Guerra in Iran spinge il petrolio oltre 112$: ENI vola a Milano, oro ai massimi

Il conflitto in Iran scuote i mercati globali: il WTI balza a 112,05 dollari al barile (+11,4% in due sedute), trascinando Eni al +4,27% a Piazza Affari. L'oro supera i 4.700 dollari l'oncia, nuovo record storico, mentre gli investitori retail abbandonano le azioni e i mercati vivono la loro settimana più volatile del 2026.
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Petrolio alle stelle: lo Stretto di Hormuz nel mirino
Il discorso televisivo del presidente Donald Trump mercoledì sera, in cui ha annunciato un'escalation militare contro l'Iran, ha innescato una corsa al rialzo delle materie prime energetiche senza precedenti da anni. Il WTI (West Texas Intermediate) ha toccato un intraday high di 113,97 dollari nella seduta di giovedì 2 aprile, per poi stabilizzarsi a 112,05 dollari (+0,24% rispetto alla chiusura precedente di 111,78$), ma il dato più significativo è il balzo da 100,12 dollari del 1° aprile: in appena due sedute il greggio ha guadagnato quasi il 12%. Il timore principale degli operatori riguarda la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le tensioni si sono parzialmente allentate nel pomeriggio di giovedì dopo che il ministero degli Esteri iraniano ha comunicato di stare elaborando un protocollo con l'Oman per la gestione del traffico navale, ma la situazione resta critica e la volatilità elevatissima.
ENI brilla a Piazza Affari: +4,27% in una sola seduta
Il principale beneficiario italiano del rialzo del greggio è Eni S.p.A. (ENI.MI), che ha chiuso la seduta del 2 aprile a 24,685 euro, con un guadagno di +4,27% rispetto ai 23,675 euro del giorno precedente. Il titolo ha toccato un massimo intraday di 24,805 euro, con volumi in forte accelerazione: circa 19,8 milioni di azioni scambiate. L'azienda guidata da Claudio Descalzi beneficia direttamente dell'impennata del prezzo del barile attraverso la sua produzione upstream in oltre 40 paesi. Va ricordato che nelle ultime settimane Eni aveva già registrato un'ottima performance: il titolo è salito del +17,3% nell'ultimo mese e del +76,2% nell'ultimo anno. Gli analisti di Zacks hanno recentemente assegnato al titolo il rating #1 (Strong Buy), con stime sugli utili 2026 riviste al rialzo da 3,43 a 4,97 dollari per azione negli ultimi 60 giorni. Tra le notizie positive per la società, segnaliamo anche l'accordo firmato mercoledì con la Banca Europea degli Investimenti (BEI) per un prestito da 500 milioni di euro a 15 anni destinato alla conversione della raffineria di Sannazzaro de' Burgondi in una biorifineria.
Oro a 4.700 dollari: il metallo rifugio non conosce sosta
L'escalation geopolitica ha riacceso la domanda di asset rifugio e l'oro è il grande protagonista. I futures sull'oro (GC.COMM) hanno raggiunto un massimo intraday di 4.825,90 dollari l'oncia nella sessione del 3 aprile, per poi attestarsi intorno a 4.702,70 dollari (+0,13%). Il trend rialzista è impressionante: dal 4.526 dollari del 30 marzo il metallo prezioso è salito di oltre il 3,9% in quattro sedute. Il picco del 1° aprile a 4.783 dollari aveva già segnato un nuovo record storico. Secondo i dati CFTC, le posizioni speculative nette sull'oro si attestano a 168.300 contratti (dato precedente), a conferma dell'interesse degli investitori istituzionali. La combinazione di rischio geopolitico, timori inflazionistici e aspettative sui tassi Fed — con il mercato che ora sconta una probabilità del 31% di rialzi dei tassi entro dicembre 2026 — alimenta la domanda di oro come protezione del portafoglio.
Mercati azionari: volatilità estrema, retail in fuga
Wall Street ha vissuto una seduta drammatica: il Nasdaq 100 ha aperto in calo di quasi il 2,2% prima di recuperare, mentre l'S&P 500 ha toccato un minimo intraday a 6.474,94 punti prima di chiudere a 6.582,69 (+0,11%). Il Nasdaq ha terminato a 24.045,53 punti (+0,11%). La volatilità è stata amplificata dalla notizia che il Dow Jones Futures è in calo in attesa del rapporto sul mercato del lavoro USA di marzo — pubblicato venerdì 4 aprile, giorno di chiusura dei mercati per il Good Friday. Il dato più preoccupante per le prospettive di breve termine arriva dal comportamento degli investitori retail: secondo JPMorgan Chase, le attività di trading retail sono crollate del 30% rispetto al periodo pre-guerra, con i flussi netti della settimana del 19 marzo scesi a 3 miliardi di dollari contro una media di 6,8 miliardi. Il 23 marzo, per la prima volta da novembre 2023, i retail sono stati venditori netti di azioni.
Implicazioni per gli investitori: energia e oro come scudi
Il quadro attuale suggerisce alcune considerazioni strategiche per gli investitori retail italiani:
- Settore energia: titoli come Eni e, a livello europeo, TotalEnergies e Shell, beneficiano direttamente del rialzo del greggio. Il rischio principale rimane un'eventuale de-escalation rapida che farebbe ritracciare il petrolio.
- Oro e metalli preziosi: con il metallo giallo su nuovi massimi storici e l'incertezza geopolitica persistente, la domanda di protezione rimane elevata. ETF come XAUUSD o prodotti fisici sull'oro possono rappresentare un'utile copertura.
- Rischio inflazione: l'impennata del petrolio si tradurrà inevitabilmente in maggiori costi energetici per famiglie e imprese europee, con possibili ripercussioni sulle decisioni della BCE, attesa per i prossimi mesi con tagli dei tassi già in dubbio.
- Cautela sui mercati azionari: con i futures S&P 500 ancora in territorio negativo e la possibilità che la Fed possa alzare i tassi (secondo il 31% dei trader), la volatilità potrebbe rimanere elevata nelle prossime settimane.
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