Guerra USA-Iran: oro sopra 5.200$ e petrolio in fiamme, mercati in allarme

Guerra USA-Iran: oro sopra 5.200$ e petrolio in fiamme, mercati in allarme

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e l'escalation militare con USA e Israele stanno scuotendo i mercati globali: l'oro ha toccato 5.204 dollari/oncia sui futures, il petrolio WTI è balzato del +3,8% a 77,52 dollari/barile. Dopo il crollo iniziale, Wall Street ha recuperato parzialmente grazie a segnali di apertura diplomatica di Teheran, ma l'incertezza rimane elevatissima e gli investitori cercano rifugio negli asset sicuri.

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Lo Stretto di Hormuz chiuso: il catalizzatore della crisi

Nella serata di lunedì 2 marzo, i media statali iraniani hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, la via d'acqua strategica attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Tehran ha dichiarato che qualsiasi nave che tenti di passare sarà soggetta ad azioni militari, in risposta alla campagna aerea condotta da USA e Israele contro obiettivi iraniani. La notizia ha innescato una reazione immediata e violenta sui mercati internazionali: i futures sul greggio sono schizzati alle stelle, le borse asiatiche hanno perso fino al 12% in una sola seduta (il Kospi coreano è crollato di quella percentuale prima di rimbalzare il giorno successivo), e gli investitori si sono precipitati sugli asset rifugio. Il contesto è quello di una guerra aperta, con gli Stati Uniti e Israele impegnati in una campagna aerea sostenuta contro l'Iran, uno scenario che i mercati non prezzavano da decenni.

Oro ai massimi storici: quota 5.200$ sfiorata

Il metallo giallo è il grande protagonista di questa crisi geopolitica. I futures sull'oro (Gold Futures, GC.COMM) hanno toccato un massimo intraday di 5.204,30 dollari/oncia nella sessione odierna del 5 marzo 2026, rispetto ai 5.278 dollari di fine febbraio — ma il percorso è stato tutt'altro che lineare. Il 3 marzo, nel pieno del panico iniziale, il prezzo era crollato a un minimo di 4.997 dollari, salvo poi rimbalzare con forza. Oggi il future scambia intorno a 5.183 dollari, con un rialzo del +0,35% rispetto alla chiusura precedente di 5.120 dollari. Il sentiment sulle notizie legate all'oro risulta fortemente positivo (0,73 su scala normalizzata), confermando che gli operatori vedono nel metallo prezioso il principale beneficiario dell'incertezza geopolitica. L'argento (SI.COMM) invece mostra una certa debolezza relativa, cedendo l'-1,74% a 81,74 dollari/oncia, penalizzato dalla sua componente industriale in uno scenario di potenziale rallentamento economico.

Petrolio: il WTI balza del +3,8%, ma la diplomazia frena i rialzi

Il petrolio WTI (CL.COMM) è l'altro grande protagonista della crisi. Dopo essere crollato a 69,20 dollari nel momento di massima incertezza del 2 marzo, il greggio ha recuperato con forza e oggi scambia a 77,52 dollari/barile, in rialzo del +3,83% rispetto alla chiusura precedente di 74,66 dollari. Il massimo intraday odierno ha sfiorato 78,09 dollari. La risalita è però frenata da segnali di apertura diplomatica: secondo fonti citate da Reuters, l'Iran avrebbe lasciato intendere una disponibilità a negoziare con gli USA, e il presidente Trump ha promesso di intervenire per stabilizzare i mercati energetici. Questo ha contribuito al rimbalzo di Wall Street nella seduta di mercoledì, con il Nasdaq +1,3%, l'S&P 500 +0,8% e il Dow Jones +0,5%. JPMorgan ha invitato i propri clienti a "comprare il ribasso", mentre altri strategist avvertono del rischio stagflazionistico se il conflitto si prolungasse.

Impatto sui mercati e strategie per gli investitori

La crisi geopolitica in corso pone gli investitori di fronte a scelte difficili. Ecco i principali scenari da monitorare:

  • Oro: rimane il principale rifugio. La soglia dei 5.000 dollari si conferma un supporto chiave, mentre la resistenza è ora identificata attorno ai 5.200-5.250 dollari. Il sentiment positivo sulle notizie suggerisce ulteriori potenziali rialzi se la crisi dovesse aggravarsi.
  • Petrolio: la volatilità è estrema. Uno sblocco dello Stretto di Hormuz — anche parziale — potrebbe riportare il WTI verso i 70 dollari, mentre un'escalation ulteriore spingerebbe i prezzi verso i 90-100 dollari, con gravi implicazioni per l'inflazione globale.
  • Rame (HG.COMM): il metallo industriale cede leggermente (-0,44% a 5,83 dollari/libbra), riflettendo i timori per la crescita economica globale.
  • Azioni europee: i titoli energetici e della difesa (come Rheinmetall e Leonardo) potrebbero beneficiare del contesto, mentre le compagnie aeree e i settori a elevato consumo energetico sono sotto pressione.
  • Discorso Lagarde: oggi alle 17:00 è previsto un intervento della presidente della BCE Christine Lagarde, che potrebbe fornire indicazioni sull'impatto della crisi energetica sulla politica monetaria europea.

Prospettive: tra diplomazia e rischio di stagflazione

Il contesto rimane estremamente fluido. La chiusura dello Stretto di Hormuz — anche se parziale o temporanea — rappresenta un rischio sistemico di prim'ordine per l'economia globale. Gli analisti di Goldman Sachs stimano che ogni settimana di blocco completo potrebbe sottrarre circa 1,5-2 milioni di barili al giorno dall'offerta globale, spingendo il Brent verso i 100 dollari/barile. Lo scenario peggiore prefigurato da alcuni economisti è quello di una stagflazione: crescita rallentata e inflazione in risalita, un mix particolarmente insidioso per le banche centrali. Per gli investitori retail italiani, la situazione suggerisce prudenza nel breve termine, con una preferenza per asset reali come l'oro fisico o ETF sull'oro, una riduzione dell'esposizione ai settori ciclici e una maggiore attenzione agli sviluppi diplomatici. Il discorso odierno di Lagarde e le prossime mosse della Fed saranno cruciali per capire se le banche centrali scelgieranno di prioritizzare la lotta all'inflazione energetica o il sostegno alla crescita.

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