Fed, tassi fermi mercoledì con tensioni alte. I giri di poltrone di una partita a scacchi tra policy e politica

La Federal Reserve arriva al primo meeting del 2026 con un quadro economico che, sulla carta, non impone mosse urgenti. Il problema è altrove: la partita politica sta entrando nella stanza dei bottoni, trasformando l’agenda della banca centrale in un equilibrio delicato tra credibilità istituzionale, rischio legale e successione al vertice. In questo contesto, l’attenzione degli investitori si sposta dai numeri alla governance: non tanto “cosa farà la Fed”, quanto chi la guiderà e con quale grado di autonomia. E quando la fiducia diventa la variabile chiave, i titoli di giornale finiscono per pesare più dei dati macro.
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Indipendenza nel mirino: Corte Suprema, caso Cook e l’escalation su Powell
Questo inizio anno per la Federal Reserve (Fed) vede nel menu molto più delle semplici decisioni di politica monetaria. Il nodo dell’indipendenza della banca centrale diventa uno dei principali fattori di attenzione. L’analisi a 360° di Eric Winograd, Chief US economist di AllianceBernstein, parte da un doppio fronte legale e istituzionale che alza la temperatura intorno alla Fed.
La Corte Suprema ha ascoltato le argomentazioni nel caso Trump versus Cook, in cui il Presidente rivendica il diritto di rimuovere la Governatrice Lisa Cook sulla base di presunte irregolarità in ambito di mutui precedenti al suo mandato. L’impressione condivisa da molti analisti giuridici, spiega Winograd, è che la Corte sia orientata a lasciare Cook al suo posto. Ma la portata della vicenda va oltre il singolo caso: è probabile che, in un secondo procedimento (Trump vs Slaughter), la Corte Suprema introduca un’esenzione specifica per la Fed, riconoscendo al contempo al Presidente il diritto di rimuovere i vertici di altre agenzie indipendenti istituite dal Congresso. In sostanza, una linea che protegge la Fed come caso speciale, ma che può ridefinire il perimetro delle indipendenze federali.
Parallelamente, però, l’Amministrazione sembra intenzionata a perseguire penalmente il Presidente della Fed, Jerome Powell, per presunte responsabilità legate agli sforamenti di costo nella ristrutturazione degli edifici della Fed. Winograd lo interpreta come un’ulteriore escalation negli attacchi all’indipendenza istituzionale, a cui la Fed ha risposto con una dichiarazione ufficiale. Il punto non è solo l’accusa: è l’effetto sul sistema. L’intero confronto è straordinario e rende evidente quanto siano elevati i rischi in gioco, perché mette in discussione il presupposto che tiene insieme politica monetaria e stabilità finanziaria: la credibilità dell’istituzione.
La domanda di fondo, a questo punto, diventa inevitabile: quali implicazioni concrete produce tutto questo sulla Fed? La risposta, secondo Winograd, è che la politica monetaria nel brevissimo periodo può restare prevedibile, ma la cornice politica non è più ignorabile. Ed è esattamente qui che cambia la sensibilità dei mercati: non basta più leggere la Fed come funzione dei dati, occorre leggere la Fed come funzione anche di pressioni, vincoli e successioni.
Tassi invariati oggi, tagli forse più avanti: la vera variabile è la successione a maggio
Nella riunione che terminerà nella serata di mercoledì il FOMC con ogni probabilità manterrà i tassi invariati. Winograd collega questa scelta a ragioni economiche, non politiche: con mercato del lavoro stabile, inflazione persistente e sopra l’obiettivo, crescita economica e mercati finanziari entrambi solidi, non ci sono motivazioni per un taglio in questa fase, soprattutto ora che il tasso di policy è rientrato nell’intervallo delle stime di neutralità. L’aspettativa è che i tagli riprendano più avanti nel corso dell’anno, principalmente in previsione di un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro, ma con una condizione stringente: serviranno evidenze concrete perché il Comitato torni ad agire. La pausa, ribadisce Winograd, nasce da economia e dati, non da calcolo politico.
