La sostenibile leggerezza del lusso

04/06/2020 08:00
La sostenibile leggerezza del lusso

Nel disastro dei lockdown, con attivitร  commerciali e produttive chiuse, con il blocco dei consumi, uno dei settori piรน colpiti che ha perรฒ reagito con criteri si sostenibilitร  sociale รจ stato quello del lusso.

A cura di Carlo Benetti Market Specialist di GAM (Italia) SGR S.p.A.

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Indietro non si torna

โ€œEccomi di nuovo al Tesoro, come un decimale ricorrente, ma con una differenza decisiva. Nel 1918 lโ€™opinione prevalente era quella di tornare allโ€™ordine che precedeva il 1914, oggi nessuno pensa di tornare alle condizioni del 1939. E questo farร  una differenza enorme quando ci occuperemo della questioneโ€. Siamo nel 1942, John Maynard Keynes ha lasciato lโ€™universitร  ed รจ tornato al servizio del governo al Ministero del Tesoro. Keynes parla di un ritorno perchรฉ aveva giร  prestato servizio al Ministero circa ventโ€™anni prima. In qualitร  di delegato del Cancelliere dello Scacchiere aveva preso parte ai lavori della Conferenza per la pace di Versailles nel 1919. In quella occasione, il profondo disaccordo sulle misure punitive imposte alla Germania lo portarono ad abbandonare i lavori della Commissione e a dare le dimissioni dal ministero. โ€œLavoro per un governo che detesto, per finalitร  che ritengo siano criminaliโ€ aveva scritto tempo prima allโ€™amico Duncan Grant. Nellโ€™estate del 1919, a Cambridge, lโ€™economista mise nero su bianco le ragioni del suo dissenso nel libro โ€œLe conseguenze economiche della paceโ€. La storia diede ragione a Keynes, la gravositร  delle sanzioni aveva fiaccato lโ€™economia tedesca e alimentato il rancore anti-democratico, il Trattato di Versailles non fu โ€œuna pace ma un armistizio di ventโ€™anniโ€ come lo definรฌ con acuta lungimiranza il generale francese Ferdinand Foch. Ventโ€™anni dopo, durante unโ€™altra guerra, Keynes รจ nuovamente al servizio di Sua Maestร , questa volta con la grande differenza che nessuno pensava di tornare, con la pace, โ€œalle condizioni del 1939โ€.

Tutti, non solo Keynes, erano convinti della necessitร  di fondare un ordine globale del tutto diverso da quello che aveva precipitato lโ€™Europa e il mondo in due sanguinose guerre nel giro di due decenni. Lโ€™architettura del nuovo ordine mondiale venne pensata e realizzata nel 1944 a Bretton Woods, cโ€™era ancora la guerra ma si cominciava a pensare alla pace.

Non tutte le idee di Keynes prevalsero, ma tutti i 44 paesi che parteciparono alla conferenza erano concordi sul fatto che era necessario un radicale ripensamento delle relazioni internazionali, che era indispensabile evitare gli errori di venticinque anni prima.

Lโ€™ordine monetario e politico disegnato allโ€™Hotel Mount Washington nellโ€™estate del 1944 รจ quello che ha retto gli equilibri globali per i successivi settantโ€™anni, fondato sulla centralitร  degli Stati Uniti e del dollaro, su ordinamenti democratici, sullโ€™apertura del commercio e sulla solidarietร  internazionale. Come tutte le costruzioni umane, anche lโ€™equilibrio di Bretton Woods fu un equilibrio imperfetto, lโ€™America Latina non รจ stata un modello di liberaldemocrazia, gli Stati Uniti esercitarono la loro influenza in modi anche brutali. Quanto al libero commercio, anche in passato gli Stati Uniti non hanno mai esitato a utilizzare dazi e tariffe sulle importazioni. In ogni caso, il bipolarismo imperfetto del secondo dopoguerra ha garantito stabilitร  e diffusione del benessere. Da tempo lโ€™edificio di Bretton Woods mostrava i segni del tempo, la pandemia ha solo allargato le crepe, ha ulteriormente indebolito i pilastri portanti. Non si tratta solo della fine del bipolarismo seguita allโ€™implosione dellโ€™Unione Sovietica. Sono messi in discussione i principi che ispirarono il sistema di Bretton Woods: si sono affermati nuovi modelli economici il cui successo non รจ riconducibile allโ€™apertura al mercato, a ordinamenti democratici, alla libertร  dei cittadini. Si stanno facendo sentire le prime conseguenze economiche dellโ€™emergenza sanitaria, i milioni di persone che nel giro di tre mesi si sono trovate prive di lavoro e di redditi contribuiscono ad aumentare lโ€™entropia allโ€™interno delle nazioni liberal democratiche, lo dimostrano le drammatiche cronache dagli Stati Uniti.

