Il certificate sulle banche europee che rende fino al 22% annuo

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
29/08/2025 13:45
Il certificate sulle banche europee che rende fino al 22% annuo

Il Certificate di Vontobel con Isin DE000VH0LVM3 su Banca MPS, Commerzbank e Société Générale si compra sotto la pari a 980 euro e offre un rendimento potenziale annuo del 22%, calcolato sul prezzo attuale e sulla restante vita del certificate. Ogni mese il prodotto stacca un premio mensili con memoria di 17 euro condizionato a una barriera cedolare che decresce al ritmo dell’1% al mese: dal 100% del livello iniziale al 60% finale. Possibilità di rimborso anticipato da maggio 2026. A scadenza (agosto 2028) protezione del capitale fino a ribassi del 40% dal livello iniziale dei sottostanti. Acquistando il certificate oggi, la somma di tutti i premi offre un rendimento potenziale del 64,5% fino alla scadenza tra meno di tre anni.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Prezzo sotto la pari e struttura innovativa

Rendimento elevato, barriere cedolari finali basse e tre banche solide in Europa. I punti di forza di questo certificate con Isin DE000VH0LVM3 sono dati da una struttura innovativa che, più passa il tempo, più migliora grazie al rapido calo delle barriere dei premi, aumentando le potenzialità di stacco di tutte le cedole pari a 17 euro al mese, a fronte di barriere cedolari a scadenza al 60%.

Vediamo nel dettaglio come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così alto, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: barriere cedolari che partono da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente fino al 60%. Il segreto del certificate è proprio questo: unire una barriera finale bassa con effetto memoria, risultato? Alla scadenza l’investitore incassa tutte le cedole come se la barriera fosse sempre stata al 60%.

Lanciato sul mercato lo scorso 8 agosto a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate ha come sottostanti tre banche europee: Banca MPS, Commerzbank e Société Générale. Oggi il certificate è acquistabile sul mercato secondario a un prezzo sotto la pari a 980 euro. A condizione che la barriera venga rispettata alla scadenza, l’investitore potrà ottenere 36 cedole mensili (in totale 612 euro di premi), per un potenziale rendimento annuo del 22% (tenendo conto anche del capital gain di 20 euro come differenza tra il prezzo di acquisto e il rimborso a 1.000 euro).

Il conto è questo: 612 euro di premi più 20 euro di capital gain, il risultato è 632 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 980 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (agosto 2028) del 64,5%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri sul mercato: dividiamo 64,5% per 2,93 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 22% annuo.

Dal nono mese di vita, marzo 2026, l’investitore può approfittare del rimborso anticipato: il meccanismo di autocall scatterà dal 4 maggio 2026, con il certificate che potrà essere liquidato a 1.000 euro se tutti i sottostanti saranno sopra il livello iniziale. A quel punto l’investitore riceverebbe anche nove cedole da 17 euro, portando il guadagno complessivo a 1.153 euro. Considerando il breve orizzonte temporale di 8,21 mesi, il rendimento sarebbe del 15,9% (153 euro di premi su 1.000 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato che balzerebbe così al 23,3%.

Il capitale a scadenza è protetto da una barriera al 60% del livello iniziale del sottostante con la performance peggiore. Attualmente solo uno dei tre sottostanti si trova oltre il livello iniziale: Banca MPS è già salito del +5,3%, mentre Société Générale perde il -4,4% e Commerzbank il -1,7% dal valore iniziale.

Di seguito una tabellina che mostra i livelli di riferimento:

Immagine contenuto

Se rendimento elevato, barriere profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno di oltre il 22% annuo è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 40% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo scenario i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (60% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, anche quando le barriere cedolari erano a livelli più alti.

Premi mensili con memoria pari a 17 euro

Il certificate con Isin DE000VH0LVM3 offre il pagamento di premi mensili con memoria dell’1,70% del nominale (1.000 euro), pari a 17 euro (20,40 euro in un anno). I premi sono condizionati al rispetto di una barriera discendente nel tempo: infatti, parte dal 100% del valore iniziale dei sottostanti e si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 60%, rendendo più probabile il pagamento dei premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore non superi il rispettivo livello barriera.

Molto importante è la presenza dell’effetto memoria. Questo significa che un premio non pagato non è definitivamente perso ma rimane in pancia al prodotto e, nelle successive date di osservazione mensili, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i primi non pagati in precedenza verranno distribuiti tutte insieme, compreso quello di pertinenza di detta data di osservazione.

La prima data di valutazione mensile è fissata il 4 settembre, ma il peggiore dei sottostanti probabilmente si troverà ancora sotto il livello iniziale (Société Générale sta perdendo il 5,6% attualmente). Nulla è perduto perché l'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera decrescente fino al 60% del livello iniziale unita all’effetto memoria. In virtù di questo meccanismo, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 36 premi previsti, basterà che il peggiore dei tre sottostanti quoti sopra la barriera (o allo stesso livello) all’ultima data di osservazione, ovvero il 4 agosto 2028. A quel punto l’investitore avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 612 euro. Acquistando il certificate oggi a 980 euro, il rendimento da qui alla scadenza (tra 2,93 anni) sarebbe del 64,5% (22% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Di contro, rispetto ai classici certificate, l’investitore potrebbe non ricevere delle cedole se il prezzo dei sottostanti scenderà più velocemente del livello decrescente delle barriere.

