Il certificate che rende fino al 21,53% annuo sui grandi istituti di credito in Europa

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
30/01/2026 16:15
Il certificate che rende fino al 21,53% annuo sui grandi istituti di credito in Europa

Il certificate firmato Vontobel con Isin DE000VJ20PN2 si compra sotto la pari a 980 euro edè scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: Banca MPS, Barclays, Commerzbank e Société Générale.

Il rendimento potenziale annuo è del 21,53% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 16,50 euro. La barriera cedolare parte dal 200% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, al 60% con un gradino finale più ampio.

Possibilità di rimborso anticipato dopo nove mesi di vita con la prima finestra che cade a ottobre 2026. La soglia autocall è decrescente dell’1% al mese, dal 200% del valore iniziale al 74% finale. A scadenza (dicembre 2028), tra meno di tre anni, il capitale è protetto da una barriera posizionata al 60% del livello iniziale dei sottostanti.

Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 62,65% a scadenza, un ritorno arduo da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.

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Prezzo sotto la parità e barriera finale al 60%

Rendimento elevato, barriera finale profonda e quattro solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VJ20PN2 di Vontobel dotato di una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo. Grazie alla presenza di una barriera cedolare decrescente, il prodotto ha più probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 16,50 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che supera il 21%.

Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti.

Per poter offrire un rendimento così elevato, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 60% con un gradino finale più ampio.

Il punto di forza del certificate è proprio quello di associare una barriera cedolare molto bassa a scadenza, all’effetto memoria sulle cedole. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa pari al 60%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.

Lanciato sul mercato lo scorso 31 dicembre a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 980 euro con due su quattro sottostati che quotano oltre il livello iniziale: Société Générale +8,7% e Barclays +3,9%, mentre Banca MPS cede il -2% e Commerzbank il -1,7% dal valore iniziale.

Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà ben 36 premi mensili (in totale 594 euro di premi, 62,65%), per un potenziale rendimento annuo del 21,53% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 980 euro e tenendo conto della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).

Il calcolo è semplice: 594 euro di premi (16,50 euro per 36 cedole mensili totali) più 20 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 980 euro), il risultato è 614 euro. Dividiamo poi questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 980 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (29 dicembre 2028) del 62,65%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 62,65% per 2,91 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 21,53% lordo.

Altro punto di forza è l'autocall: dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti. Il meccanismo di autocall scatterà dal 1° ottobre 2026. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 1.000 euro avendo pagato tutte le cedole precedenti se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera autocall. La barriera di rimborso anticipato parte dal livello iniziale dei sottostanti per scendere dell'1% al mese fino al 74%.

In caso di autocall già il primo ottobre, l’investitore avrà ricevuto nove cedole da 16,50 euro e 20 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 980 euro), portando così l'incasso complessivo a 1.168,50 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 17,19% (168,50 euro di premi su 980 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 25,89% considerando il breve orizzonte temporale di 7,97 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 1° ottobre 2026).

Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 200% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 74% all'ultima data del 1° dicembre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione dal nono mese in poi.

Il capitale a scadenza (29 dicembre 2028) è protetto da una barriera posta al 60% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione mensile è fissata per oggi 2 febbraio. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:

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Se rendimento elevato, barriere finali profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 21,53% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 40% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario avverso, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (60% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli di prezzo più elevati.

Ogni mese un premio con memoria di 16,50 euro

Per l'Isin DE000VJ20PN2 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,65% del nominale (1.000 euro), pari a 198 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, si parte da una barriera pari al 200% del valore iniziale che si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 60% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 29 dicembre 2028 è maggiore e pari a 6 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.

Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.

L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 60% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 36 premi previsti, nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 40% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 29 dicembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 980 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 594 euro e 20 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,91 anni) del 62,65% (21,53% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.

Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

Due diversi scenari alla scadenza finale

L'Isin DE000VJ20PN2 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento davvero elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (29 dicembre 2028), è profonda e fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:

  1. Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 594 euro di premi. L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 1.000 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 62,65% (21,53% annualizzato).
  2. Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare 511,50 euro (31 premi su 36) saremmo leggermente sopra il nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è più facile aspettarsi una perdita.

Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: Société Générale dista il 44,8%, Banca MPS il 38,8%, Barclays il 42,3% e Commerzbank il 39%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 980 euro, per un ritorno annualizzato del 21,53%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 26,5% e quello finale al 77,1% nei 2,91 anni di vita residui del prodotto.

Il risiko bancario rimane acceso anche nel 2016 in Europa

Il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come Banca MPS, Barclays, Commerzbank e Société Générale pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.

Banca MPS

Il 24 gennaio 2025, Banca MPS ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, provocando un terremoto ai vertici della finanza italiana. L'8 settembre è terminata l'Ops di MPS sulle azioni ordinarie Mediobanca, iniziata il 14 luglio (in origine Ops, si è trasformata in Opas a seguito della decisione della banca senese di aggiungere a quanto messo già sul piatto una componente cash, in contanti, di 0,90 per azione).

Il risultato ha stracciato le previsioni più ottimistiche, consentendo a Banca MPS di conquistare l’86,3% circa del capitale di Mediobanca e riducendo le quote dei maggiori azionisti di MPS. Delfin si ritrova con il 18%, Caltagirone con l'11%, il MEF con il 5% e Banco BPM con il 2%. Ma soprattutto la valanga di adesione all'offerta di acquisto e scambio rende più vicino il delisting di Mediobanca dalla Borsa e in parallelo la fusione fra le due banche. Probabile poi che le attività verranno riorganizzate secondo le specializzazioni di entrambi gli istituti di credito conservando entrambi i marchi.

Al centro del progetto c’è l’idea di replicare, anche se in versione “premium”, il modello di FinecoBank: una banca-piattaforma dove concorrono tecnologia, consulenza e automazione. Secondo fonti vicine al dossier, infatti, l’obiettivo è integrare Banca Widiba (che fa parte di MPS) all’interno della rete di Mediobanca Premier/Private, valorizzando il brand Mediobanca Premier e quello Widiba. Il gruppo stesso indica che lo sviluppo della divisione wealth è "la priorità" del piano strategico 2023-26.

Occorre ricordare che, per opporsi alla scalata di MPS, Mediobanca aveva messo sul piatto una controffensiva con l’acquisizione di Banca Generali per 6,3 miliardi di euro, finanziata cedendo la propria quota in Generali. L’operazione, presentata come una spinta verso una “partnership industriale”, è stata però fermata dall’assemblea degli azionisti: solo il 35% dei votanti ha votato a favore, con 20% contrari e un’amazzonia di astensioni (32%), incluse quelle di Delfin e Caltagirone. Questo rifiuto ha compromesso la difesa strategica di Alberto Nagel, che aveva puntato su Banca Generali per rafforzare il gruppo e neutralizzare l’offensiva di MPS.

Commerzbank

La scalata silenziosa di UniCredit in Commerzbank è arrivata a un nuovo punto di svolta: il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene oggi circa il 26% dei diritti di voto nella banca tedesca, dopo aver convertito una parte consistente delle posizioni derivate in azioni fisiche. L’obiettivo dichiarato è spingersi fino al 29% circa, restando sotto la soglia del 30% che obbligherebbe a un’offerta pubblica d’acquisto.

Sul fronte regolamentare, UniCredit ha ottenuto via libera dalla Bce e dalle autorità tedesche della concorrenza, ma lo scenario resta tutt’altro che lineare. Il governo di Berlino ha ribadito la sua opposizione, definendo “sconnesso e ostile” l’approccio del gruppo italiano e chiarendo che non intende cedere ulteriori quote della banca simbolo del credito tedesco. Il management della banca tedesca ha ribadito la difesa dell’indipendenza e anche i sindacati di Commerzbank hanno espresso forte preoccupazione a Bruxelles, paventando rischi occupazionali e dubbi sulla reale sostenibilità industriale di un’eventuale fusione.

Il Ceo di Unicredit non ha escluso la possibilità di un’offerta pubblica di acquisto ostile, qualora lo scenario lo imponesse. “Abbiamo speso miliardi per costruire la nostra quota e questo ci conferisce diritti. Se le cose non vanno bene, bisogna agire per cambiarle”, ha spiegato Orcel, lasciando aperta l’ipotesi di chiedere un seggio nel consiglio di sorveglianza.

