Il punto di Antonio Tognoli

10/05/2022 07:00
Il punto di Antonio Tognoli

Un rapporto debito/PIL del 156,3% a fine 2021. La situazione italiana รจ tra le piรน nere in tutta Europa, peggio di noi solo la Grecia. Tognoli espone alcune soluzioni per mettere in sicurezza i conti del paese. Vista la potenza di fuoco a disposizione di banche centrali e governi, dove sarebbe meglio investire?

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Produzione industriale Italiana MoM di marzo in uscita oggi alle 10:00 (stima -2% contro 4% di febbraio) e Zew di maggio alle 11:00 (stima -42,5 punti contro -41 di aprile).

Nel corso degli ultimi decenni la ricchezza mondiale รจ cresciuta grazie soprattutto al debito, che รจ ormai prossimo a toccare i 300 triliardi di dollari, ovvero il 380% del PIL globale (nel 2019 era il 320%). Nei paesi dellโ€™area euro per effetto delle misure di emergenza per contrastare il coronavirus, il debito a fine 2021 era prossimo agli 11,3 trilioni di euro (circa il 101% del PIL) e potrebbe ulteriormente aumentare allo scopo di smorzare gli effetti economici negativi di una guerra di difficile soluzione. Dallโ€™inizio dellโ€™anno, al fine di contrastare lโ€™inflazione, la politica monetaria si va tuttavia facendo sempre meno accomodante e tutte le banche centrali hanno cominciato una serie di rialzi dei tassi (manca ancora allโ€™appello la BCE, ma ormai siamo agli sgoccioli). Con lo stock di debito piรน elevato, il costo per finanziare il debito sarร  tendenzialmente maggiore. Prendiamo per esempio lโ€™Italia che, dopo la Grecia, รจ il paese Europeo con il piรน alto rapporto debito/PIL: 156,3% a fine 2021 (รจ stato cosรฌ elevato solo nel 1920), tendente al 150% (Visco). Di solito gli investitori non si preoccupano se sanno che lo stato potrร  far fronte alla spesa per interessi aumentando le tasse e/o riducendo le spese. Se tuttavia il livello del debito รจ elevato e lโ€™avanzo primario non รจ sufficiente per determinarne una tendenza alla riduzione in rapporto alla dimensione dellโ€™economia, allora il rischio percepito comincia ad aumentare e gli investitori chiedono un maggiore rendimento (nel caso dellโ€™Italia aumenta lo spread). La situazione รจ ancora piรน grave quando il tasso dโ€™interesse รจ persistentemente maggiore del tasso di crescita dellโ€™economia: questa situazione genera il cosiddetto โ€œeffetto palla di neveโ€, ossia lโ€™accumulo di debito per effetto dellโ€™interesse composto, che obbliga a tenere un livello piรน elevato di avanzo primario. Questa รจ la situazione Italiana, anche se durante gli anni di politica monetaria accomodante รจ continuata lโ€™opera di aumento della vita media del debito, che ora รจ 7,7 anni, a vantaggio del suo futuro costo: tra il 2021 e il 2030 con un spread medio di 120 punti, stimiamo che la spesa complessiva per gli interessi sarร  di 550 miliardi di euro circa, (nel decennio 2010 โ€“ 2019 รจ stata 727 miliardi di euro). Non entriamo ovviamente in complicate discussioni politiche di chi sarร  il Presidente del Consiglio allโ€™indomani delle elezioni politiche e di come questo condizionerร  lo spread.

Limitiamoci ai fatti. La situazione Italiana degli ultimi 25 anni evidenzia persistentemente un tasso di interesse maggiore del tasso di crescita del PIL (trascuriamo quello straordinario del 2021), una spesa pubblica e una pressione fiscale sostanzialmente immodificabili. La differenza fra tasso di interesse e tasso di crescita appare inoltre endogena: una condizione di scarsa fiducia nella capacitร  dello stato di far fronte alle proprie obbligazioni nei confronti dei detentori dei titoli pubblici spinge verso lโ€™alto il tasso di interesse e verso il basso il tasso di crescita. La prospettiva del default (che grazie a Draghi e al sostegno dellโ€™Europa sembra allontanarsi) o di maggiori tasse per evitare il default, tiene lontani non solo gli investitori finanziari, ma anche le imprese, nazionali ed estere (le Italiane delocalizzano e quelle estere se ne vanno dallโ€™Italia), e deprime gli investimenti in capitale produttivo. Si genera cosรฌ un circolo vizioso, in cui la bassa crescita interagisce con lโ€™alto debito e i due problemi si aggravano a vicenda. Quando la crescita economica mondiale rallenta, i paesi piรน a rischio cominciano a scricchiolare (vedi 2008) e quelli con poco โ€œspazio fiscaleโ€ sono costretti ad importare la recessione, che peggiora ulteriormente il rapporto debito/PIL e rende necessarie politiche restrittive che aggravano i problemi dellโ€™economia reale, causano fallimenti delle imprese, disoccupazione e aumento della povertร  e di tutti gli indicatori di disagio sociale.

