Gas Europa, la tempesta perfetta tra freddo estremo e nuova dipendenza dal GNL Usa

Il prezzo del gas in Europa torna a muoversi come una variabile macro, non come una semplice commodity stagionale. La combinazione tra stoccaggi piรน bassi, ondate di freddo che stressano anche il mercato americano e un equilibrio energetico europeo sempre piรน legato al GNL dagli Stati Uniti sta spingendo il mercato a ricalibrare il premio per il rischio. Non รจ una replica del 2022, ma รจ un segnale di fragilitร : quando il margine si assottiglia, basta poco perchรฉ la volatilitร diventi la regola.
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Una variabile macro, non solo stagionalitร
Ci avviciniamo ai giorni della merla con il gas europeo che torna a comportarsi come una variabile macro instabile, non come una commodity legata solo alla stagionalitร . Come si legge nel report a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il movimento delle ultime settimane รจ stato rapido e violento, coerente con una narrativa nota ma spesso sottovalutata finchรฉ non si trasforma in prezzo. Dai minimi recenti, il TTF europeo ha segnato un rialzo di circa il 47%, con accelerazioni marcate negli ultimi giorni. Non รจ un dettaglio tecnico: รจ il segnale che il mercato sta ricalibrando il premio per il rischio, non soltanto climatico, ma anche geopolitico e infrastrutturale.
Il ritorno in area 40 euro per megawattora, il livello piรน alto da fine giugno, va letto con attenzione. Debach sottolinea che non siamo in emergenza come nel 2022, ma neppure in un contesto rassicurante di abbondanza. Il gas oggi appare caro non perchรฉ manchi fisicamente, ma perchรฉ il margine di sicurezza si sta assottigliando mentre aumentano le fonti di incertezza. In questo quadro, il dato sugli stoccaggi europei diventa centrale: con riserve intorno al 49,1%, contro oltre il 60% di un anno fa, lโEuropa entra nella parte piรน fredda dellโinverno con un cuscinetto piรน sottile. E quando il cuscinetto si riduce, il prezzo smette di essere lineare.
Questo passaggio, per Debach, non รจ neutrale per lโeconomia reale. I dati Istat sui prezzi al consumo mostrano che a dicembre 2025 lโinflazione complessiva resta moderata, intorno allโ1,2% su base annua, anche grazie alla flessione dei beni energetici regolamentati. Ma quella fotografia riguarda il passato, non il rischio che si sta formando. Se la tensione sui prezzi dovesse persistere, il tema della pressione sulle bollette, soprattutto per famiglie e imprese esposte a contratti indicizzati nel mercato libero, tornerebbe rapidamente sul tavolo. Il gas anticipa, le bollette seguono.
Freddo, โfreeze offโ e sincronizzazione tra Usa ed Europa
Il primo driver รจ climatico ed รจ quello piรน immediato. Il freddo invernale in Europa e soprattutto negli Stati Uniti, spiega Debach, ha attivato un effetto a catena ben noto al mercato. Negli Usa i futures sul gas naturale hanno mostrato movimenti estremi, con rialzi cumulati superiori al 70% in pochi giorni, spinti da previsioni di unโondata artica profonda e prolungata. Temperature attese di almeno 8 gradi Fahrenheit sotto la media stagionale su vaste aree del Midwest, del Mid Atlantic e del Nord Est, con il gelo in estensione fino al Texas, non sono solo meteorologia: sono energia. Aumentano la domanda di riscaldamento e, allo stesso tempo, mettono a rischio la produzione con i cosiddetti freeze off, blocchi temporanei dellโestrazione dovuti al gelo.
Debach segnala la possibilitร di perdite produttive fino a 10 miliardi di piedi cubi al giorno in aree chiave come Appalachia, con rischi anche nei bacini del Permian e dellโHaynesville. Non รจ unโipotesi marginale: รจ un fattore di stress reale per lโequilibrio globale del gas. La stagionalitร storica rafforza questa lettura: gennaio รจ da sempre uno dei mesi piรน instabili per il gas naturale sia in Europa sia negli Stati Uniti. Ma ciรฒ che conta oggi non รจ solo la direzione del movimento, quanto la sincronizzazione. Quando Henry Hub e TTF accelerano insieme nel cuore dellโinverno, non รจ una semplice anomalia meteorologica: il mercato sta prezzando un rischio comune. In quei momenti la stagionalitร smette di essere una statistica e diventa un amplificatore di volatilitร .