Va sottolineato che i premi del certificate sono considerati dal Fisco “redditi diversi”, e in quanto tali possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I due scenari possibili alla scadenza finale

L’obiettivo di questa struttura è quello di arrivare comunque a scadenza, offrendo barriere dei premi molto basse (fino al 60% del livello iniziale), distribuire tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e riuscendo ad alzare il premio medio.

La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (4 agosto 2028), è posta al 60% e protegge da discese fino a -40% dal valore iniziale dei sottostanti. Se il certificate non verrà rimborsato anticipatamente, alla scadenza finale saranno due i possibili scenari (ipotizzando l'acquisto oggi a 980 euro):

  1. Se tutti e tre i sottostanti quoteranno sopra la barriera, o allo stesso livello, il certificate verrà rimborsato al valore d’emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 612 euro di premi più 20 euro di capital gain. L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria.
  2. Se invece alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare 510 euro (30 premi su 36) saremmo poco più che in pari sul nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è facile aspettarsi una perdita.

Nello scenario negativo, ovvero a scadenza con uno sforamento della barriera sul capitale, le cedole elevate eventualmente distribuite durante la vita del certificato potrebbero quindi aiutare a compensare, in parte o tutta, la perdita sul nominale. È bene ricordare che, nell’arco di tutta la vita del prodotto, i premi sfiorano da soli il 64,5% di rendimento (calcolato sul prezzo di oggi a 980 euro), rappresentando una forte protezione sul capitale investito fino alla barriera cedolare del 60%.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 980 euro, per un ritorno annualizzato del 22%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 27% e quello finale al 79,1% nei 2,93 anni rimanenti di vita del prodotto.

Trimestrali solide e le mosse del risiko bancario

Il 2025 si conferma l’anno del risiko bancario in Europa, con colossi come Banca MPS, Commerzbank e Société Générale pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del credito del Vecchio Continente.

Banca MPS

Nel secondo trimestre del 2025, la banca senese ha registrato un utile netto di 479 milioni di euro, ben oltre le attese, e un aumento dei ricavi grazie al contributo positivo di trading, margini e commissioni.

Il 24 gennaio, Banca MPS ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, provocando un terremoto ai vertici della finanza italiana. Operazione gradita dal governo che ha già fatto sapere che non eserciterà il golden power. Il concambio prevede 2,533 azioni MPS per ogni titolo Mediobanca, con una soglia minima fissata al 35% e un obiettivo dichiarato del 66,7% del capitale. Al 28 agosto, le adesioni hanno raggiunto il 27,1%, mobilitandosi soprattutto grazie alla partecipazione della holding Delfin della famiglia Del Vecchio.

Per opporsi alla scalata di MPS, Mediobanca aveva messo sul piatto una controffensiva con l’acquisizione di Banca Generali per 6,3 miliardi di euro, finanziata cedendo la propria quota in Generali. L’operazione, presentata come una spinta verso una “partnership industriale”, è stata però fermata dall’assemblea degli azionisti: solo il 35% dei votanti ha votato a favore, con 10% contrari e un’amazzonia di astensioni (32%), incluse quelle di Delfin e Caltagirone. Questo rifiuto ha compromesso la difesa strategica di Alberto Nagel, che aveva puntato su Banca Generali per rafforzare il gruppo e neutralizzare l’offensiva di MPS. Il fallimento ha aperto la strada a un potenziale avvicinamento di MPS al controllo, considerando la soglia minima per l’offerta fissata al 35% e il sostegno delle famiglie influenti nel capitale.

Commerzbank

La banca tedesca ha chiuso il secondo trimestre 2025 con un utile netto di 462 milioni di euro, in flessione del 14% su base annua a causa dei costi di ristrutturazione ancora elevati. I ricavi complessivi sono invece aumentati del 13% a 3,019 miliardi, trainati soprattutto dalle commissioni nette (+10% a 1,004 miliardi) e dal business legato ai titoli, al credito e al cambio. Il margine di interesse netto è rimasto sostanzialmente stabile a 2,062 miliardi.

Commerzbank ha avviato un programma di taglio costi ed efficientamento che sta già dando i suoi frutti sui conti: il cost-income ratio è migliorato dal 60% al 55%, mentre il risultato operativo è salito del 34% a 1,169 miliardi. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) si è attestato al 10,7%, in forte rialzo rispetto al 7,3% dell’anno precedente.

