Il certificate sul BTP decennale che rende fino al 7,40% annuo con protezione al 100%

Tre punti di forza: capitale totalmente protetto, effetto memoria e cedole al 7,40% con base il nostro BTP. Il certificate di BNP Paribas con Isin XS3261308269 ha come sottostante il rendimento del BTP decennale e prevede, ogni anno, una cedola con memoria del 7,40% lordo, a condizione che il rendimento del titolo di Stato italiano non sia superiore al 4,10%. L’effetto memoria potrà permettere di recuperare eventuali cedole non distribuite.
Possibilità di rimborso anticipato dopo due anni di vita, con la prima finestra che cade a febbraio 2028, se il rendimento del BTP decennale sarà uguale o inferiore al 3,1% (attualmente rende il 3,34%). Certificate sempre rivedibile, alla scadenza naturale (febbraio 2038) il capitale è protetto interamente, pari al 100% del valore nominale (100 euro).
Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe dell'88,8% a scadenza (tra 12 anni), un ritorno molto più elevato rispetto a un investimento in un classico BTP.
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Il giusto mix tra rendimento e protezione
Il certificate che amplifica il rendimento del BTP. BNP Paribas porta sul mercato un certificate con Isin XS3261308269 che punta a replicare il rendimento del decennale italiano offrendo capitale protetto al 100% e un premio aggiuntivo rispetto al BTP, con l’obiettivo di combinare protezione totale e rendimento periodico. Il prodotto paga cedole annuali con memoria del 7,40% lordo e, pur non beneficiando dell’agevolazione fiscale tipica dei titoli di Stato, genera redditi diversi, caratteristica che lo rende utile per chi ha minusvalenze da compensare, perché in quel caso la cedola può essere incassata anche al netto.
La logica si lega alla struttura del certificato, che distribuisce il premio annuale a condizione che il sottostante, un indice che replica il rendimento del BTP decennale italiano (Solactive BTP 10 Annual Comp. Yield Index), non superi la soglia del 4,10%. Si tratta di un livello che negli ultimi dieci anni è stato superato solo per un periodo limitato di circa un anno (il premio sarà comunque recuperabile grazie all’effetto memoria) e viene indicato come un trigger coerente con un quadro in cui il costo medio del debito italiano è vicino al 3%. Guardando ai precedenti, al di fuori della parentesi tra il 2022 e il 2023 bisogna risalire alla crisi del debito del 2011 per ritrovare rendimenti sopra il 4,10%, anche allora concentrati in una finestra temporale limitata.
Nella storia più recente e nel quadro macroeconomico attuale, l’idea di un rendimento stabilmente oltre il 4,10% nel lungo periodo appare poco plausibile. Un livello di questo tipo implicherebbe infatti un aumento significativo della spesa per interessi per gli Stati e, in presenza di un indebitamento elevato, finirebbe per mettere sotto pressione la stabilità delle finanze pubbliche, con potenziale intervento sia di una manovra finanziaria per dare una riposta ai mercati che a un aiuto dalla Bce.
Ma anche nelle situazioni più estreme, la vera forza del prodotto è l’effetto memoria che va a ridurre al minimo il rischio di non incassare la cedola. Se infatti per un periodo la soglia del 4,10% venisse superata, il rientro sotto la soglia, permetterebbe di staccare anche tutti i premi non distribuiti in precedenza, senza perderne nessuno.
Ricordiamo che il certificate è un capitale interamente protetto, con rimborso a scadenza, salvo evento di credito dell’emittente, del 100% del nominale, pari a 100 euro per certificato, indipendentemente dall’andamento del sottostante.
Un altro punto di forza è il meccanismo di autocall: dopo due anni di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza annuale se il rendimento del BTP decennale sarà uguale o inferiore al 3,1%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,34%).
È possibile che a partire dalla prima finestra utile del 14 febbraio 2028 il certificate potrebbe andare in autocall nel giro di qualche anno o meno. In tal caso, l’investitore si troverebbe davanti ad uno scenario molto interessante: avere un capitale protetto 100%, un pick-up rispetto al BTP e una maturity molto corta. Attualmente, il BTP mostra un tasso del 3,34%, contro un livello autocall al 3,1% e un premio annuo del certificate del 7,40%.
