungo termine. Vediamo gli investitori continuare a concentrarsi sulla diversificazione e sul mantenimento di un approccio equilibrato, piuttosto che reagire all'incertezza di breve termine.

Approfondiamo, come dicevamo, l’analisi dell’attività economica. Attività che vediamo in resiliente crescita ma in rallentamento e che segnala un delicato equilibrio economico. L'attività imprenditoriale del settore privato ha infatti continuato a crescere moderatamente a gennaio, secondo i dati flash dell'indice PMI composito statunitense di S&P Global pubblicati la scorsa settimana. L'indice complessivo è salito a circa 52,8 punti, leggermente al di sopra del livello di dicembre e della soglia di espansione di 50 punti.

Tuttavia, questo ha segnato il secondo tasso di espansione più basso registrato negli ultimi nove mesi, rimanendo ben al di sotto dei massimi registrati nella seconda metà del 2025, a dimostrazione del fatto che le aziende continuano sicuramente a registrare una crescita, ma ad un ritmo più moderato rispetto alle espansioni più forti registrate alla fine del 2025.

La produzione manifatturiera è cresciuta moderatamente, con un indice PMI vicino alla soglia dei 50 punti, mentre la crescita del settore dei servizi è rimasta positiva, pur fermandosi intorno a 52,5 punti, segnando uno degli incrementi più deboli degli ultimi mesi, in un contesto di rallentamento della crescita dei nuovi ordini.

L'indagine segnala inoltre una crescita annualizzata del PIL dell'1,5% sia per dicembre che per gennaio. Non escludiamo che un tasso preoccupantemente debole di crescita delle nuove attività sia nel settore manifatturiero che nei servizi, che si aggiunge ai segnali di debolezza del PIL del primo trimestre, possa deludere gli investitori.

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