Giappone, gli effetti della vittoria del LDP di Takaichi sugli asset rischiosi

09/02/2026 16:15
Giappone, gli effetti della vittoria del LDP di Takaichi sugli asset rischiosi

La netta affermazione elettorale del Partito Liberal Democratico apre una nuova fase per i mercati giapponesi, tra maggiore propensione al rischio e interrogativi sulla traiettoria di finanza pubblica, yen e politica monetaria. Il successo politico offre al governo più margine d’azione su bilancio ed economia, con effetti destinati a riflettersi su azioni, obbligazioni e cambio.

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Super maggioranza e svolta politica

Il risultato elettorale consegna al Partito Liberal Democratico (LDP) una posizione di forza senza precedenti nella camera bassa. Come si legge nel report a cura di Min Joo Kang, economista di ING, l’LDP ha conquistato 316 seggi, che diventano 352 su 465 includendo gli alleati di Ishin, assicurando alla coalizione oltre due terzi dei seggi e la possibilità di superare eventuali veti della Camera Alta.

L’LDP ottiene così non solo la maggioranza assoluta in autonomia, ma anche una super maggioranza parlamentare, rafforzando in modo significativo la leadership della premier Sanae Takaichi. Secondo Kang, questo esito elettorale amplia la libertà decisionale del governo e ne consolida la capacità di perseguire obiettivi economici e di politica estera, in una fase in cui Tokyo punta a un ruolo più centrale e autonomo nello scenario internazionale.

In attesa dei risultati ufficiali, Takaichi è intervenuta in televisione per ribadire la centralità della sostenibilità fiscale. Kang osserva che la premier ha indicato l’intenzione di accelerare il dibattito sulla riduzione dell’imposta sui prodotti alimentari, chiarendo al tempo stesso che le sue precedenti dichiarazioni su uno yen debole erano state estrapolate dal contesto. L’obiettivo dichiarato resta quello di costruire un’economia resiliente alle oscillazioni del cambio. Il ministro delle Finanze Katayama ha cercato di rassicurare i mercati, anche se le preoccupazioni sulla dinamica della spesa pubblica continueranno a rimanere sullo sfondo.

I possibili effetti su azionari, rendimenti e yen

L’esito delle elezioni, puntualizza Kang, è destinato a sostenere il mercato azionario giapponese, mentre le implicazioni per obbligazioni e valuta appaiono più complesse. Kang segnala anche che i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi potrebbero superare nel breve termine il recente massimo del 2,38%, spinti dai timori legati a una possibile espansione fiscale.

Le autorità hanno indicato l’intenzione di evitare il ricorso al debito per finanziare il taglio delle imposte sui generi alimentari. Se questa strategia risulterà credibile, il mercato potrebbe moderare le aspettative sui rialzi dei tassi. Kang ritiene però che, anche in questo scenario, la traiettoria di fondo dei rendimenti resti orientata al rialzo, alla luce di una probabile maggiore spesa per la difesa e di investimenti in conto capitale legati a intelligenza artificiale e trasformazione digitale.

A rafforzare questa dinamica contribuisce lo stimolo fiscale combinato con una crescita salariale solida, elemento che tende ad alimentare le aspettative di inflazione e a spingere ulteriormente verso l’alto i rendimenti obbligazionari.

Sul fronte valutario, lo scenario resta delicato. Secondo Kang, il cambio USD/JPY potrebbe tornare in area 160, anche se è probabile una fase di confronto tra mercato e autorità intorno a quota 159. Kang evidenzia che, nel momento in cui i differenziali di tasso inizieranno a ridursi, la dinamica del cambio dovrebbe cambiare direzione, con una inversione di tendenza dell’USD/JPY nella seconda metà del 2026.

BoJ, inflazione e ruolo dei salari

La Banca del Giappone (BoJ) si muove in un contesto particolarmente complesso. L’analisi di Kang sottolinea come la debolezza dello yen possa trasmettere pressioni inflazionistiche attraverso l’aumento dei costi delle importazioni, mentre un rapido rialzo dei rendimenti rischia di irrigidire le condizioni finanziarie per famiglie e imprese.

Nonostante la schiacciante vittoria dell’LDP, Kang resta cauta sull’ipotesi di un’accelerazione automatica dei rialzi dei tassi. Nei prossimi mesi, l’attenzione resterà concentrata sui dati macroeconomici e sulla comunicazione della banca centrale. Il quadro di base resta quello di un approccio graduale, con un aumento dei tassi di 25 punti base atteso a giugno.

Secondo Kang, l’inflazione core dovrebbe mantenersi sopra il 2%, anche se nel brevissimo termine il ritmo potrebbe raffreddarsi per effetto delle basi di confronto e dell’espansione dei programmi di welfare. La BoJ attenderà segnali più chiari dal fronte salariale, in particolare dall’esito dello Shunto, la negoziazione annuale tra sindacati e imprese che si svolge in primavera. Un aumento dei salari oltre il 5% e un conseguente impatto sui prezzi rappresenterebbero un passaggio chiave, mentre la banca centrale resterà attenta agli effetti di rendimenti più elevati sull’economia reale. In questo contesto, ING continua a ritenere più probabile un rialzo dei tassi a giugno piuttosto che ad aprile.

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