La competizione tra grandi potenze diventa scontro tra modelli politici opposti e lotta sempre piรน aperta per lโ€™egemonia geopolitica. La Cina esercita โ€œsoft-powerโ€ con la politica delle mascherine inviate in tutto il mondo, ma non esita ad adottare modi muscolari a Hong Kong o nel Mar della Cina meridionale, o una diplomazia aggressiva, come รจ accaduto con la Svezia, la Francia o lโ€™Australia. Negli Stati Uniti le tensioni sociali si fanno sempre piรน evidenti e drammatiche, secondo la Federal Reserve di St. Louis la disoccupazione del secondo trimestre potrebbe superare il 32%. Per avere un termine di confronto, toccรฒ il 25% negli anni della Grande Depressione, nella crisi del 2009 arrivรฒ al 10%.

Come abbiamo detto piรน volte, la pandemia รจ un acceleratore di fenomeni e di condizioni giร  in essere e una delle questioni che sta emergendo come prioritaria รจ la sostenibilitร  ambientale. Con o senza virus, prima o poi il conto sarebbe arrivato, il Covid-19 ha solo accelerato il cambio delle prioritร , la salute e la sicurezza hanno prevaricato le ragioni della crescita. Ma la contrapposizione tra salute e sviluppo รจ insostenibile, lโ€™opposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro insensata; รจ necessario ripartire ma, parafrasando le parole di Keynes, nessuno dovrebbe pensare di tornare semplicemente โ€œalle condizioni di primaโ€. Proprio come settantโ€™anni fa, la Storia รจ a un punto di flesso, la pandemia ha chiuso i primi ventโ€™anni del nuovo secolo e apre un capitolo del tutto nuovo, accelerando la necessitร  di una nuova governance globale. Come a Bretton Woods, cโ€™รจ bisogno di capacitร  di visione nel lungo termine, dellโ€™intelligenza che discerne, del coraggio delle scelte radicali.

Lโ€™opportunitร  offerta dal Covid

Per quanto riguarda il nostro paese, e lโ€™Europa, le risorse straordinarie rese disponibili dalla cooperazione europea costituiscono unโ€™ottima occasione per promuovere adeguate politiche del lavoro e industriali, per accelerare la transizione energetica e digitale, per diminuire le disuguaglianze investendo nellโ€™istruzione, formidabile motore dellโ€™ascensore sociale, come sanno bene i baby-boomer. Facilitare lโ€™accesso allโ€™istruzione scolastica e lโ€™innalzamento delle competenze professionali รจ lo strumento di policy piรน efficace per contrastare le disuguaglianze. Nel tessuto lacerato della coesione sociale รจ urgente ricostituire la fiducia e a questo proposito sono interessanti le conclusioni del rapporto Edelman Trust Barometer 2020, una ricerca condotta in 28 paesi con oltre 34.000 intervistati.

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Lโ€™indagine conferma come la fiducia sia lโ€™ingrediente decisivo del successo in qualsiasi attivitร , declinata nelle forme della competenza e dei comportamenti etici. Lโ€™83% degli intervistati teme di perdere il lavoro, il 66% ha paura che la tecnologia digitale sfugga di mano, il 57% non si fida dellโ€™informazione e il 76% teme che le notizie false siano usate come arma nella competizione politica. I temi che stanno piรน a cuore alla pubblica opinione internazionale sono il cambiamento climatico, lo sviluppo della tecnologia, le disuguaglianze, la paritร  di genere. Ma รจ interessante notare come le istituzioni pubbliche non siano considerate luoghi di competenza e tantomeno di comportamenti etici.

