Goldman Sachs: dazi permanenti costeranno agli Usa fino al 2% del reddito reale

Tornano i dazi, ma con un prezzo elevato. Secondo Goldman Sachs, lโaumento strutturale delle tariffe commerciali negli Stati Uniti potrebbe avere effetti duraturi e negativi sullโeconomia. Tra i principali rischi: calo della produttivitร , riduzione degli investimenti e peggioramento della competitivitร industriale. E mentre il reshoring resta in gran parte illusorio, si moltiplicano gli effetti collaterali sul piano politico e tecnologico.
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Effetti strutturali: il ritorno dei dazi penalizza la crescita
Secondo lโanalisi di Goldman Sachs, il sistema commerciale statunitense รจ entrato in una fase di rialzo strutturale delle tariffe. Il report stima che il tasso effettivo medio delle tariffe applicate dagli Stati Uniti aumenterร di circa 13 punti percentuali nel 2025, superando i livelli registrati dagli anni โ30 del Novecento.
In uno scenario in cui queste misure dovessero diventare permanenti, il reddito reale degli americani potrebbe ridursi dellโ1,5-2% nel lungo periodo secondo le stime di Goldman Sachs. Questo impatto รจ legato al fatto che le imprese piรน produttive, quelle che operano su scala globale, sono anche le piรน penalizzate dalle restrizioni commerciali: vengono colpite direttamente da costi piรน alti e indirettamente da un minore accesso a tecnologie, clienti e input globali.
La banca Usa evidenzia come il commercio non solo alimenti la concorrenza, ma permetta anche una migliore allocazione delle risorse, che ora rischia di bloccarsi.
Efficienza in declino: produttivitร e investimenti sotto pressione
Nel lungo termine, il protezionismo potrebbe diventare un vero e proprio freno strutturale per la crescita economica. Il report sottolinea come le tariffe piรน elevate riducano lโefficienza produttiva penalizzando lโacquisto di beni capitali importati, in particolare macchinari e attrezzature. Questo si traduce in una minore propensione a investire, che ha conseguenze dirette sul tasso di crescita potenziale del Pil.
Goldman Sachs stima una riduzione del Pil reale di circa 0,75 punti percentuali rispetto allo scenario baseline. Inoltre, viene sottolineata una correlazione chiara tra bassi prezzi dellโequipment, alti tassi di investimento e una maggiore produttivitร aggregata. Lโinterruzione delle catene globali di fornitura e il venir meno delle economie di scala porteranno le imprese a produrre con costi piรน alti e minor efficienza, riducendo la competitivitร complessiva degli Stati Uniti.
Reshoring? Solo sulla carta, troppo costoso nella pratica
Nonostante lโobiettivo politico di rilocalizzare la produzione negli Stati Uniti, Goldman Sachs segnala come il reshoring (rilocalizzazione) sia economicamente poco sostenibile nella maggior parte dei settori. I dati del report mostrano che i costi di produzione negli Usa sono fino al 50% piรน alti rispetto a quelli dei principali partner commerciali, come Messico, Cina e Vietnam.
Solo in comparti ad alta intensitร tecnologica, come aerospazio e farmaceutica, gli Stati Uniti risultano relativamente competitivi, ma anche qui il reshoring avviene piรน per effetto di incentivi fiscali (come quelli previsti dallโInflation Reduction Act) che per i dazi. Inoltre, la costruzione ex novo di impianti produttivi domestici richiede tempo e capitali, e difficilmente puรฒ rispondere nel breve termine alle dinamiche di mercato. Lโillusione di una reindustrializzazione massiccia si scontra con un sistema produttivo strutturalmente piรน costoso e meno flessibile.
Effetti collaterali: meno innovazione, piรน lobbying
Il report individua infine una serie di effetti collaterali meno visibili ma non meno dannosi. Uno dei principali riguarda la minore pressione competitiva: in un contesto protetto, le imprese domestiche hanno meno incentivi a innovare, migliorare lโefficienza o abbassare i prezzi. In parallelo, aumenta il rischio di distorsioni politiche, con unโaccresciuta incidenza del fenomeno del rent-seeking: aziende che cercano protezione tramite lobbying piuttosto che investire in competitivitร .
Goldman Sachs avverte che periodi caratterizzati da tariffe elevate, come negli anni '80, hanno storicamente favorito la creazione di privilegi settoriali e una riallocazione inefficiente delle risorse. Anche dal punto di vista dellโinnovazione tecnologica, i costi piรน alti degli input e il minore accesso a reti internazionali rischiano di rallentare la transizione digitale e verde dellโeconomia americana.
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