Fusione Unicredit-Mps, interviene Amco. Il mercato resta prudente

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Secondo indiscrezioni di stampa la controllata del Tesoro sarebbe disposta ad acquistare 14 miliardi di crediti deteriorati da Unicredit. Uno slancio troppo forte secondo alcuni analisti e mentre i titoli di Mps e Gae Aulenti perdono terreno dopo la corsa dei giorni scorsi, nell’istituto milanese gli azionisti devono scegliere il nuovo ad e alzano un muro contro il potenziale merger.


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Amco disposta ad acquistare 14 miliardi di Npl da Unicredit

Si arresta la corsa di Mps a Piazza Affari dopo le indiscrezioni di stampa sulla possibilità da parte di Amco di operare una “spinta” alla fusione con Unicredit. Ieri Reuters ha diffuso la notizia secondo cui la finanziaria controllata dal Tesoro potrebbe acquistare fino a 14 miliardi di crediti deteriorati da Unicredit (circa il 60% degli Npl lordi della banca). L’assist di Amco sarebbe così andato a sommarsi al contributo legato alla conversione di imposte differite attive (Dta) in crediti d'imposta e a rafforzare la dote per chi (Unicredit, nello specifico) arrivasse a sposare l’istituto di cui il Mef detiene ancora il 64%. Uno slancio troppo forte, secondo gli analisti e dopo aver messo il turbo in apertura di seduta, alle 12 il titolo della Banca senese, passa di mano a 1,12 euro in perdita dell’1,14% sulla chiusura di ieri.

Analisti convinti dalla bontà della fusione con Mps

«La cessione di Npe ad Amco permetterebbe un ulteriore significativo miglioramento dell’asset quality di Unicredit, dato che l’Npe ratio passerebbe dal 4,6% del terzo trimestre 2020 all’1,5% circa», sostiene Equita Sim (rating hold con tp 8,8 euro). Secondo gli analisti la misura, unita all’aumento di capitale di Mps e al contributo dalle Dta (fino a 2,5 miliardi), agevolerebbe l’acquisizione «riducendo i rischi sia sull’asset quality sia sui contenziosi legali». Anche secondo Intesa Sanpaolo la fusione Unicredit-Mps diventa ogni giorno “più probabile”. È «chiaro che il Governo stia lavorando per rendere appetibile l’acquisizione di B.Mps da parte di Unicredit, affrontando tutte le principali questioni dell’operazione: carenza di capitale, grandi richieste legali, deterioramento della qualità degli attivi a seguito della pandemia Covid-19», hanno dichiarato gli analisti.

Unicredit alle prese col riordino dei vertici

Sull’altro fronte Unicredit deve mettere in ordine le caselle sparse degli ultimi avvenimenti del 2020. La banca è alla ricerca di un sostituto dell’ad uscente Jean Pierre Mustier e, allo stesso tempo, fa i conti con una parte dei soci contraria al merger. Secondo quanto riporta oggi il Sole 24Ore la Delfin di Leonardo Del Vecchio, la Fondazione CariVerona e la Fondazione Crt non sarebbero felici dell’eventuale fusione. Insieme questi azionisti valgono circa il 5% del capitale e costituirebbero anche il nucleo stabile con cui il board uscente potrebbe confrontarsi per ridefinire il profilo del nuovo Ceo.

Unicredit si trova a dover affrontare il nuovo anno con un nuovo presidente e un nuovo ad, e con una strategia in fase di definizione. A questo proposito, il nuovo presidente Padoan avrebbe avviato una serie di incontri con i rappresentanti dell’azionariato della banca, tra cui BlackRock, per condividere la strategia e il profilo del nuovo ad. La notizia ha portato alcuni analisti, tra cui quelli di Credit Suisse, ad abbassare il target price a 8,80 euro. Alle 12 il titolo continua a ritirarsi in territorio negativo, in flessione dell’1,07% a 7,87 euro.


Certificate
Isin: CH0584953050
Possibile Maxicedola del 10% e rendimento annuo del 4% su Deutsche Bank, Unicredit e Bnp Paribas
Isin CH0584953050 - Certificate su Deutsche Bank, Unicredit e Bnp Paribas
Sottostanti:
Deutsche BankUniCreditBNP Paribas
Rendimento annuo:
4%
Cedole trimestrali:
1%
ISIN:
CH0584953050
Emissione:
18 dicembre 2020
Scadenza:
22 dicembre 2025
Barriera Maxicedola:
35%
Barriera a Premi Trimestrali:
70%
Barriera Ritiro Anticipato:
100%
Barriera sul Capitale:
70%
Emittente:
Leonteq
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Codice: UCG.MI
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Codice: BMPS
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