Il 2024 sta arrivando anche sui mercati: l’analisi dei rischi e i suggerimenti da IG


L’analista di mercato del broker britannico Diego Morin individua le sfide più importanti per il prossimo anno e indica i settori da tenere d’occhio nel 2024 e nel 2025.


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Un 2023 volatile e nervoso

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, cantava Lucio Dalla, ma il tempo potrebbe non passare così rapidamente sui mercati, viste le sfide che aspettano nel corso del 2024, tra vecchie e nuove.

A fare una panoramica su quanto potrebbe attenderci e sui settori da tenere d’occhio sulla base di quanto accaduto negli ultimi tre anni ci pensa Diego Morin, analista di mercato di IG, riflettendo anche su come questi eventi potrebbero influenzare i prossimi mesi.

Il 2023 è stato caratterizzato da momenti di alta volatilità e nervosismo, con l’inflazione ancora ad alti livelli ma in calo, spingendo così i banchieri centrali a far intravedere un picco de tassi, situazione poi sfruttata dagli operatori per spingere al massimo le azioni, ‘copiando’ il movimento avvenuto nell'ottobre del 2022.

Il famoso ‘rally natalizio’ potrebbe essere iniziato a ottobre, man mano che le aziende mostravano buoni risultati aziendali fino a settembre, in attesa del bilancio annuale che inizierà a essere presentato il prossimo gennaio.

Tuttavia, “la situazione economica sembra diversa, con le PMI che continuano a mostrare un rallentamento dell'economia e molti investitori che prevedono l'arrivo di una recessione”, spiega l’esperto, per poi passare ad analizzare le principali problematiche presenti prima dell’alba del 2024.

Nazioni indebitate

La situazione mondiale riguardo al debito viene descritta da Morin come “complessa” e portatrice di un “panorama piuttosto difficile”.

I rapporti tra debito pubblico e privato si attestano al 336% del PIL mondiale (compresi governi, famiglie, imprese e banche), che al termine del 2022 si traduceva in poco più di 307 miliardi di dollari.

Il balzo è arrivato soprattutto con la pandemia, quando le iniezioni di denaro nelle economie hanno causato l’impennata dell’inflazione a doppia cifra in molte economie e i conseguenti aumenti dei tassi da parte delle banche centrali.

Ritengo sia “difficile tornare sotto l'obiettivo del 2% senza passare attraverso una recessione”, prevede Morin, ammettendo la possibilità che gli istituti centrali siano “costretti ad aumentare l'obiettivo al 3%”.

Quindi, “questo super ciclo del debito in cui ci troviamo ci porta ad una svolta significativa, poiché l'unica ‘uscita’ che vedo è l'arrivo imminente di una recessione e di conseguenza, ciò finirà per trascinare in difficoltà di debito e provocare un aumento dei tassi di morosità”, è lo scenario dell’analista.

Banche sull’orlo del fallimento?

I rialzi dei tassi hanno fatto venire alla luce un tema ‘scottante’ quale i fallimenti delle banche locali negli Stati Uniti e in Europa.

In particolare, sono state protagoniste Silicon Valley Bank e First Republic Bank, il cui eccesso di liquidità le aveva spinte a trasferire parte del suo capitale sul reddito fisso, dove i rendimenti sono ad 'alta volatilità' a causa delle strette monetarie della Federal Reserve.

A quel punto, è intervenuta la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) per cercare di evitare l’effetto contagio, ma i clienti hanno spostato altrove i loro capitali provocando il collasso delle banche.

Molte banche mondiali sono posizionate nel mercato immobiliare in momento di crisi dovuto alle restrizioni al credito e al conseguente brusco calo delle vendite.

Questa situazione potrebbe essere solo l’inizio secondo Morin: “i fallimenti di marzo sono stati un anticipo dei problemi che continuano a esistere nel settore, dove sono emersi problemi nelle succursali di UBS a Hong Kong e Julius Baer”.

I problemi dalla Cina

Con un debito salito a ufficialmente a 13,20 miliardi di dollari (Goldman Sachs ne calcola 23 miliardi), la situazione del gigante asiatico resta un punto interrogativo.

Se da un lato restano le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, il settore immobiliare resta al centro della scena, in particolare per quanto riguarda Evergrande.

