Ford guarda a BYD per le batterie, ma Washington si mette di traverso

Il Wall Street Journal riporta colloqui preliminari tra Ford e BYD per la fornitura di batterie per veicoli ibridi. Un’operazione che potrebbe aprire nuovi flussi di ricavi per il gruppo cinese, leader globale dell’EV. Alla Borsa di Hong Kong reazione positiva del titolo BYD
Indice dei contenuti
- 1. BYD e Ford, batterie e geopolitica: un accordo che fa rumore
- 2. Le resistenze politiche negli Stati Uniti
- 3. Perché BYD può essere un partner strategico
- 4. L’espansione internazionale come risposta
- 5. Quanto vale davvero l’accordo?
- 6. Reazioni positive alla Borsa di Hong Kong
- 7. Un titolo ancora sotto i massimi
- 8. Oltre le polemiche, il nodo industriale
BYD e Ford, batterie e geopolitica: un accordo che fa rumore
Un possibile accordo industriale come tanti, sulla carta. Nella realtà, una miccia politica e finanziaria. Secondo quanto riportato giovedì sera dal Wall Street Journal, BYD e Ford starebbero valutando una partnership che vedrebbe il gruppo cinese fornire batterie per veicoli ibridi agli stabilimenti fuori dagli Usa della casa automobilistica americana. Le trattative sono ancora preliminari e non è detto che si arrivi a un accordo, ma tanto è bastato per accendere il dibattito negli Stati Uniti.
Le resistenze politiche negli Stati Uniti
L’ipotesi di un’intesa ha infatti provocato reazioni immediate da parte dell’ala più protezionista della politica americana. Esponenti vicini a Donald Trump, come Peter Navarro, hanno criticato l’idea che un’icona dell’industria Usa possa affidarsi a un fornitore cinese, definito apertamente un “avversario strategico”. Eppure, al di là della retorica, il dato industriale è difficilmente contestabile: oggi nessuno produce batterie per l’automotive con la stessa combinazione di qualità, tecnologia e costi dei grandi gruppi cinesi. Non a caso Ford, come altri costruttori occidentali, collabora già da tempo con CATL, altro colosso asiatico del settore.
Perché BYD può essere un partner strategico
Per BYD l’eventuale accordo avrebbe un valore che va oltre il singolo contratto. Nel 2025 il gruppo si è affermato come numero uno mondiale nella produzione di veicoli elettrici, superando Tesla in termini di volumi. Un primato industriale che però non si è tradotto, almeno nell’ultimo esercizio, in una crescita proporzionale dei conti. Il consensus stima che BYD chiuderà il 2025 con ricavi per 123 miliardi di dollari Usa e un utile netto di 5,1 miliardi, in calo dell’11% rispetto al 2024. A pesare è soprattutto l’intensificarsi della concorrenza sul mercato domestico cinese, dove la guerra dei prezzi sta comprimendo i margini di tutti i produttori.
L’espansione internazionale come risposta
Proprio per questo BYD sta accelerando sull’espansione internazionale. Il gruppo è di fatto escluso dal mercato statunitense a causa degli elevati dazi imposti da Washington, ma sta rafforzando la propria presenza in Europa, Sud America e Sud-Est asiatico. Un passaggio chiave sarà l’avvio della produzione europea: entro l’anno è atteso l’avvio dello stabilimento in Ungheria, primo grande hub industriale del gruppo nel Vecchio Continente. In questo contesto, diventare fornitore di un costruttore globale come Ford, anche solo per i mercati extra Usa, rappresenterebbe un importante segnale di legittimazione industriale.
Quanto vale davvero l’accordo?
Al momento è impossibile stimare con precisione il valore economico di un’eventuale intesa. Le fonti citate dal Wall Street Journal non parlano di volumi né di prezzi. Tuttavia, considerando l’espansione della gamma ibrida di Ford e la crescita globale di questo segmento, il contratto potrebbe tradursi in un flusso di ricavi significativo e ricorrente, particolarmente prezioso in una fase di rallentamento del mercato elettrico puro.
Reazioni positive alla Borsa di Hong Kong
La notizia ha avuto un impatto immediato in Borsa. A Hong Kong le azioni BYD sono salite fino al +2,5% a 101,6 dollari di Hong Kong, per poi ripiegare a 99,2 HKD nel corso della seduta. A questi livelli, la capitalizzazione del gruppo è pari a circa 120 miliardi di dollari Usa, ovvero 16,9 volte gli utili attesi per il 2026. Per l’anno prossimo, il consensus prevede ricavi in crescita a 143 miliardi di dollari (+17,8%) e profitti per 7,1 miliardi (+39%), segnalando un possibile recupero della redditività.
Un titolo ancora sotto i massimi
Dall’inizio dell’anno il titolo BYD guadagna circa il 4%, dopo un 2025 negativo chiuso con un calo del 17%. Le azioni avevano toccato il massimo storico a metà aprile a 157 dollari di Hong Kong, prima di infilarsi in una lunga discesa innescata dalla decisione di Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett, di ridurre progressivamente la propria partecipazione. Per quasi un decennio il gruppo di Omaha era stato il primo azionista di BYD, con una quota vicina al 20%.
Oltre le polemiche, il nodo industriale
Al netto delle polemiche politiche, il possibile accordo tra BYD e Ford mette in luce una realtà difficilmente aggirabile: la transizione energetica dell’auto occidentale passa, almeno in parte, dalla tecnologia cinese. E per BYD, oggi leader globale dell’elettrico ma sotto pressione sui margini, ogni partnership internazionale di peso rappresenta un tassello fondamentale per consolidare il proprio ruolo nel nuovo equilibrio dell’industria automobilistica mondiale.
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