La banca ha inoltre confermato una qualità degli attivi solida, con un NPE ratio all’1,1%, e ha rivisto al rialzo la guidance per il 2025: utile netto atteso intorno ai 2,5 miliardi, che diventerebbero 2,9 miliardi escludendo le spese di ristrutturazione. Rivisto verso l’alto anche il margine di interesse netto a circa 8 miliardi, rispetto ai 7,8 miliardi stimati in precedenza.

Nel frattempo, la scalata silenziosa di UniCredit in Commerzbank è arrivata a un nuovo punto di svolta: il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene oggi circa il 26% dei diritti di voto nella banca tedesca, dopo aver convertito una parte consistente delle posizioni derivate in azioni fisiche. L’obiettivo dichiarato è spingersi fino al 29% circa, restando sotto la soglia del 30% che obbligherebbe a un’offerta pubblica d’acquisto.

Sul fronte regolamentare, UniCredit ha ottenuto via libera dalla Bce, dall’antitrust tedesco e dalla Federal Reserve, ma lo scenario resta tutt’altro che lineare. Il governo di Berlino ha ribadito la sua opposizione, definendo “sconnesso e ostile” l’approccio del gruppo italiano e chiarendo che non intende cedere ulteriori quote della banca simbolo del credito tedesco. Anche i sindacati di Commerzbank hanno espresso forte preoccupazione a Bruxelles, paventando rischi occupazionali e dubbi sulla reale sostenibilità industriale di un’eventuale fusione.

Il braccio di ferro resta dunque aperto: da un lato l’espansione strategica di UniCredit, che punta a rafforzare la propria presenza in Germania e a consolidare il progetto di un’integrazione bancaria europea; dall’altro le resistenze politiche e sociali che rallentano il percorso e rinviano qualsiasi decisione definitiva almeno oltre il 2025.

Société Générale

Il secondo trimestre 2025 segna per la banca francese un ritorno deciso alla crescita, con risultati superiori alle attese. L’utile netto è aumentato del 30,6% su base annua a 1,45 miliardi di euro, sostenuto dal rilancio del retail domestico e da una gestione più efficiente dei costi. I ricavi sono saliti a 6,79 miliardi, con un incremento dell’1,6% (+7,1% al netto delle dismissioni), mentre il cost-income ratio è sceso al 63,8% dal 68,4% di un anno fa. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) si è attestato al 9,7%, con la banca che ha rivisto al rialzo i target per l’intero 2025, puntando a un ROTE intorno al 9%.

Il cuore della crescita arriva dalla rete retail francese, che ha più che raddoppiato i profitti grazie a un aumento del margine d’interesse del 15%. Sul fronte dei mercati, il trading obbligazionario ha beneficiato della maggiore volatilità, crescendo del 7,3%, mentre l’equity ha registrato un calo del 2,9%. A livello patrimoniale, il CET1 ratio resta solido al 13,5%. Parallelamente, Société Générale ha annunciato un riacquisto di azioni da 1 miliardo di euro a partire da agosto, destinato alla cancellazione, e l’introduzione di un dividendo intermedio in contanti già nel quarto trimestre, a conferma della nuova politica di distribuzione dei capitali.

La banca francese ha mostrato un forte interesse nel partecipare al consolidamento del settore bancario europeo. Il presidente Lorenzo Bini Smaghi ha sottolineato l'importanza di creare grandi istituti bancari europei per competere con le controparti statunitensi e garantire la stabilità finanziaria del Vecchio Continente. ​

Cosa dicono gli analisti sulle tre banche

Il consensus raccolto da Bloomberg sui tre titoli del paniere, che riportiamo nella tabella sottostante, è sostanzialmente positivo.

Immagine contenuto

Bloomberg censisce 9 analisti che coprono Banca MPS. Di questi, 4 raccomandano Buy, 4 suggeriscono Hold e solo 1 dice Sell. La media dei target price è 8,72 euro, con un upside potenziale dell’11% rispetto alla quotazione attuale a Piazza Affari. Per toccare la barriera, fissata a 4,539 euro, l’azione Banca MPS dovrebbe scendere del 42,2% dal livello attuale.

Per quanto riguarda Commerzbank, su 21 esperti che coprono il titolo, 8 raccomandano Buy, 8 hanno un giudizio Hold e 5 Sell. Il prezzo obiettivo medio è 32,22 euro, distante dell’1% dal prezzo attuale a Francoforte. La barriera è fissata a 19,78 euro, distante del 39% dai corsi attuali.

Su Société Générale 15 analisti raccomandano Buy e 8 hanno giudizio Hold. Sono 1 le raccomandazioni Sell. La media dei target price medio è 60,55 euro, +16% rispetto al prezzo attuale a Parigi. La barriera è posta a 32,98 euro, per toccarla il titolo dovrebbe perdere il 37,1% dalla quotazione corrente.

Attenzione: Il Certificate DE000VH0LVM3 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating:

  • Aa3 da parte di Moody's

I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

Fucina del Tag è un partner marketing di Vontobel

Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Bond a 20 anni in sterline

Ogni anno cumula cedole del 10%. Richiamabile dal secondo anno.

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it