Il gas si raffredda con le notizie provenienti da Australia e Norvegia

Lโintervento della Fair Work Commission consente la fine dello stop ai lavori di due impianti in Australia che si aggiunge alla ripresa della produzione in Norvegia, allentando cosรฌ le pressioni sul prezzo della materia prima.
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Gas in calo
Si raffredda la corsa del gas di questi giorni con le notizie provenienti dallโAustralia e dalla Norvegia.
Il prezzo del gas sulla piazza di Amsterdam cede questa mattina il 2,7% e scende a 38 euro al megawattora dopo che ieri sera aveva chiuso a 39,1 euro, con un balzo del 4,9%.
A Piazza Affari aprono in rosso i titoli azionari legati alla materia prima, con lโindice Ftse Italia Materie Prime in calo di un punto percentuale e le azioni di Gas Plus (-1,30%), Italgas (-1%) e Snam (-0,40%) in rosso.
Fine dello sciopero in Australia
Il mese di settembre aveva visto il gas rialzare la testa a seguito dellโavvio di uno sciopero dei lavoratori di Chevron in Australia, terminato nella notte grazie allโintervento della Fair Work Commission (FWC), organo che ha il potere di imporre un accordo tra le parti.
La FWC aveva dichiarato di โraccomandare vivamenteโ alle parti lโaccettazione delle sue proposte per porre fine alle interruzioni delle attivitร iniziate lโ8 settembre presso Gorgon e Wheatstone LNG, impianti che forniscono circa il 7% del mercato globale del gas naturale liquefatto.
Lโintervento dellโorganismo era arrivato dopo lโennesima fumata nera delle trattative tra sindacati e societร , raccomandando un aumento di alcune indennitร per i dipendenti e annunciando lโistituzione nei prossimi tre mesi di un comitato impegnato nellโelencare le competenze richieste al personale per avere diritto ad alcune promozioni.
Inoltre, la FWC ha proposto il pagamento delle spese di viaggio ai dipendenti per partecipare a sessioni di formazione, tra cui i voli e lโalloggio se necessari.
Riprende produzione in Norvegia
Altro fattore che aveva spinto in alto i prezzi del gas era stata lโinterruzione della produzione nel campo upstream norvegese di Troll, la piรน grande zona del suo genere in Europa occidentale, che questa mattina ha ripreso le attivitร .
Lโimpianto era giร stato precedentemente sottoposto a estesi lavori di manutenzione che ne avevano ridotto la sua capacitร di produzione di 125 milioni di metri cubi al giorno, livello ai minimi dal 2015 per quanto riguarda i flussi verso lโEuropa.
I rischi sui prezzi in Europa
Uno studio di Intesa Sanpaolo denominato โFocus Gas&Powerโ pubblicato lo scorso 18 settembre aveva indicato che in Europa i livelli di riempimento degli stoccaggi di gas avevano โraggiunto un nuovo massimo stagionaleโ, segnando โil record del 93,1%, rispetto ad una media a 6 anni dellโ81,4% e un minimo di 68,1% nel 2021โ.
Secondo gli esperti della banca, โi depositi europei potrebbero raggiungere la piena capacitร entro la fine di settembreโ.
Tra i fattori che hanno aiutato questo record cโรจ la bassa domanda totale, โdi circa il 15% inferiore alla media, anche considerando l'impatto del climaโ, richiesta che potrebbe โrimanere del 10% inferiore alla media almeno fino a metร 2024 a causa dei processi di ottimizzazione e risparmio energetico, dellโindebolimento della produzione industriale e dei rischi di recessioneโ.
A questo punto, secondo Intesa restano i rischi sullโofferta, in particolare โlโescalation nella guerra tra Russia e Ucraina e la minaccia di un blocco attraverso il Mar Neroโ.
Preoccupazioni che potrebbero essere controbilanciati dagli alti livelli di depositi di gas, โpieni alla massima capacitร ,ย la domanda di gas potrebbe diminuire ulteriormente a fine settembre e ottobreโ, a cui potrebbero aggiungersi โcondizioni meteorologici favorevoliโ, facendo diminuire ulteriormente i prezzi della materia prima.
In conclusione, lo studio sottolinea che โi rischi sui prezzi restano sbilanciati verso l'alto nella stagione invernale a causa delle varie minacce di interruzione o riduzione delle forniture, di possibili condizioni meteorologiche sfavorevoli, della concorrenza asiatica sui mercati del Gnl e dell'incertezza sulla produzione di energia elettrica da fonti nucleari o rinnovabiliโ.
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