La società immobiliare è in gravi difficoltà dal finire del 2020, registrando pesanti perdite nel 2021 e nel 2022 oltre i 70 miliardi di euro, il che ha accentuato i problemi dell'economia del gigante asiatico, rappresentando la sua principale minaccia essendo il settore immobiliare il 30% del PIL.

Questa situazione deriva dall'eccessivo indebitamento per la crescita, ma una volta che le vendite (domanda) si saranno fermate, unito alle difficoltà delle condizioni finanziarie, è aumentato un problema che potrebbe far tremare il settore a livello mondiale.

Pertanto, oltre all'eccessivo indebitamento, dobbiamo tenere conto delle politiche adottate dal governo cinese, dove tra il 60% e l'80% degli acquisti avviene su progetti.

Altro punto dolente per il mondo occidentale è il maggiore intervento da parte del Governo di Pechino sulle terre rare, con il blocco delle vendite dei minerali deciso durante il 2023, molto impattante per il settore delle energie rinnovabili, particolarmente dipendente da questo tipo di materiale.

Altri rischi

Secondo Morin esistono altri rischi per i mercati nel prossimo anno, in particolare dalla guerra tra Israele e Palestina che potrebbe “espandersi nella regione del Medio Oriente”, secondo le minacce arrivate dal Governo iraniano.

Dagli Stati Uniti sarà importante tenere d’occhio i risultati delle elezioni presidenziali di novembre, dove Donald Trump sembra essere favorito nei confronti di Joe Biden e la sua elezione potrebbe inasprire la guerra commerciale con la Cina secondo le previsioni di Morin.

Uno dei temi protagonisti del 2023 potrebbe restarlo anche il prossimo anno. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale, “basta guardare l'agitazione causata in OpenAI con l'uscita del suo CEO verso Microsoft per lo sviluppo dell'IA dell'azienda, generando molta volatilità nelle aziende legate a questo settore”, ricorda l’analista di IG.

Un altro fronte potrebbe aprirsi con i BRICS, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, con la possibile entrata di altri membri, aumentando la divisione con quelli del G7 (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia, Francia e Giappone).

Infine, secondo Morin “siamo già dentro” una recessione globale, “ma non si manifesterà completamente fino al prossimo anno”.

“Continuiamo ad avere dati macroeconomici deboli, nonostante il rallentamento delle tensioni inflazionistiche, ma non possiamo escludere che queste tensioni possano aumentare nel corso del 2024 e costringere le banche centrali ad aumentare l'obiettivo oltre il 2%”, prevede l’esperto.

Occhio a questi settori

Come conseguenza di questa analisi basata sugli ultimi tre anni, Morin suggerisce alcuni settori da tenere d’occhio non solo nel 2024, ma anche nell’anno successivo.

Oro e argento

Negli ultimi giorni l'oro ha toccato i suoi massimi storici a 2.140 dollari l’oncia grazie all'ingresso di una forte domanda, mentre l’argento sembra in fase di stallo per il metallo ampiamente utilizzato a livello industriale.

“Lo sfondamento della zona dei 26 dollari potrebbe generare impulsi in futuro, specialmente verso i massimi raggiunti nel 2021”, prevede l’analista.

Biotecnologia

Le aziende di biotecnologia potrebbero essere più importanti nei prossimi anni man mano che la tecnologia avanza a passi da gigante.

“Ritengo che sia un settore che potrebbe performare bene, ma è importante considerare la quantità di aziende disponibili e l'esposizione a forti fluttuazioni che possono verificarsi in un settore che richiede tempo e stabilizzazione”.

Intelligenza Artificiale (IA)

Sicuramente si tratta di un settore in crescita negli ultimi tempi, ma al di là di quanto accaduto per esempio con Altman, Morin crede “che ci siano aziende interessanti da tenere d'occhio, anche se dobbiamo avere ‘stomaco’ per la volatilità a cui sono esposte”.

Quando facciamo investimenti, “dobbiamo osservare il comportamento del valore a cui vogliamo esporci, poiché non tutti gli investitori sono disposti ad assumere rischi maggiori”, avvisa l’analista.

Settore salute e alimentazione

Infine, i beni di prima necessità saranno sempre utilizzati dai cittadini comuni, ad esempio il settore alimentare. Pertanto, le società che “forniscono questo tipo di servizio potrebbero essere incorporate nel nostro portafoglio come settore difensivo, così come il settore della salute, che ha sempre un certo interesse durante i cambiamenti del ciclo economico, nel quale ci stiamo attualmente inserendo”, conclude Morin.

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