IA tra boom e crollo, due scenari estremi che possono cambiare economia e mercati

22/01/2026 15:00
IA tra boom e crollo, due scenari estremi che possono cambiare economia e mercati

L’intelligenza artificiale sta diventando un tema macro, non solo tecnologico. La domanda non è tanto se esista o meno una bolla, ma quali effetti economici produrrebbe una corsa agli investimenti che mantiene le promesse oppure si sgonfia bruscamente. Con un 2026 ancora sostenuto da contesto macro solido e capex degli hyperscaler, il vero bivio potrebbe arrivare verso fine anno: monetizzazione reale o delusione delle aspettative. Da lì, gli esiti divergono: crescita rivoluzionaria oppure shock recessivo.

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Due scenari, un punto di svolta a fine 2026

Gli economisti non sono i più adatti a stabilire se ci si trovi in una bolla speculativa. Ma guardando all’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sulle economie globali, emergono due potenziali traiettorie: un boom dell’IA, in cui l’adozione accelera e diventa rapidamente realtà, e un crollo dell’IA, in cui la bolla azionaria scoppia e gli investimenti vengono tagliati.

Entrambi gli scenari, si legge nella nota di David Rees, Head of Global Economics di Schroders, partono da un’ipotesi comune: contesto macroeconomico solido e piani di investimento consistenti degli hyperscaler dovrebbero sostenere una spesa in conto capitale continua e un aumento delle performance del mercato azionario per gran parte del 2026. È su questo percorso che Rees inserisce un momento chiave verso fine anno, quando i mercati potrebbero iniziare a mettere in discussione la capacità delle aziende tecnologiche di mantenere le promesse: la tecnologia sarà abbastanza monetizzata da garantire un ritorno sull’investimento? In quel punto, gli scenari divergono in modo netto.

Nel caso del “crollo dell’IA”, spiega Rees, la bolla speculativa del mercato azionario scoppia e le aziende tecnologiche riducono gli investimenti, con un impatto negativo sull’economia in generale. Nel caso del “boom dell’IA”, puntualizza Rees, le turbolenze di mercato diventano la prova che l’IA, non solo sotto forma di LLM, ma anche con robotica autonoma, veicoli e altre applicazioni, è in grado di trasformare i mercati e generare profitti, aprendo la strada a una rapida adozione e persino all’emergere di nuovi leader.

Lo scenario “crollo”, investimenti in calo e lieve recessione Usa

I precedenti storici che riguardano lo scoppio di bolle speculative consentono di essere più fiduciosi sulle implicazioni macroeconomiche di uno scenario negativo. come si legge nella nota di Rees, l’ipotesi è che un crollo del mercato avrebbe un effetto immediato e sfavorevole sull’attività del settore privato. Quando diventasse evidente che le aziende tecnologiche non riescono a monetizzare gli investimenti in IA, la spesa verrebbe accantonata.

Rees ipotizza quindi una recessione degli investimenti di due anni, simile a quella vista dopo la bolla dot-com dei primi anni 2000. Il meccanismo di trasmissione passerebbe anche dal canale finanziario e psicologico: il calo dei prezzi azionari e l’aumento della disoccupazione avrebbero un impatto negativo su sentiment e spesa, abbastanza da portare gli Stati Uniti in una lieve recessione.

In questa traiettoria, spiega Rees, l’aumento della disoccupazione e il calo della domanda ridurrebbero i vincoli di capacità dell’economia statunitense e permetterebbero alla Fed di tagliare i tassi di interesse al di sotto del livello neutro. Rees aggiunge che, insieme ad alcuni stimoli fiscali, questo creerebbe le condizioni per una ripresa ciclica guidata dai consumi dalla fine del 2028 in poi. In quel contesto, le azioni potrebbero tornare a registrare buoni risultati, ma con maggiore ampiezza e con leader di mercato diversi, segno di un mercato che si ricostruisce su basi più diffuse.

