Il Pil Usa accelera. La Fed di Atlantia stima oltre il 5% nel quarto trimestre 2025

Un’inflazione più bassa e un debole mercato del lavoro potrebbero offrire alla Fed la copertura per tagliare i tassi. Intanto l'economia corre...
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Serie di PMI dell’Europa di gennaio in uscita oggi: Manifatturiero (stima 49,2 punti contro 48,8 di dicembre) e Servizi (stima 52,6 punti contro 52,4 di dicembre). Serie di PMI sempre di gennaio anche degli Stati Uniti: Manifatturiero (52,1 punti contro 48,8 di dicembre) e Servizi (52,8 punti contro 52,5 di dicembre). Attesa anche la fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan di gennaio (stima 54 punti contro 52,9 di dicembre).
Accelera al +4,4% (dal +4,3%) la seconda lettura del PIL del 3Q25 degli Stati Uniti. Le attese del GDPNow della Fed di Atlanta indicano una crescita superiore al 5% nel 4Q25. Calano i sussidi settimanali alla disoccupazione (200k contro 209k attesi e 199k della scorsa settimana). I dati non sembrano fornire un sostegno alla Fed per ridurre i tassi.
Gli investitori continuano ad essere pro-rischio grazie all’agire congiunto di alcune mega forze, come l’intelligenza artificiale e le attese per una Fed che dovrebbe continuare a tagliare i tassi. Crediamo che l’attuale contesto macroeconomico supporti ancora la nostra opinione che un’inflazione più bassa e un mercato del lavoro più debole glielo consentano. Non escludiamo che le rinnovate preoccupazioni sull’indipendenza della Fed dopo l’inchiesta su Powell possano mettere in discussione tale opinione.
Vediamo comunque leggi economiche immutabili, come la necessità di finanziare il debito statunitense, fungere da barriera. I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni non sono diminuiti come storicamente quando la Fed taglia i tassi. Non solo, ma sono ancora più elevati da quando sono iniziati i tagli. Ciò riflette la richiesta da parte degli investitori di una maggiore remunerazione per il rischio di detenere obbligazioni statunitensi a lungo termine a causa delle preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale e sui costi del servizio del debito, anche prima delle ultime preoccupazioni sull’indipendenza della Fed.
Da non sottovalutare che un’inflazione vischiosa potrebbe limitare la portata dei tagli ai tassi da parte della Fed quest’anno, oltre le previsioni dei mercati. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, i dati di dicembre hanno confermato che è ancora nella fase “niente assunzioni, niente licenziamenti” che più volte abbiamo messo in luce e non presenta rischi di un improvviso deterioramento. Tuttavia, gli aumenti salariali e l’inflazione dei servizi di base indicano rischi che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed.
Riteniamo che vi sia il potenziale per rinnovate tensioni politiche tra inflazione e sostenibilità del debito, che potrebbero spingere gli investitori a richiedere un premio a termine più elevato. Siamo convinti tuttavia che leggi economiche immutabili siano ancora in gioco e potrebbero frenare i cambiamenti di politica economica: qualsiasi rapido aumento dei rendimenti a lungo termine avrebbe un impatto rapido sulla sostenibilità del debito.
A nostro avviso, sviluppi come l’incertezza politica o le preoccupazioni fiscali si trasmettono alle valutazioni principalmente attraverso il canale del costo del capitale, aumentando i premi al rischio. Lo vediamo chiaramente oggi nei titoli del Tesoro statunitensi: le preoccupazioni per le prospettive fiscali e per l’indipendenza della Fed, iniziate lo scorso anno, hanno spinto il premio a termine verso l’alto negli ultimi 18 mesi.
Lo stesso meccanismo si manifesta nel mercato azionario attraverso il premio al rischio azionario, il nostro parametro di valutazione preferito che tiene conto del contesto dei tassi di interesse. Anche il canale del ritorno sul capitale (redditività e capacità di un’azienda di restituire liquidità) può guidare la performance relativa, ma in genere solo dopo variazioni più durature. Ciò che conta per il posizionamento degli investitori è se uno sviluppo abbia un impatto significativo e duraturo su questi canali e sui mercati in generale. Preferiremmo evitare movimenti in cui non vediamo un impatto duraturo, come le reazioni del mercato a breve termine a eventi geopolitici che alla fine si rivelano contenuti.
Tutto ciò rafforza la necessità di un approccio agile e di un piano B per i portafogli basato su scenari in cui sono possibili molteplici esiti. Vediamo gli investitori rimanere pro-rischio, poiché riteniamo che il tema dell’intelligenza artificiale abbia ancora spazio per crescere, anche se la frammentazione geopolitica e la potenziale diminuzione della fiducia nelle istituzioni potrebbero portare a una rivalutazione dei premi al rischio globali e non diversificabili.
I timori sull’indipendenza della Fed rafforzano il sottopeso degli investitori sui titoli del Tesoro a lungo termine. Investitori che crediamo rimangano propensi al rischio su fattori chiave come l’intelligenza artificiale e un contesto macroeconomico che dovrebbe consentire alla Fed di continuare a tagliare i tassi. In questo contesto, vediamo gli investitori privilegiare le azioni a discapito delle obbligazioni.
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