Detto questo, il passaggio centrale per Winograd è che la dimensione politica non può più essere trattata come rumore esterno. Dopo questa riunione (o forse prima, a seconda delle tempistiche del Presidente), il nodo cruciale diventa la successione. Il mandato di Powell come Chair scade a maggio ed è ormai chiaro che Trump non intende riconfermarlo. Qui, però, l’intensificarsi degli attacchi all’indipendenza della Fed complica il processo in due modi.
Il primo riguarda il Senato: alcuni senatori, il cui voto è necessario per confermare qualsiasi nomina, hanno dichiarato che non procederanno finché l’azione legale contro Powell non verrà archiviata. Winograd ritiene che la questione possa sbloccarsi o con l’abbandono dell’indagine da parte dell’Amministrazione o con un ripensamento dei senatori, come già avvenuto su altri temi nell’ultimo anno. Nel frattempo, se il Senato non si muove, Powell probabilmente rimarrebbe Chair fino alla conferma del successore. È un dettaglio che per il mercato conta: l’incertezza non è solo sul nome, è sul calendario.
Il secondo elemento è ancora più sensibile: Powell potrebbe decidere di restare in carica come Governatore anche dopo la sostituzione come Chair. Il suo mandato da Governatore scade infatti il 21 gennaio 2028. In situazioni analoghe, i precedenti Chair hanno generalmente rassegnato le dimissioni e Winograd si aspetta da tempo che Powell faccia lo stesso. Ma se Powell ritenesse che la sua permanenza possa tutelare l’indipendenza della Fed, l’Amministrazione avrebbe margini di intervento molto limitati. Questo scenario cambierebbe il perimetro di manovra della Casa Bianca e renderebbe la transizione meno lineare di quanto il mercato preferirebbe.
Da qui deriva un punto operativo cruciale: l’incertezza rende altamente probabile che l’Amministrazione nomini il prossimo Chair per occupare l’attuale seggio vacante nel Board, oggi temporaneamente affidato al Governatore ad interim Miran. Qualsiasi candidato esterno, infatti, dovrebbe prima essere nominato Governatore e poi diventare Chair; se Powell non lasciasse il suo incarico da Governatore, quel seggio non sarebbe disponibile. Considerati i tempi della conferma al Senato, Winograd sottolinea che una nomina dovrà avvenire nelle prossime settimane.
I candidati esterni discussi pubblicamente sono Kevin Hassett, Kevin Warsh e Rick Rieder, con i bookmaker che oscillano tra questi nomi a seconda delle dichiarazioni del Presidente. Il candidato interno è l’attuale Governatore Christopher Waller. La figura che, secondo Winograd, soddisferebbe più requisiti è il Segretario al Tesoro Bessant, che però ha dichiarato di non essere interessato. Anche se accettasse, la sua uscita lascerebbe un vuoto significativo al Dipartimento del Tesoro.
Winograd è esplicito: non ha certezze su chi verrà scelto, né se la decisione ricadrà davvero su questi nomi; resta possibile una scelta completamente diversa. Il Presidente cerca una figura che sia qualificata, leale, favorevole a tassi più bassi, capace di rassicurare i mercati sulla propria indipendenza e in grado di convincere il resto del FOMC ad allinearsi alle sue preferenze di policy. L’intersezione di questi requisiti è estremamente ristretta, rendendo il ruolo difficile da assegnare. E qui sta la chiave di mercato: alla fine Trump potrebbe essere costretto a compromessi su alcuni criteri, e saranno proprio gli elementi sacrificati a determinare la reazione dei mercati.
La conclusione di Winograd è un avvertimento che pesa più di un dot plot: anche se la direzione della politica monetaria appare definita nel breve, ci troviamo in una fase in cui i titoli di stampa contano più dei dati macroeconomici. Non perché i dati non contino, ma perché la variabile dominante è diventata la fiducia nella cornice istituzionale che permette alla Fed di agire. E quando quella cornice viene messa in discussione, ogni decisione, anche la più prevedibile, smette di essere “solo” politica monetaria.
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