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Lo scenario “boom”, terza rivoluzione industriale in pochi mesi

Lo scenario del boom dell’IA viene volutamente impostato come estremo da Schroders per mettere in luce le implicazioni di lungo periodo di una rapida terza rivoluzione industriale che si sviluppa nell’arco di mesi anziché anni. Rees ipotizza che dopo una fase di instabilità dei mercati possa verificarsi una pausa negli investimenti tecnologici, mentre si definiscono vincitori e vinti della corsa agli armamenti dell’IA. Da lì, però, l’ipotesi centrale è un aumento esponenziale degli investimenti: le aziende si affretterebbero a implementare infrastrutture e servizi di IA una volta che fosse chiaro quanto l’IA sia trasformativa. Questo, nel modello di Rees, sosterrebbe una robusta crescita del Pil statunitense.

Il punto critico, però, è il lato occupazionale. In uno scenario in cui robotica e veicoli autonomi, tra altre tecnologie, iniziano a sostituire lavoratori, le prospettive per i consumi diventano meno lineari. Rees ipotizza che il boom dell’IA possa riportare la crescita della produttività statunitense ai livelli precedenti alla bolla dot-com, mantenendola intorno al 3,5% annuo. Se crescita demografica e tassi di partecipazione restassero invariati, una produttività così elevata implicherebbe un aumento della disoccupazione, aprendo una frattura tra crescita del Pil e solidità della domanda delle famiglie.

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Inflazione a due velocità e nodo energia

In un contesto simile, Rees considera plausibile anche un andamento a due velocità dell’inflazione negli Stati Uniti. Da un lato, l’aumento della disoccupazione e la pressione su redditi e spesa dei consumatori suggerirebbero una tendenza deflazionistica, soprattutto in settori come immobiliare e servizi di base. La sostituzione dei lavoratori potrebbe inoltre ridurre i costi di altri comparti dei servizi.

Dall’altro lato, spiega Rees, la corsa all’adozione rapida di un’IA trasformativa potrebbe generare tensioni su vari settori dell’economia. Se le aziende tecnologiche faticassero a stare al passo con una domanda così intensa, sarebbe lecito attendersi un impatto inflazionistico nel settore dei beni.

Un altro nodo è l’energia. Rees richiama l’attenzione sulla domanda che l’IA potrebbe generare attraverso data center ad alto consumo energetico. Poiché circa metà dell’elettricità Usa è prodotta usando gas naturale, un aumento della domanda potrebbe far salire i prezzi. E dato il ruolo del gas naturale nella produzione di fertilizzanti, questa dinamica potrebbe iniziare a esercitare una pressione al rialzo anche sui prezzi alimentari.

Un terreno complicato per i policymaker e un rischio per gli investitori

Nell’insieme, Rees indica un contesto difficile per i policymaker. L’aumento dei licenziamenti e il calo dell’inflazione aprirebbero la strada a tassi di interesse molto più bassi, ma la prospettiva di una crescita senza occupazione avrebbe implicazioni profonde per le finanze pubbliche statunitensi. Rees ricorda che circa tre quarti delle entrate federali provengono dalla tassazione del lavoro, mentre solo circa un quarto deriva dalle società, mentre dal lato della spesa una quota rilevante è destinata al welfare. In una dinamica di questo tipo, governi negli Usa e altrove potrebbero essere costretti ad aumentare le imposte sulle società e forse a rivedere in modo più radicale sistemi fiscali e di spesa.

Rees aggiunge anche una domanda più immediata: i governi permetterebbero mai un’adozione così libera dell’IA? È un interrogativo che introduce un ulteriore livello di incertezza, perché le traiettorie economiche dipendono anche dalla risposta regolatoria e politica.

Dal punto di vista degli investitori, la conclusione di Rees è chiara: è fondamentale monitorare questi sviluppi. Quando i possibili esiti dell’IA sono così divergenti da poter innescare un boom o provocare un crollo, la compiacenza diventa uno dei rischi maggiori.

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