Il consumatore USA regge il mondo

Il consumatore statunitense resta la forza trainante dell’economia globale, ma i consumi sono sempre più biforcati tra famiglie ad alto e basso reddito. Nonostante ciò, le prospettive per il 2026 restano solide, anche grazie agli sgravi fiscali in arrivo.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
PIL QoQ del 4Q25 degli Stati Uniti (stima +2,8% contro +4,4% del 3Q25) e serie di PMI di febbraio: Manifatturiero (stima 52,2 punti contro 52,4 di gennaio) e Servizi (stima 52,8 punti contro 52,7 di gennaio). Nonostante la minore crescita, le stime indicano che il PIL statunitense continua a crescere al di sopra del suo potenziale (intorno al +2%). Attesi anche i PMI di febbraio dell’Europa: Manifatturiero (stima 50 punti contro 49,5 di gennaio) e Servizi (51,9 punti contro 51,6 di gennaio).
Probabilmente non esiste forza economica più potente sul pianeta del consumatore statunitense. Ok, ma quanto potente? Consideriamo i dati più recenti dell'ONU sul consumo personale globale:
- con appena il 4,3% della popolazione mondiale, il consumatore statunitense rappresenta quasi il 32% della spesa per consumi personali (PCE) globale;
- la quota statunitense della PCE globale è superiore a quella delle successive sei nazioni messe insieme;
- i consumatori statunitensi (340 milioni di persone) spendono ogni anno di più (20.000 miliardi di dollari) dell'intera popolazione dei mercati emergenti, Cina esclusa (5,5 miliardi di persone);
- se il consumatore statunitense fosse un'economia a sé stante, sarebbe la seconda più grande al mondo;
- la quota delle nazioni in via di sviluppo nella PCE globale è rimasta sostanzialmente piatta nell'ultimo decennio e attualmente oscilla intorno al 39% del totale mondiale;
- escludendo la Cina, la quota delle nazioni in via di sviluppo della PCE globale è stata solo del 27% nel 2024, praticamente invariata rispetto a dieci anni fa;
- mentre i consumi statunitensi rappresentano oltre i due terzi del PIL degli Stati Uniti, il dato comparabile in Cina è inferiore al 40%;
Tutto ciò testimonia la potenza e l'importanza del consumatore statunitense. In larga misura, l'economia degli Stati Uniti e quella mondiale poggiano quindi sulle spalle dei consumatori americani, in particolare delle famiglie ad alto reddito.
Come abbiamo più volte osservato, il consumo negli Stati Uniti è biforcato: le famiglie a basso reddito sono schiacciate da una crescita occupazionale più lenta, aumenti salariali ridotti e costi più elevati per i beni di prima necessità. A peggiorare la situazione contribuisce il fatto che i percettori di redditi bassi sono assenti dal mercato azionario statunitense, che è un generatore di ricchezza. Quasi il 40% delle famiglie statunitensi non possiede — o non può permettersi — azioni e di conseguenza risulta "non pervenuto" quando si tratta di raccogliere i frutti di un bull market dei titoli USA, che aumenti il consumo potenziale.
Toro o orso? Per molte famiglie in difficoltà poco importa e sicuramente non fa differenza: sono entrambe “bestie" che spaventano chiunque viva separato dal mondo di Wall Street. Al contrario, il travolgente bull market azionario — e il conseguente effetto ricchezza positivo — non sta solo attutendo il colpo dei prezzi elevati e persistenti dei beni di prima necessità e voluttuari per i redditi più alti. Sta anche incoraggiando una maggiore spesa in beni e servizi. Gli ultimi dati interni del Bank of America Institute relativi alle carte di credito e di debito mostrano infatti che le famiglie a reddito più elevato hanno speso il 2,5% in più questo gennaio rispetto all'anno precedente, a fronte di una crescita della spesa di appena lo 0,3% tra le famiglie a basso reddito.
Secondo diversi parametri, le finanze delle famiglie statunitensi si stanno presentando in solida forma all'inizio di quest’anno. Il debito delle famiglie come quota del patrimonio netto familiare si attestava ad appena l'11,7% al terzo trimestre del 2025, secondo gli ultimi dati disponibili della Fed. I bilanci dei consumatori sono molto più sani ora rispetto all'inizio del decennio, con le attività (asset) delle famiglie in crescita del 7,7% su base annua, superando la crescita del 4,4% annuo delle passività. In definitiva, la tesi rialzista sugli utili e sulle azioni statunitensi per quest'anno si basa in parte sulla forza strutturale del consumatore americano.