Il confronto con maturity più corte del BTP migliora ulteriormente lo scenario per l'investitore. Oggi un BTP a 2 anni rende il 2,172%, a 5 anni il 2,63% mentre il certificate, anche in caso di rimborso anticipato renderà sempre il 7,4% annuo, ampliandone la convenienza.
Cedola annuale con memoria del 7,40%
Il flusso cedolare insieme all’effetto memoria e il capitale totalmente protetto sono i tre punto di forza del certificato con Isin XS3261308269. Ogni anno l’investitore può incassare una cedola con memoria del 7,40% del nominale (100 euro). Al momento, il pick-up sul tasso del BTP decennale è del 4,06% annuo lordo (7,4% vs 3,34%). Al netto delle tasse, considerando la tassazione al 26% per il certificate e quella agevolata del BTP al 12,5%, il pick-up è intorno al 2,554% annuo (5,476% vs 2,923%). Ed è qui che l’efficienza fiscale dei certificate diventa ancora più importante. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione. Nel nostro caso il rendimento può diventare integralmente netto e il pick-up potenziale arriva fino al 4,478%, perché il BTP resterebbe comunque soggetto a tassazione.
In ogni data di osservazione annuale, la cedola verrà distribuita se il sottostante non si troverà sotto una barriera posta al 4,10%. Il sottostante è il Solactive BTP 10 Annual Comp. Yield Index, un indice che replica il rendimento del BTP decennale italiano.
Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria. In caso di superamento temporaneo della soglia del 4,10%, come durante lo spike del 2023, le cedole non pagate non vengono perse ma rimangono in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verificassero le condizioni che danno diritto al pagamento, le cedole non pagate in precedenza verranno distribuite tutte insieme, compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.
L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi grazie all’effetto memoria. Acquistando il prodotto a 100 euro, le 12 cedole previste possono raggiungere un rendimento dell’88,8% a scadenza (23 febbraio 2038).
Possibilità di rimborso anticipato dopo 24 mesi di vita
Può accadere che il certificate con Isin XS3261308269 non arrivi alla scadenza finale, perché dal ventiquattresimo mese di vita può essere ritirato in anticipo (autocall). A partire dalla data di osservazione del 14 febbraio 2028, e poi in una data di valutazione annuale successiva, il prodotto verrà rimborsato in anticipo se il sottostante avrà un valore pari o inferiore al livello autocall fissato al 3,1%.
Si tratta di un meccanismo che viene incontro all’investitore incrementando le probabilità di restituzione del valore nominale (100 euro), più il pagamento dell’ultima cedola e delle altre eventualmente in memoria. In caso di autocall già il 14 febbraio 2028, l’investitore avrà ricevuto due cedole del 7,40% (in totale 14,80%), il certificate verrà rimborsato a 100 euro più i due premi arriviamo a 114,8 euro.
Qualora invece il rendimento si trovi al di sopra del livello autocall, il certificate continuerà a quotare e a maturare i potenziali premi. La possibilità di rimborso anticipato si presenterà con la stessa modalità solo un anno dopo, alla data di valutazione annuale successiva e non ogni tre o sei mesi come altri prodotti simili. L’obiettivo è quindi quello di potere staccare più premi possibili.
I due possibili scenari alla scadenza finale
Il certificate con IsinXS3261308269 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (23 febbraio 2038), protegge al 100% il capitale investito. Il certificate può anche essere un’ottima soluzione per la parte a basso rischio del portafoglio grazie ad un elevato rating dell’emittente BNP Paribas: Standard & Poor’s A+, Fitch AA- e Moody’s A1.
Se l’autocall non dovesse scattare prima della scadenza naturale, il 23 febbraio 2038 avremo due scenari in base al livello del rendimento del decennale rispetto alla soglia del 4,10%.
