Hormuz riapre e i mercati cercano chiarezza

Al momento ai mercati manca chiarezza e le aspettative sono confuse. Anche dopo la riapertura di Hormuz, probabilmente i prezzi della benzina rimarranno più alti rispetto a prima dello scoppio delle ostilità e questo non potrà non generare inflazione.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Produzione industriale dell’Europa MoM di gennaio in uscita oggi (stima +0,5% contro -1,4% di dicembre). Serie di dati degli Stati Uniti importanti per i mercati finanziari: si comincia dalla lettura finale del PIL QoQ del 4Q25, che dovrebbe confermare la lettura flash di +1,4% (+4,4% nel 3Q25), seguono gli ordini di beni durevoli MoM di gennaio (stima +0,5% contro -1,4% di dicembre) e la fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan di marzo (stima 55,9 punti contro 55,6 d febbraio).
Richieste settimanali alla disoccupazione leggermente inferiori alle attese (213k contro 214k attese) e alla scorsa settimana (214k). Come noto, il dato rappresenta il numero di persone che hanno presentato richiesta di sussidio di disoccupazione, per la prima volta. Essendo un dato settimanale è soggetto a forte volatilità.
Come sappiamo, i mercati finanziari si basano sulla chiarezza e sulle aspettative. E al momento, manca chiarezza ed è difficile per gli investitori avere un livello elevato di fiducia nelle proprie aspettative, dato che i prezzi del petrolio sono sulle montagne russe e che non si sa bene che fine farà l’inflazione.
Nel complesso, riteniamo che lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20-25% della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, riprenderà probabilmente il traffico delle superpetroliere in quella che è probabilmente una questione di settimane, ma potrebbe anche essere di pochi giorni. Di conseguenza, prevediamo un impatto limitato del prezzo del petrolio sull'economia statunitense. Un po’ più marcato potrebbe essere l’impatto sull’economia europea, dove però vediamo la speculazione farla da padrone.
I prezzi alla pompa di benzina alla fine saranno più alti per i consumatori? Ci possiamo scommettere. Lo sono già. Infatti, il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è aumentato di circa 60 centesimi al gallone da metà gennaio, a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio in risposta all'aumento delle navi militari statunitensi nelle acque mediorientali. Quindi, mentre in alcune aree del Paese (p.e. Oklahoma) il prezzo della benzina è sceso sotto i 2 dollari, i consumatori dovranno abituarsi a pagare di più per fare il pieno, almeno nel breve termine. Ma il prezzo medio della benzina, almeno finora, rimane comunque ben al di sotto dei picchi superiori ai 4 dollari registrati a settembre 2023 e giugno 2022.
Quindi è probabile che ci saranno effetti inflazionistici a breve termine sull'economia. I prezzi della benzina sono un promemoria costante per i consumatori, poiché la maggior parte di noi fa rifornimento di benzina ogni settimana. I consumatori sono anche molto esposti ai prezzi dei supermercati, poiché anche quelli sono una tappa frequente. Almeno nel breve termine, costerà di più per gli autotrasportatori trasportare generi alimentari e altri beni dal punto A al punto B. Si noti che i prezzi del diesel negli Stati Uniti, come quelli della benzina, sono aumentati con l'aumento dei prezzi del petrolio greggio.
Ma ci sono differenze importanti rispetto ai picchi petroliferi registrati durante le prime due Guerre del Golfo (nel 1990 e nel 2002). Le turbolenze dei mercati finanziari hanno colpito gli investitori in entrambi i periodi, proprio come sta accadendo oggi. Ma due cose mi vengono in mente che distinguono quelle esperienze con la guerra oggi.
Innanzitutto, l'economia statunitense è oggi molto più orientata ai servizi piuttosto che ad alta intensità energetica come in passato. Inoltre, gli Stati Uniti sono ora un esportatore netto di petrolio. Mentre altri Paesi potrebbero essere a rischio di una carenza di approvvigionamento, la combinazione della produzione statunitense e canadese dovrebbe garantire un flusso di petrolio interno abbondante. Potremmo assistere ad un temporaneo aumento dell'inflazione fino a quando l'energia non tornerà a fluire fuori dal Golfo Persico, ma riteniamo che una recessione – ventilata da qualche analista - sembri improbabile grazie alle risorse energetiche statunitensi.
Quindi, cosa fare ora? Vediamo gli analisti privilegiare il ribilanciamento delle esposizioni dopo la forte impennata degli asset legati all'energia. Analisti e strategit suggeriscono di riportare l'allocazione del portafoglio dedicata al settore energetico ad un livello neutrale e di spostare gli investimenti verso azioni statunitensi a grande e media capitalizzazione. I titoli finanziari (i più favoriti) hanno sottoperformato di recente e potrebbero offrire opportunità importanti. Da monitorare anche il settore industriale e delle utility.ù
Per quanto riguarda l'esposizione alle materie prime, gli analisti suggeriscono di riportare le allocazioni ad un livello neutrale e di ruotare i fondi dai settori delle materie prime legate all'energia verso i settori dei metalli industriali e dei metalli preziosi.
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