Geopolitica al centro dei mercati: energia, Fed e Europa tra rischio e stabilità

15/01/2026 15:15
Geopolitica al centro dei mercati: energia, Fed e Europa tra rischio e stabilità

L’avvio del 2026 riporta la geopolitica al centro della scena, con effetti immediati su petrolio, difesa, oro e valute. Tra Venezuela e Iran, il mercato torna a muoversi sulle headline, mentre negli Stati Uniti il tema non è solo macro: pesa anche la credibilità istituzionale della Fed e l’incertezza sui dazi. In Europa, intanto, l’inflazione rientra verso il target e l’Italia apre l’anno con un segnale forte sul fronte del debito, fotografando un appetito elevato per i titoli periferici.

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Usa, Venezuela e Iran: petrolio e difesa tornano market mover

La National Security Strategy pubblicata dagli Stati Uniti a dicembre ha finora funzionato da chiave interpretativa degli sviluppi recenti, confermando il focus strategico sull’emisfero occidentale, con implicazioni che includono anche la Groenlandia, dove gli Usa dispongono già di libero accesso militare e della possibilità di costruire nuove basi in base al Greenland Defense Agreement del 1951.

Lo si legge in un report a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, secondo cui dentro questa cornice rientra anche l’estromissione di Nicolás Maduro e il rafforzamento, almeno per ora, dell’influenza statunitense sul Venezuela, soprattutto attraverso il controllo dei flussi petroliferi: Intermonte ricorda che sono state confiscate cinque petroliere e che oltre 29 milioni di barili di petrolio venezuelano risultano fermi al largo delle coste di Caracas, mentre nel 2025 oltre l’80% del petrolio venezuelano è stato destinato alla Cina.

Sui mercati azionari, il comparto della Difesa ha beneficiato delle rinnovate tensioni geopolitiche. Il mercato, spiega Intermonte, sembra ritenere credibile una ripresa degli investimenti delle oil companies statunitensi in Venezuela, ma le dichiarazioni incerte del ceo di Exxon sull’effettiva investibilità del Paese latino-americano rischiano di mettere in discussione la partecipazione della società al piano di Trump.

Sul petrolio, l’impatto inizialmente ribassista legato alle attese di maggiore offerta futura è stato parzialmente mitigato dall’intensificarsi delle proteste in Iran, ufficialmente motivate dal crollo della valuta domestica e dal peggioramento delle condizioni economiche. Intermonte ricorda che la produzione iraniana è pari a circa 3 milioni di barili al giorno ed è in larga parte destinata alla Cina: nel testo si ipotizza un possibile intervento congiunto di Stati Uniti e Israele, ma l’operazione mirata condotta in Venezuela rende più probabile un approccio di maggiore cautela verso un nuovo intervento in Medio Oriente, storicamente poco remunerativo e potenzialmente molto rischioso.

Fed sotto pressione: oro forte e dollaro debole

Non c’è solo geopolitica. Intermonte ricorda che quest'anno ci saranno le elezioni di mid term, in un contesto in cui il tema dell’accessibilità a beni e servizi sempre più costosi resta sensibile. Sul mercato del lavoro Usa, a dicembre sono stati creati 50.000 posti nel comparto non agricolo, a fronte però di una revisione negativa complessiva di 76.000 posti per ottobre e novembre: un dato inferiore alle attese di circa 100.000 unità. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,5% al 4,4%, ma con un lieve calo del tasso di partecipazione. Nel complesso, per Intermonte il quadro indica un indebolimento progressivo ma non drammatico, che non giustifica un ulteriore taglio dei tassi nella riunione Fed del 28 gennaio.

A pesare sul board non è solo la congiuntura: nel testo, Intermonte segnala che Powell ha riferito dell’apertura di un’indagine del Dipartimento di Giustizia sui lavori di ristrutturazione del Dipartimento del Tesoro, interpretata come un pretesto per esercitare ulteriori pressioni politiche. Torna così il tema dell’indipendenza della Fed, con la scadenza del mandato di Powell a maggio e l’attesa per il verdetto della Corte Suprema sul licenziamento “per giusta causa” di Lisa Cook, un mix che nella settimana ha sostenuto il rialzo dell’oro e la debolezza del dollaro.

Intermonte aggiunge che la Corte Suprema dovrebbe pronunciarsi anche sulla legittimità dei dazi: una sentenza sfavorevole, pur in presenza di strumenti alternativi citati da Kevin Hassett, potrebbe tradursi in debolezza di Treasury e dollaro, con il rischio di riduzione delle entrate fiscali e di rimborsi per decine di miliardi alle aziende importatrici.

Europa e Italia: inflazione in rientro e domanda record sui BTP

In Europa, l’inflazione preliminare di dicembre mostra un ritorno verso il target Bce per l’headline, in linea con le attese e trainato soprattutto dal calo della componente energetica. Intermonte evidenzia anche il rallentamento dell’inflazione core dal 2,4% al 2,3%, con i servizi ancora sotto osservazione nonostante il lieve calo dal 3,5% al 3,4%.

Intermonte segnala l’intesa UE–Mercosur, che dovrebbe favorire una maggiore permeabilità del mercato europeo alle merci latino-americane e rafforzare le relazioni con Paesi ricchi di minerali critici, citando il Brasile e il suo 23% delle riserve globali di terre rare.

Guardando all’Italia, Intermonte mette in evidenza un avvio d’anno positivo sulle emissioni: collocamento del nuovo benchmark a 7 anni e riapertura del BTP Green 2046. La domanda complessiva ha superato i 265 miliardi di euro a fronte di 20 miliardi collocati, con uno spread BTP-Bund vicino ai 60 punti base, un segnale che conferma l’elevato appetito per i titoli periferici europei, in particolare italiani.

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