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Aziende: fonte di competenza e affidabilitร 

Competenza e affidabilitร  sono invece attribuite alle aziende, considerate motore dellโ€™innovazione e generatori di valore per gli azionisti; piรน dei governi, le aziende sono considerate le vere anime del cambiamento. Il 93% dei lavoratori dipendenti intervistati pensa che il proprio amministratore delegato abbia il dovere di intervenire nel dibattito politico, influenzare le discussioni su temi come lโ€™impatto dellโ€™automazione sui posti di lavoro, sulla disuguaglianza dei redditi, sullโ€™eticitร  dellโ€™uso delle tecnologie o sul cambiamento climatico.

Il sondaggio รจ stato condotto nellโ€™autunno del 2019, prima che la pandemia travolgesse governi e imprese sotto la stessa, grande ondata. Nel disastro dei lockdown, con attivitร  commerciali e produttive chiuse, con il blocco della mobilitร  e dei consumi, uno dei settori piรน colpiti e che ha comunque reagito secondo le aspettative del sondaggio รจ stato quello del lusso. Le grandi societร  del settore hanno adottato per tempo processi produttivi e governance orientati alla sostenibilitร  sociale e ambientale. Il settore del lusso e lโ€™industria della moda sono abituati allโ€™esposizione mediatica, sanno quanto sia importante interpretare correttamente le nuove sensibilitร  dei consumatori delle generazioni piรน giovani, i Millennial e la Generazione Z. Allโ€™interno della generazione dei Millennial le societร  di consumo hanno individuato il segmento per loro piรน interessante e promettente, quello degli โ€œaffluentโ€ di recente affermazione, i cosiddetti โ€œHENRYโ€, acronimo di High-Earners-Notโ€“Rich-Yet, persone con un reddito compreso tra 100.000 e 250.000 dollari, etร  media di poco superiore a 40 anni, con un patrimonio finanziario non superiore al milione di dollari. Nonostante lโ€™impatto della chiusura dei negozi sui conti economici, i gruppi del lusso hanno fatto la loro parte durante i lockdown, hanno tutelato i dipendenti evitando i licenziamenti e garantendo i livelli salariali standard.

Lusso nel focus degli investitori

Swetha Ramachandran di GAM, esperta del settore, scrive nel suo ultimo report che โ€œle aziende del lusso hanno sostenuto direttamente le comunitร  locali con donazioni in natura oppure attraverso la produzione e la donazione di dispositivi medicaliโ€. Il settore รจ fortemente esposto alle conseguenze della pandemia, il 35% del mercato รจ cinese e una forte contrazione nel 2020 รจ nei fatti. Ma se spostiamo lo sguardo oltre, come del resto sembra stiano facendo i listini dallโ€™โ€umor allegroโ€, come scrive lโ€™Economist, il settore del lusso continua a meritare lโ€™attenzione degli investitori.

Sta riprendendo lโ€™attivitร  economica in Asia, si diffonde la familiaritร  con gli acquisti online, aumenta la sensibilitร  del settore ai criteri della sostenibilitร  sociale e ambientale. Buone pratiche nei rapporti con i dipendenti, tutela delle catene di fornitura, attenzione alle questioni ambientali, marketing basato sulla trasparenza e lโ€™ascolto, lโ€™uso intelligente della multi-canalitร , rafforzano la reputazione dei marchi. Perchรฉ la moda passa, la reputazione resta: le grandi griffe fanno leva sulle nuove abitudini di consumo e sulla sensibilitร  sociale e ambientale dei Millennial e della Gen Z, che a breve costituiranno oltre la metร  dei consumatori. A differenza dei loro genitori, gli acquisti dei Millennial non sono orientati allโ€™esclusivitร  o alla distinzione sociale ma allโ€™auto-gratificazione del possesso di oggetti di qualitร , realizzati con materiali naturali, destinati a durare a lungo.

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