I consumatori statunitensi sono quindi un motore chiave per gli utili globali. Ma non sono solo le aziende americane a beneficiare della resilienza dei consumi negli Stati Uniti. Anche le aziende straniere ne traggono vantaggio. Ricordiamo che molte case automobilistiche in Giappone, marchi del lusso in Francia, leader dell'elettronica in Corea e altre aziende straniere generano più ricavi negli Stati Uniti che nel proprio mercato interno, vista l'onnipotenza dell'acquirente americano. In altre parole, una quota sostanziale degli utili globali è legata alla capacità di spesa degli statunitensi.
Prendiamo per esempio il principale indice azionario tedesco, il DAX, composto da 40 aziende leader della Germania. La prima fonte di ricavi per le aziende tedesche non sono altro che gli Stati Uniti, che rappresentano quasi un quarto dei ricavi totali del DAX, contro una quota del 18,2% per la Germania stessa. La fonte di ricavo numero uno per le società quotate sull'indice francese CAC sono gli Stati Uniti (21,3%). Lo stesso vale per l'MSCI United Kingdom (25,8%), l'Amsterdam Exchange Index (19%), lo Swiss Market Index (34,8%) e l'indice ponderato per la capitalizzazione della borsa di Taiwan (39%).
Il quadro che appare ci sembra chiaro: l’accesso ai consumatori statunitensi è di vitale importanza per le multinazionali straniere, motivo per cui il mondo ha tremato quando l’amministrazione Trump ha imposto dazi su diverse importazioni lo scorso anno. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano ridotto o revocato molti di quei dazi è una delle ragioni principali per cui le stime sugli utili globali sono state riviste al rialzo nell’ultimo anno, alimentando i rendimenti positivi dei mercati azionari in tutto il mondo.
Ma che fine ha fatto il consumatore dei mercati emergenti? Non è passato molto tempo da quando il consumatore più potente del mondo era la classe media dei mercati emergenti. Ricordate il loro appetito insaziabile per cellulari, auto, fast food, viaggi, beni di lusso e molti altri beni e servizi? All’inizio di questo secolo, la domanda di prodotti occidentali nei mercati emergenti è decollata insieme all'aumento dei redditi pro capite in paesi come Cina, India, Brasile e persino Russia. Come nuova fonte di domanda globale, la quota dei consumi mondiali detenuta dalle nazioni in via di sviluppo è salita dal 20,2% del 2000 a quasi il 37% entro il 2015. Questo picco dei consumi durato quindici anni ha alimentato la crescita di ricavi e profitti per molte multinazionali occidentali, sostenendo la tesi secondo cui la traiettoria dei consumi globali si stesse inequivocabilmente orientando verso i consumatori giovani e dinamici dei mercati emergenti.
La realtà, tuttavia, si è rivelata diversa. I consumi in Cina sono frenati da anni dal mercato immobiliare depresso del paese e da un sistema sanitario insufficiente che spinge più al risparmio che alla spesa. I consumi in India sono accelerati negli ultimi 10 anni ma, con un reddito pro capite di appena 2.800 dollari, il consumatore indiano non è ancora una forza tale da spostare gli equilibri globali. La Russia, all'inizio di questo secolo, vantava il maggior numero di centri commerciali in Europa, ma il crollo dei prezzi dell'energia, la guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali hanno praticamente decimato lo shopping nei grandi magazzini a Mosca e in altre parti del paese. La pandemia, le crescenti barriere all’immigrazione, il protezionismo commerciale e negli investimenti, il cambiamento climatico, le guerre civili, la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento hanno di fatto, in un modo o nell’altro, soffocato i consumi nei mercati emergenti in questo decennio.
Questa è la cattiva notizia.
Quella buona è che il consumatore statunitense è emerso per colmare il vuoto, confermandosi il "super-consumatore" mondiale e il principale generatore di utili per numerose aziende, sia americane che straniere. Con un tasso di disoccupazione che oscilla intorno al 4%, con molte famiglie americane sul punto di beneficiare di liquidità extra grazie ai tagli alle imposte sul reddito e con molti consumatori che si sentono particolarmente prosperi grazie ad un mercato azionario rialzista che dura da oltre tre anni, le prospettive per il consumatore statunitense rimangono solide. Anzi, continuano ad essere eccezionali.
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