Fed attesa ancora guardinga prima dell’era Warsh

Si avvicina il passaggio di testimone tra Jerome Powell e il nome scelto da Donald Trump, che, insieme ai livelli inflazionistici attuali negli Stati Uniti, spinge gli esperti ad attendersi il mantenimento dell’attuale politica monetaria della Federal Reserve.
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Le previsioni sui tassi Fed
Inizia domani la due giorni di riunione della Federal Reserve, attesa decidere sui tassi di interesse alla conclusione del meeting prevista per mercoledì (ore 20).
Lo strumento FedWatch di CME Group indica che esperti si attendono al 99% il mantenimento del costo del denaro nell’intervallo compreso tra il 3,5 e il 3,75%, spostando così le attese di una futura mossa ai prossimi trimestri o addirittura al 2027.
La riunione del 18 marzo si era conclusa con un nulla di fatto e ora il ‘dot plot’, la rappresentazione grafica delle previsioni dei banchieri, indica un solo taglio per quest’anno e un altro nel 2027, mentre sette membri hanno segnalato che i tassi dovrebbero rimanere invariati nel 2026, un in più rispetto a dicembre.
Inflazione sempre al centro dell’attenzione
In quell’occasione, la Fed aveva rivisto al rialzo le sue previsioni di inflazione (PCE) per il 2026 al 2,7% sia per l’headline che per quella core, mentre il presidente Jerome Powell aveva affermato che la banca centrale non ha compiuto i progressi sperati in materia di inflazione e che le previsioni sui tassi sono soggette a condizioni: “se non vedremo quei progressi, non ci sarà alcun taglio”.
L’inflazione potrebbe avvicinarsi al 4% spinta dai costi dell’energia, anche se questo aumento è considerato “transitorio” dalla stessa Fed e si unisce alla debolezza del mercato del lavoro, spingendo così l’istituto centrale a non modificare la sua politica monetaria o procedere con l’allentamento a fine anno o anche oltre.
Gli analisti di ING ritengono che un ritorno dell’inflazione sotto il 2% entro il 2027 potrebbe aprire spazio a un taglio dei tassi verso la fine del 2026 o oltre.
JP Morgan Global Research si attende che la Fed manterrà i tassi fermi per tutto l'anno in corso "prima di aumentarli di 25 punti base nel terzo trimestre del 2027" nonostante "i rischi economici derivanti dal conflitto in Medio Oriente". Tuttavia "la Fed potrebbe tagliare i tassi se il mercato del lavoro si indebolisse significativamente o se le ripercussioni economiche dell'aumento dei prezzi dell'energia si aggravassero".
La Fed di Warsh
Il meeting sarà l’ultimo per Powell, in quanto il 15 maggio avverrà il passaggio di testimone, con Kevin Warsh (indicato da Trump) pronto a prendere le redini dell’istituto centrale, soprattutto dopo che i giudici statunitensi hanno archiviato l’indagine penale contro l’attuale numero 1.
Per Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, "il percorso dei tassi di interesse resta al centro dell'attenzione anche alla luce delle ripetute dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha più volte auspicato un allentamento della politica monetaria statunitense. In questo contesto, ogni indicazione proveniente dalla Federal Reserve è osservata con particolare interesse, soprattutto per orientarsi sulle prossime mosse della banca centrale".
Questa settimana, Warsh ha testimoniato davanti alla Commissione bancaria del Senato e “ha ribadito l'importanza dell'indipendenza della banca centrale nella definizione della politica monetaria, sottolineando al contempo come la Fed sia stata, a suo avviso, eccessivamente coinvolta nell'economia, soprattutto attraverso il Quantitative Easing", evidenzia ancora Flax.
Per Noel Dixon, Senior Macro Strategist di State Street Markets, “Sotto la leadership di Warsh, è probabile che la Fed assuma un orientamento più accomodante. Credo che all’interno del Board of Governors si possa formare una coalizione - Michelle Bowman, Christopher Waller, Stephen Miran e Kevin Warsh, ovvero quattro membri su sette - che tenderà verso una linea dovish”.
Inoltre, prosegue l’esperto, “John Williams è noto per essere molto sensibile all’andamento dei mercati azionari. Se i mercati non fossero soddisfatti della mancanza di tagli dei tassi e si verificasse una reazione negativa da parte delle società nel settore tecnologico, Warsh reagirebbe. Considerando questa possibile coalizione all’interno del Board della Fed, ritengo plausibile assistere a uno o due tagli dei tassi entro la fine dell’anno”.
“Quando un senatore gli ha chiesto se sarebbe disposto a ridurre i tassi all’1%, Warsh non ha risposto con un no netto. È rimasto vago, parlando di effetti ritardati. Leggendo tra le righe, Warsh si sta lasciando margine per giustificare eventuali tagli dei tassi entro la fine dell’anno”, conclude Dixon.
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