Ferrari, massimo drawdown della sua storia. Mercato in cerca di nuove certezze

Un titolo abituato a muoversi con regolarità “premium” sta vivendo una frenata che rompe le statistiche della sua storia borsistica. La discesa non è solo profonda, è diversa: il prezzo si è allontanato dai propri riferimenti di lungo periodo con un’intensità mai vista, mentre il mercato ricalibra il premio pagato per la crescita. La correzione somiglia a una resa dei conti tra aspettative e realtà: prima la compressione del multiplo, poi i tagli alle stime. E ora l’attenzione si sposta su un punto preciso: la capacità di riconquistare fiducia attraverso i numeri.
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Un pit-stop borsistico senza precedenti
Il Cavallino Rampante di Maranello sta inciampando in un pit-stop borsistico da record. Ferrari registra il massimo drawdown della sua storia, con un calo di oltre il 42% dai picchi di inizio 2025. Ma l’elemento che rende questo movimento davvero eccezionale non è soltanto l’ampiezza della discesa. È il modo in cui il titolo si è allontanato dal proprio comportamento storico, come se avesse perso il suo “metronomo” di mercato. La distanza percentuale (34%) del prezzo dalla media mobile a 200 giorni, confrontata con la distribuzione storica cumulativa delle deviazioni, ha raggiunto livelli mai osservati prima per Ferrari: non una semplice rottura del trend, ma uno scostamento estremo rispetto alla statistica che ha accompagnato l’intera vita borsistica del titolo.
Il punto chiave, come si legge nella nota di Gabriel Debach, market analyst di eToro, è che il crollo attuale nasce da una “tempesta perfetta”: non solo un violento derating, ma anche l’inizio di una significativa erosione delle stime. Le proiezioni di utili per azione di medio termine, che apparivano stabili, hanno subito una revisione brusca al ribasso: l’EPS FY1E è stato tagliato a 8,89 euro e il FY2E è scivolato a 9,49 euro. In altre parole, la discesa non è più soltanto un mercato che “sconta” un multiplo meno generoso: è un mercato che rivede la traiettoria della crescita, mettendo in discussione la narrativa della progressione senza intoppi.
Il prezzo, sottolinea Debach, si è mosso con una velocità tale da suggerire una capitolazione del multiplo. Ma da qui in avanti la pressione cambia natura: la correzione viene alimentata dal fatto che il mercato non crede più alla storia lineare che aveva sostenuto la valutazione. È un passaggio tipico quando un titolo di qualità smette di essere interpretato come “eccezione permanente” e torna a essere misurato con parametri più coerenti con il ciclo e con la visibilità degli utili.
Dallo spartiacque Exor al cambio di narrativa
La sequenza degli eventi è chiara per Debach. L’uscita parziale di Exor in prossimità dei massimi ha rappresentato un primo segnale di fine ciclo valutativo: un campanello d’allarme che ha anticipato la fase in cui il mercato avrebbe iniziato a chiedersi quanto premio fosse sostenibile. Il Capital Markets Day dello scorso ottobre ha poi consolidato il cambio di narrativa, con una crescita di lungo periodo stimata intorno al 5%, un ritmo che Debach considera incompatibile con multipli da titolo hyper-growth. Da quel punto, la compressione dei multipli ha iniziato a riportare Ferrari verso valutazioni più coerenti con un lusso industriale, seppur di qualità eccezionale.
A rafforzare il movimento hanno contribuito anche i ripetuti downgrade degli analisti e i tagli ai target price, che hanno seguito il prezzo più che anticiparlo. Debach lo interpreta come un segnale tipico delle fasi in cui il mercato perde fiducia nella visibilità di breve periodo, pur senza mettere in discussione il modello di business. È una differenza sostanziale: la correzione non viene letta come una crisi “aziendale”, ma come una crisi di fiducia sulla traiettoria e sul prezzo pagato per quella traiettoria.
In questo contesto, il drawdown diventa il punto d’incontro tra due forze. Da un lato, spiega Debach, un derating che riduce il premio di valutazione; dall’altro, l’erosione delle stime che rende più difficile ricostruire rapidamente quel premio. È il motivo per cui l’arretramento viene descritto da eToro come più di un aggiustamento tecnico: è una transizione in cui il mercato pretende conferme prima di riassegnare valore.
Retail in accumulo in attesa della trimestrale del 10 febbraio
Colpisce, dentro questa dinamica, il comportamento degli investitori retail. Debach evidenzia che nel quarto trimestre Ferrari è stata l’11ª azione più detenuta in Italia sulla piattaforma eToro, con un aumento delle posizioni del 76% trimestre su trimestre. A livello globale è risultata la terza azione con il maggior incremento di posizioni, mentre in Italia è stata la prima, così come in Francia e nel Regno Unito, dove si è posizionata rispettivamente prima e terza. Il messaggio implicito è che la correzione è stata letta da molti investitori come opportunità di accumulo, in netto contrasto con il riposizionamento più prudente della componente istituzionale.
Il risultato è un disallineamento evidente tra prezzo, fondamentali e posizionamento. Debach osserva che, storicamente, nei titoli di qualità queste fasi rappresentano momenti di transizione: periodi in cui il mercato non “rompe” la fiducia nel business, ma sospende il premio finché non arrivano nuove prove. È qui che cambia il baricentro dell’attenzione: i prossimi conti trimestrali del 10 febbraio diventano il passaggio obbligato per capire se la narrativa può invertire direzione.
L’augurio, conclude Debach, è che i nuovi risultati possano dimostrare che la prudenza strategica emersa dal Capital Markets Day sia una scelta di sostenibilità e controllo, non un segnale di esaurimento della crescita. Come emerge dalla nota di eToro, il drawdown è soprattutto una crisi di fiducia, non una crisi di bilancio. Ferrari non viene descritta da eToro come vittima di un fallimento aziendale, ma di un successo eccessivo che aveva portato le aspettative oltre i limiti della “fisica economica”. Ora toccherà ai numeri decidere se la punizione inflitta dal mercato sia stata eccessiva o se rappresenti il nuovo equilibrio di valutazione.
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