Le soluzioni

Per mettere in sicurezza i conti del paese la teoria economica suggerirebbe un avanzo primario fra il 3% e il 4% lโ€™anno, mantenuto per molti anni. Cosa peraltro difficile da realizzare. Nessun movimento politico accetterebbe infatti di essere etichettato come il partito delle tasse e/o di drastici tagli alla spesa nellโ€™ordine di quelli che sarebbero necessari. Va detto che anche il Fondo monetario giunge comunque alla conclusione che avanzi primari del 3-4% non sono realistici, in particolare per lโ€™Italia.

Esistono soluzioni alternative? Certo che esistono. Negli ultimi anni sono state avanzate varie proposte di mutualizzazione dei debiti pubblici dellโ€™Eurozona, alcune peraltro molto fantasiose e poco realizzabili. La proposta piรน influente รจ stata quella avanzata nel 2011 dal Consiglio degli esperti economici tedeschi che, dieci anni dopo e opportunamente aggiornata, da un punto di vista strettamente economico potrebbe anche funzionare. Lโ€™idea รจ quella di mettere i debiti in eccesso la soglia del 60% in un Fondo comune (detto ERF, European Redemption Fund) che si finanzia sul mercato per acquisire i debiti degli stati membri. In cambio, gli stati piรน fragili si sottoporrebbero a condizioni severe, volte a eliminare i debiti al di sopra della soglia e a far sรฌ che il Fondo possa cessare lโ€™attivitร  nellโ€™arco di 20โ€“25 anni.ย Sono previste sanzioni, quali la cessazione dei riacquisti dei titoli in scadenza, per evitare che i paesi membri vengano meno agli impegni assunti in materia di politiche di bilancio. Unโ€™altra via sicuramente meno drastica, รจ quella di aumentare il denominatore (il PIL) mantenendo stabile il debito, fattibile perรฒ solo aumentando la produttivitร  dei fattori di produzione (capitale e lavoro), la qualitร  dei prodotti e lโ€™export. Eโ€™ la via del NGeu e del PNRR.

Unโ€™alternativa allo studio della BCE รจ uno scudo antispread. Il nuovo meccanismo potrebbe essere un ibrido tra il PEPP, che non prevedeva condizioni e lโ€™OMT di Draghi che al contrario poneva alcune condizioni anche attraverso lโ€™ESM. In altre parole, un piano non troppo stringente ma vincolato per esempio alle condizioni giร  in essere per il NGeu o che rispettino le condizioni della Commissione Europea. Sicuramente con un piano cosรฌ congeniato sarebbe piรน agevole per la BCE proseguire lungo la normalizzazione monetaria. Certo occorre fare i conti con i falchi che spingeranno per condizionare lโ€™intervento dello scudo solo a โ€œrealiโ€ situazioni che mettano in pericolo il cammino dellโ€™UE verso la stabilitร  finanziaria, escludendo interventi mirati a favore dei singoli Stati.

Ben sapendo che lโ€™efficacia degli interventi di politica monetaria รจ sempre legata a doppio filo alla capacitร  di convincere i mercati che non conviene sfidare la Banca Centrale, il piano sembra configurarsi come una sorta di riedizione del โ€œwhatever it takesโ€, in cui la BCE rimarca con forza il proprio impegno nei confronti di tutti i paesi dellโ€™Euro. La creazione di uno scudo che possa agire velocemente nelle situazioni di emergenza รจ una buona notizia per i mercati. Eโ€™ chiaro tuttavia che a breve dovranno essere definiti gli ambiti di intervento in modo che il messaggio di politica monetaria sia il piรน chiaro possibile e induca gli speculatori a desistere dal loro intento o quanto meno a limitarlo.

Altri e diversi sono comunque gli ambiti di intervento della BCE per dare liquiditร  al sistema, come per esempio il rifinanziamento a piรน lungo termine della terza serie OMRLT-III, in modo da non ostacolare la normale trasmissione della politica monetaria. Come giร  annunciato, il Consiglio si attende che le condizioni specifiche delle OMRLT-III cesseranno di essere applicate a giugno di questโ€™anno. Lo stesso valuterร  inoltre lโ€™adeguata calibrazione del sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, affinchรฉ la politica dei tassi di interesse reali negativi non limiti la capacitร  di intermediazione delle banche in un contesto di liquiditร  eccessiva.

Dove investire

Quindi con tutta questa potenza di fuoco ancora a disposizione delle banche centrali e dei governi, dove sarebbe meglio investire? La risposta รจ nelle imprese maggiormente coinvolte dagli investimenti del NextGenerationEU e del PNRR che hanno di fronte unโ€™opportunitร  unica di sviluppo. Sono tutte quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto ma anche di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese che operano nella โ€œrivoluzione verdeโ€, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute. Il discorso vale un poโ€™ per tutte le Borse Europee, ma la parte del leone crediamo tocchi a Piazza Affari: per fare un esempio, nel solo settore della digitalizzazione allโ€™Italia toccano, come abbiamo visto, 40 miliardi di euro, alla Spagna 24, alla Germania 12 e alla Francia 10.

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