La nuova vulnerabilitร europea, il GNL Usa come colonna portante
ร qui che, secondo Debach, il mercato europeo diventa strutturalmente piรน vulnerabile. Il gas americano non รจ piรน una variabile domestica: รจ diventato una colonna portante dellโequilibrio energetico europeo post 2022. I dati Eurostat sul GNL vengono richiamati per evidenziare il cambio di regime: nel terzo trimestre 2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato circa il 60% delle importazioni europee di GNL, contro una quota intorno al 24% nel primo trimestre 2021. Se si combina questo dato con il peso crescente del GNL nel mix complessivo delle importazioni europee, si arriva a stimare che oggi circa un quarto del gas importato dallโUnione Europea dipenda direttamente dalle forniture statunitensi. Debach sottolinea che รจ una stima derivata, ma utile a fotografare un cambiamento profondo: lโEuropa non ha solo cambiato fornitore, ha cambiato profilo di rischio.
Quando negli Stati Uniti il gas viene dirottato dagli impianti di esportazione di GNL per soddisfare la domanda interna, come sta accadendo in queste settimane, lโEuropa non perde solo molecole: perde flessibilitร . In un mercato giร teso, la concorrenza per i carichi di GNL diventa immediatamente piรน aggressiva, soprattutto se anche lโAsia affronta temperature piรน rigide del previsto. Il GNL รจ mobile per definizione, ma nei momenti di stress globale puรฒ diventare improvvisamente scarso.
Il premio geopolitico e il problema del โmargineโ
Il secondo driver รจ geopolitico, ed รจ quello che il mercato tende a prezzare in modo discontinuo, a scatti. Le tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea, con il tema commerciale e quello strategico che si intrecciano, riaccendono il timore che lโenergia possa tornare a essere una leva negoziale. Lโidea che le esportazioni di GNL possano essere usate come strumento di pressione, anche solo implicitamente, รจ sufficiente ad alzare il premio per il rischio.
Debach richiama il congelamento del voto di ratifica di un accordo commerciale Ue-Usa da parte del Parlamento europeo, insieme alle minacce di dazi e a una retorica politica piรน aggressiva, come elementi che aumentano lโincertezza proprio nel momento peggiore del calendario stagionale. Lโeventuale rimozione dei dazi, annunciata ieri, potrebbe alleviare la tensione, ma la frattura sul piano della fiducia viene descritta come giร evidente.
La domanda diventa allora quanto valga oggi la resilienza del sistema energetico europeo. La risposta implicita del mercato, secondo Debach, รจ scomoda: vale meno di quanto si pensasse a inizio inverno. Non perchรฉ lโEuropa sia a corto di gas, ma perchรฉ รจ a corto di margine: margine negli stoccaggi, margine geopolitico, margine di flessibilitร nelle forniture. Il prezzo non sta raccontando una crisi imminente, sta segnalando una fragilitร strutturale che riemerge ogni volta che il sistema viene stressato su piรน fronti contemporaneamente.
I dati di stagionalitร lo mostrano: i mesi invernali non sono solo piรน volatili, sono quelli in cui il mercato del gas perde natura ciclica e assume un comportamento quasi binario. O tutto funziona, oppure basta poco per far saltare lโequilibrio. Ed รจ per questo che ogni inverno, puntualmente, il gas smette di essere una commodity e torna a essere una variabile macro.
Forse la chiave, conclude Debach, non รจ chiedersi se i prezzi siano troppo alti o troppo bassi oggi. La domanda piรน vera รจ se si stia ancora analizzando il gas con le lenti di un mondo che non esiste piรน: un mondo in cui lโenergia era soltanto domanda e offerta. Oggi รจ strategia, politica estera e sicurezza energetica che finiscono nello stesso prezzo.
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