Guerra in Medio Oriente e banche centrali, ecco come potrebbero cambiare le decisioni sui tassi

09/03/2026 10:00
Guerra in Medio Oriente e banche centrali, ecco come potrebbero cambiare le decisioni sui tassi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno ridisegnando le prospettive di politica monetaria globale. L’aumento dei prezzi energetici e l’incertezza economica stanno complicando le decisioni delle principali banche centrali, costrette a bilanciare rischi di inflazione e rallentamento della crescita. Fed, Bce, Bank of England e Bank of Japan si trovano così di fronte a scenari sempre più complessi per le prossime mosse sui tassi.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Le scelte della Federal Reserve

Dopo aver tagliato il tasso di riferimento di 75 punti base totali nelle ultime tre riunioni del FOMC del 2025, la Federal Reserve (Fed) ha mantenuto stabile la sua posizione a gennaio, facendo capire di non aver visto la necessità di ulteriori interventi in quel momento, dato che l'inflazione era al di sopra dell'obiettivo e riteneva attenuati i rischi al ribasso per il mercato del lavoro. A dirlo sono James Knightley, Carsten Brzeski, James Smith e Min Joo Kang, economisti di ING.

Sebbene gli Stati Uniti importino poca energia dal Medio Oriente, dopo l’attacco sferrato all’Iran si trovano comunque di fronte a prezzi più elevati di petrolio, gas ed elettricità anche sul mercato interno. Ciò, spiega ING, ritarderà la data in cui l’inflazione scenderà fino a tornare alla soglia del 2%. In termini di crescita, l'aumento dei prezzi potrebbe rappresentare una spinta per il settore energetico statunitense, ma i maggiori costi dell'energia ridurranno il potere d'acquisto delle famiglie in un momento in cui la fiducia dei consumatori è già debole a causa dell'ansia per i dazi e la sicurezza del lavoro. Per di più, precisa ING, un ulteriore senso di incertezza economica e geopolitica non incentiverà le aziende ad accelerare improvvisamente le assunzioni.

Nel breve termine, secondo ING, è probabile che la Fed si concentri sull'inflazione, ma se i prezzi dell'energia dovessero continuare a crescere, ciò porrebbe anche sfide evidenti alla crescita e all'occupazione, che alla fine ridurranno le pressioni inflazionistiche nell'economia. Con l'intervallo dei tassi di riferimento del 3,5-3,75% ancora considerato leggermente restrittivo, ING continua a intravedere margini per tagli di 50 punti base quest'anno, ma li ha posticipati a settembre e dicembre.

La posizione della Banca Centrale Europea

Con la guerra in Medio Oriente, si legge nel report di ING, un taglio dei tassi dovrebbe essere decisamente escluso alla riunione del 19 marzo della Banca Centrale Europea (Bce). È ormai superato lo scenario in cui un euro più forte avrebbe potuto spingere al ribasso le previsioni di inflazione della banca centrale per un periodo più lungo, dando origine a un dibattito più controverso sulla possibilità di un’inflazione al di sotto dell’obiettivo e le relative implicazioni per la credibilità della Bce. I prezzi del petrolio avevano già iniziato a salire e l'inizio della guerra in Medio Oriente ha probabilmente coinciso con la data limite per l'ultima tornata di previsioni.

Gli ultimi movimenti di mercato, ovvero un parziale indebolimento dell’euro più e prezzi del petrolio più elevati, porterebbero per ING a un aumento dell'inflazione nell'Eurozona se si protrarranno a lungo. La grande domanda per la Bce non è quindi più come reagire a un'inflazione al di sotto dell’obiettivo, ma piuttosto come reagire a un altro shock del prezzo del petrolio. Tradizionalmente, spiega ING, gli shock del prezzo del petrolio tendono a essere stagflazionistici per l'Eurozona, il che ha spesso spinto la Bce a limitarsi a guardare oltre questi picchi. Tuttavia, questo approccio comporta dei rischi, cioè restare indietro rispetto alla curva, come nel 2022. Con questi ricordi ancora freschi, ING si aspetta che la Bce assuma un atteggiamento più aggressivo. Tuttavia, poiché lo scenario di base di ING prevede un allentamento delle turbolenze e dei prezzi del petrolio, non è in verità necessario che aumenti i tassi. ING continua invece ad aspettarsi che la Bce mantenga i tassi di interesse invariati quest'anno.

L’approccio della Bank of England

La Bank of England (BoE) si è dimostrata tra le più sensibili agli aumenti dell'inflazione indotti dall'offerta. Lo abbiamo visto bene la scorsa estate, quando la BoE è diventata più reticente a tagliare i tassi di interesse a fronte dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Memori di aver sottostimato l’inflazione nel 2022, sottolinea ING, gli economisti di Londra potrebbero ritardare ulteriori tassi di interesse a fronte di prezzi più elevati dell'energia. Detto questo, a differenza del 2022, il mercato del lavoro è debole e si sta ulteriormente indebolendo. Ciò limita il rischio di un aumento della crescita salariale in risposta all'aumento dei costi energetici. ING mantiene la sua previsione di due tagli quest'anno, partendo dall'idea che i prezzi del petrolio e del gas diminuiranno dai massimi recenti nel corso della primavera.

Inizialmente ING aveva previsto un taglio dei tassi a marzo, per poi posticipare la previsione. La decisione si prospettava già sofferta, e il governatore Andrew Bailey, che di fatto detiene il voto decisivo, probabilmente preferirà attendere ulteriori chiarimenti. Nel caso in cui, precisa ING, si assistesse a una significativa attenuazione delle tensioni in Medio Oriente entro pochi giorni, ciò potrebbe plausibilmente portare a un nuovo taglio dei tassi questo mese, con la BoE che tornerebbe a concentrarsi sul raffreddamento del mercato del lavoro.

Le prospettive della Bank of Japan

Gli economisti di ING prevedono una Bank of Japan (BoJ) attendista nella riunione del 19 marzo, poiché la situazione attuale rimane piuttosto incerta. È probabile che la BoJ ignori eventuali aumenti temporanei dei prezzi dell'energia e mantenga invece la propria flessibilità, pur con la prospettiva di tassi più alti in futuro.

Tuttavia, evidenzia ING, uno shock prolungato dell'offerta potrebbe modificare il suo approccio. La crescente incertezza derivante da uno shock petrolifero potrebbe frenare la spesa e gli investimenti privati, portando a una crescita più lenta e a un'inflazione più elevata che complicheranno le decisioni della BoJ. Un fattore importante a sostegno della mossa della BoJ verso la normalizzazione delle politiche, anche se l'inflazione complessiva scendesse al di sotto del 2%, è la prevista crescita positiva dei salari reali quest'anno, che dovrebbe stimolare la spesa privata. I sussidi governativi all'energia e la stabilità dei prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero aumentare il potere d'acquisto; a sua volta, la pressione sui prezzi di fondo dovrebbe rimanere stabile, intorno al 2%. Tuttavia, osserva ING, se l'inflazione accelera, principalmente a causa dello shock dell'offerta (che alla fine frena la ripresa dei salari reali e dei consumi), la BoJ potrebbe dover rallentare il ritmo degli aumenti dei tassi.

Per il momento, conclude ING, la BoJ valuterà gli effetti dei recenti aumenti dei tassi sulle condizioni finanziarie e cercherà la conferma di una solida crescita salariale e di un'inflazione sostenuta ad aprile prima di prendere in considerazione un altro aumento, possibilmente a giugno.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in sterline al 12,5%

tasso fisso cumulativo e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it