Guerra Iran: petrolio +14% in due giorni, mercati in fibrillazione

Il conflitto tra USA-Israele e Iran ha mandato in tilt i mercati globali: il WTI vola a 76,25 dollari (+2,27% solo oggi) dopo un rally di oltre il 14% in 48 ore, mentre il Brent tocca 83,32 dollari (+2,36%). La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'IRGC iraniano ha scatenato un'ondata di risk-off globale, con l'euro/dollaro che scivola ai minimi da novembre 2025 sotto 1,161 e il gas naturale europeo in impennata.
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Lo Stretto di Hormuz chiuso: il detonatore della crisi
Nel fine settimana del 28 febbraio-1° marzo 2026, le forze statunitensi e israeliane hanno avviato operazioni militari contro l'Iran, innescando una crisi geopolitica senza precedenti nell'era recente. La risposta di Teheran è stata immediata e dirompente per i mercati energetici: le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno dichiarato lo Stretto di Hormuz ufficialmente chiuso, avvertendo che qualsiasi imbarcazione che tenti il passaggio sarà attaccata. Attraverso quello stretto transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio — oltre 17 milioni di barili al giorno — e gran parte del GNL prodotto da Qatar e altri paesi del Golfo. Il presidente Trump ha risposto dichiarando che la Marina Usa scorterà le petroliere attraverso lo Stretto se necessario, ma i mercati restano in stato di massima allerta.
Petrolio e gas: numeri da capogiro in 48 ore
La reazione dei mercati delle materie prime energetiche è stata immediata e violenta. Il WTI (greggio americano) ha chiuso venerdì 27 febbraio a 67,02 dollari al barile, per poi aprire lunedì 2 marzo a 75 dollari e raggiungere oggi 76,25 dollari (+2,27% nella sola seduta odierna), con un rialzo complessivo di circa +14% in soli due giorni di contrattazioni. Il Brent, benchmark europeo, si trova a 83,32 dollari (+2,36% oggi), partito da 72,48 dollari venerdì scorso. Ancora più eclatante la situazione del gas naturale europeo: il TTF olandese (benchmark del mercato del gas in Europa) ha registrato un rialzo superiore all'85% dalla chiusura di venerdì, complice l'interruzione della produzione da parte di QatarEnergy. L'analisi di Rabobank segnala che «l'Europa affronta rinnovati rischi per la sicurezza energetica, con il deterioramento dell'affidabilità del GNL mediorientale».
Oro e dollaro: dinamiche inattese nel risk-off
Paradossalmente, l'oro — tradizionale bene rifugio — ha mostrato una dinamica insolita. Dopo un iniziale rally a ridosso dei 5.400 dollari lunedì, il metallo giallo ha subito una correzione significativa martedì, scendendo del 2,5% circa a 5.180 dollari, per poi recuperare parzialmente oggi a 5.154 dollari (+0,92%). La ragione è il forte apprezzamento del dollaro USA: l'indice DXY ha guadagnato oltre l'1% in una sola seduta, penalizzando le commodity quotate in dollari. L'euro/dollaro è scivolato a 1,1610, ai minimi da novembre 2025, con un calo di circa 0,74% nella giornata odierna. L'argento soffre maggiormente: il contratto futures segna 84,29 dollari (-5,13%), colpito sia dal rafforzamento del dollaro che dalla componente industriale della domanda. Il CEO di Goldman Sachs David Solomon ha dichiarato di essere «sorpreso dalla reazione relativamente benigna dei mercati» e che «potrebbe volerci un paio di settimane per digerire pienamente gli impatti».
Impatti sui mercati azionari e sull'Europa
Il Dow Jones ha perso oltre 1.200 punti nella peggiore seduta da settimane, mentre i mercati asiatici hanno esteso le perdite mercoledì mattina. Gli investitori stranieri hanno venduto circa 3,1 miliardi di dollari di azioni sudcoreane in pochi giorni, dopo aver liquidato posizioni record. In Europa, il tema è duplice:
- Inflazione in rialzo: l'inflazione dell'Eurozona a febbraio è salita all'1,9% (core al 2,4%), superiore alle attese, complicando il percorso della BCE sui tassi;
- Settore energetico: i titoli del comparto energia beneficiano della crisi. Eni ha già riportato risultati Q4 2025 sopra le stime (utile per ADR a 0,87 dollari vs stima 0,78 dollari), con ricavi trimestrali a 24,4 miliardi di dollari;
- Banche: l'incertezza geopolitica pesa sul settore finanziario, con le banche europee sotto pressione per l'aumento del rischio sistemico.
Cosa osservare nelle prossime ore
Per gli investitori retail italiani, i punti di attenzione nelle prossime ore e giorni sono:
- Fed Beige Book (oggi ore 19:00 CET): il rapporto economico della Federal Reserve fornirà indicazioni cruciali sulla percezione della banca centrale americana rispetto allo shock inflazionistico da petrolio;
- Stretto di Hormuz: qualsiasi sviluppo militare o diplomatico avrà un impatto diretto e immediato sui prezzi dell'energia;
- BCE: con l'inflazione già sopra le aspettative, uno shock energetico prolungato potrebbe rimettere in discussione il percorso di taglio dei tassi atteso per primavera;
- Titoli energetici europei (Eni, TotalEnergies, BP): beneficiari diretti del rialzo del petrolio, ma esposti al rischio geopolitico;
- Compagnie aeree e crociere (Air France-KLM, Carnival, Norwegian Cruise Line): tra i settori più penalizzati dall'impennata del carburante.
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