Nel primo scenario, con un rendimento del BTP sotto il 4,10% a scadenza, l’investitore riceverebbe il rimborso al nominale di 100 euro insieme allo stacco della cedola annuale e delle altre eventualmente in memoria. In questo modo si incasserebbero 12 cedole da 7,40% ciascuna, equivalenti a un rendimento cumulato dell’88,8% in 12 anni. Il ritorno effettivo risulterebbe ancora più elevato in caso di acquisto sotto la pari, perché al flusso cedolare si sommerebbe il capital gain generato dalla differenza tra prezzo di acquisto e rimborso a 100 euro.
Nel secondo scenario, con rendimento sopra il 4,10%, il certificato verrebbe comunque rimborsato al nominale di 100 euro, ma senza lo stacco di qualche premio a seconda di quanto tempo il rendimento del BTP si è trovato sopra la soglia del 4,10% senza mai rientrare prima della scadenza. Ai 100 euro di rimborso dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare delle cedole distribuite.
Con l’inflazione in Italia sotto al 2% (a gennaio 2026 l'1%), la crescita vicina allo zero virgola, conti pubblici e spread sotto controllo, uno scenario di tassi in deciso rialzo da parte della Bce viene escluso dalla maggior parte dei macroeconomisti.
Spread sui minimi pluriennale e stabilità politica
Dopo una fase in cui gli investitori avevano prezzato nuovi tagli dei tassi della Bce, le aspettative di ulteriori riduzioni sono prezzate solo a fine anno. Questo cambio di scenario ha ridotto l’effetto di sostegno che un allentamento monetario più deciso avrebbe normalmente avuto sui prezzi obbligazionari, con rendimenti rimasti su livelli relativamente elevati: oggi i governativi europei a 10 anni si collocano in un intervallo compreso tra 3% e 3,6%. In questo quadro, il BTP decennale ha visto lo spread con il Bund tedesco di pari durata scendere sotto i 100 punti base a maggio dello scorso anno, soglia che non si vedeva da anni e che viene letta come un segnale di fiducia verso il debito italiano.
Tra i titoli di Stato dell’area euro, il BTP è indicato come uno dei più resilienti nell’ultimo anno. Il forte aumento del debito in Germania e la situazione politica più complessa in Francia hanno spostato parte dell’attenzione sul governativo italiano, sostenuto anche da una percezione di maggiore stabilità politica e fiscale maturata negli ultimi anni. Il contesto che emerge è quello di uno spread in calo, conti considerati solidi e una cornice politica che il mercato giudica ordinata: una combinazione che, insieme alle dinamiche dei tassi, ha contribuito a una fase particolarmente favorevole per l’Italia. Lo spread sul Bund si aggira ora in area 60 punti base, su livelli storicamente bassi (minimi dal novembre del 2009), dopo i segnali arrivati dalle agenzie di rating, con valutazioni divise tra chi ha scelto di intervenire sul rating e chi sull’outlook, promuovendo comunque i nostri conti. La fotografia appare ancora più positiva se confrontata con le difficoltà attribuite soprattutto a Francia e Regno Unito.
Il miglioramento del quadro si riflette anche nei tassi a lungo termine, in calo e vicini al costo medio del debito intorno al 3%. Questo allineamento consente al MEF di rifinanziare anche sulle scadenze più lunghe senza incrementare in modo significativo il costo complessivo, con un effetto di rafforzamento sulla sostenibilità del debito e, di conseguenza, sulla potenziale appetibilità per gli investitori. In prospettiva, l’ipotesi è che i tassi possano restare su livelli relativamente contenuti in un contesto di crescita bassa e inflazione moderata, salvo eventi straordinari. Un ulteriore elemento riguarda lo slittamento al 2028 dell’avvio degli obblighi su edifici e trasporti legati al sistema ETS2 per le emissioni di CO₂, passaggio che potrebbe spingere la Bce a rivedere al ribasso le stime d’inflazione al 2027 e, di conseguenza, aprire uno spazio per un possibile ulteriore taglio dei tassi.
Attenzione: Il Certificate XS3261308269 è soggetto ad un livello di rischio pari a 1 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
BNP Paribas gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
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