Rispondendo alle critiche della Ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, Orcel ha chiarito che la presenza di un rappresentante UniCredit nel board non configurerebbe un conflitto di interessi, grazie alle regole di governance vigenti in Germania.

L’integrazione di Commerzbank con la controllata bavarese HypoVereinsbank, controllata di UniCredit, resta lo scenario preferito da Orcel, che insiste sui possibili benefici occupazionali: “Se Commerzbank resterà indipendente, nei prossimi cinque-sette anni dovrà probabilmente tagliare più posti di lavoro rispetto a un’eventuale acquisizione”.

Il Ceo ha ribadito che l’operazione mira a rafforzare i ricavi più che a ridurre i costi, con l’intenzione di preservare e potenziare la rete territoriale della banca tedesca. Per ora, Unicredit è “esattamente dove vuole essere” e procede con calma. “Nessuno sa davvero quale sia il piano, ma questo non significa che non ci sia. Perché noi abbiamo un piano”, ha detto Orcel.

Société Générale

Da quando l’amministratore delegato Slawomir Krupa ha assunto la guida della banca, nel 2023, Société Générale ha accelerato il piano di semplificazione del gruppo attraverso la vendita di attività non core, la riduzione dei costi e il rafforzamento del capitale. I risultati mostrano che la strategia sta dando frutti con il titolo ha raddoppiato il suo valore nel 2025, dopo anni di sottoperformance. La redditività del capitale tangibile (ROTE) è salita al 20,7% nel trimestre e al 20,5% sui nove mesi, già oltre l’obiettivo annuale del 9%. Il costo del rischio è rimasto sotto controllo, a 369 milioni di euro, in calo rispetto ai 406 milioni del 2024.

La banca digitale BoursoBank, considerata una delle punte di diamante del gruppo, ha superato la soglia di 8 milioni di clienti a luglio, in anticipo rispetto agli obiettivi, contribuendo alla crescita della divisione retail in un mercato domestico sempre più competitivo. Krupa ha confermato che la banca è “sulla buona strada per raggiungere tutti gli obiettivi annuali”, mantenendo un focus su efficienza operativa, solidità del capitale e disciplina dei costi.

Barclays

La banca inglese ha evidenziato una crescente componente di ricavi stabili, sostenuti dal business retail nel Regno Unito, dove il segmento Barclays UK ha registrato un ROTE sopra il 21% grazie alla crescita di prestiti e depositi. Bene anche la banca corporate, mentre l’investment bank continua a mostrare una redditività più modesta. Nel trimestre è stato annunciato un nuovo buyback da 500 milioni di sterline, parte di un piano triennale che prevede ritorni complessivi agli azionisti per almeno 20 miliardi.

Sul fronte dei costi, Barclays ha già raggiunto in anticipo l’obiettivo di risparmi operativi previsto per il 2025, con un cost-to-income al 63%, leggermente sopra il target annuale. La qualità del credito rimane sotto controllo, con un tasso di perdita sui prestiti coerente con la guidance.

Guardando avanti, la banca punta su un rafforzamento del business retail e corporate UK, sull’espansione della clientela negli Stati Uniti e su una maggiore visibilità dei ricavi grazie all’estensione della copertura sui tassi.

Il parere degli analisti sui quattro sottostanti

Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli sottostanti si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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Il titolo Banca MPS è monitorato da 13 analisti: sono 9 le raccomandazioni di acquisto (buy), 4 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consiglia di vendere (sell). Il target price medio è pari a 20,28 euro, che implica un potenziale rendimento del 18% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.

Anche su Barclays il sentiment si presenta positivo. Tra i 18 analisti che monitorano il titolo, 20 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e 2 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 528,53 GBp, che implica un upside potenziale del 20% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Londra.

Situazione analoga per Société Générale: su 25 analisi che seguono il titolo, 16 consigliano buy, 6 suggeriscono hold e 3 dicono sell. Il target price medio è di 74,48 euro, con un potenziale di crescita del 4% rispetto al valore attuale del titolo a Parigi.

Infine, situazione bilanciata per Commerzbank. Dei 21 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 35,20 euro, che implica un potenziale rendimento del 2% rispetto al valore corrente a Francoforte.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VJ20PN2.

Attenzione: Il Certificate DE000VJ10PN2 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

Fucina del Tag è un partner marketing di Vontobel

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