Il punto di Antonio Tognoli

Secondo Tognoli la FED si trova davanti ad un bivio: da una parte un'inflazione acuita dalla guerra in Ucraina e amplificata dalle preoccupazioni degli investitori per la possibilitร di errori nella politica monetaria, dallโaltra teme che una stretta eccessiva potrebbe far scivolare lโeconomia verso la recessione.
Dati importanti per i mercati in uscita oggi. Si comincia alle 14:00 con i prezzi al consumo YoY di aprile della Germania (stima 7,2% contro 7,3% di marzo), alle 14:30 il PIL USA QoQ del 1Q22 (stima 1,1% contro 6,9% del 4Q21) e la richiesta dei sussidi di disoccupazione WoW (stima 180k contro 184k della settimana precedente).
Si conferma dunque il forte rallentamento della crescita USA del 1Q22. Occorrerร ora capire se la decelerazione sia sufficiente alla FED per consentire di smorzare lโinflazione e le conseguenti e inevitabili spinte salariali. In altre parole se Biden confermerร il rialzo di 50 bp dei tassi nel meeting del 4 maggio, come ventilato. Ricordiamo che i recenti dots riportavano sette rialzi per il 2022 e quattro per il 2023 (a dicembre erano tre per ciascun anno). Secondo le nostre stime, riteniamo probabile un aumento di 25 bp a maggio, considerato che allโultimo meeting hanno infatti partecipato un minor numero di membri votanti a causa della transizione in corso nella composizione della leadership della FED e che nessuno dei canditati del Presidente Biden ha partecipato.
Lo scorso febbraio gli indici dei prezzi al consumo USA headline e core hanno entrambi toccato massimi pluridecennali, raggiungendo rispettivamente il 7,9% e il 6,4%, allontanandosi dal range a lungo termine del 2,0% auspicato dalla FED. Sulla base del mercato dei TIPS, per i prossimi cinque anni รจ prevista unโinflazione media del 3,6%, mentre per i dieci anni al momento la media รจ pari al 2,95%. Lโinterpretazione del mercato รจ quindi che la FED sarร piรน tollerante che in passato nei confronti di unโinflazione media che risulta tra le piรน elevate degli ultimi 30 anni.
Se cosรฌ fosse, significa che i sette rialzi da 25 pb che il mercato dei futures sconta per questโanno sono da considerarsi il limite massimo dei potenziali rialzi. Siamo quindi convinti che i nuovi membri propenderanno per una posizione accomodante (quando Powell ha dovuto scegliere tra due alternative, senza tuttavia il cappio dei massimi pluridecennali di inflazione, ha optato per quella piรน accomodante).
Occorre precisare che una buona parte dellโinflazione USA รจ dovuta alle limitazioni sul fronte dellโofferta che, complice la carenza di forza lavoro che ha determinato pressioni rialziste sui salari, ha alimentano direttamente la crescita dei prezzi. Ciรฒ significa che lโarma del rialzo dei tassi di interesse risulta un poโ spuntata per contrastare unโinflazione provocata da fattori relativi allโofferta.
La FED si trova davanti ad un bivio. Da una parte รจ consapevole che la natura dellโimpennata dellโinflazione รจ stata acuita dai recenti eventi geopolitici e amplificata dalle preoccupazioni degli investitori per la possibilitร di errori nella politica monetaria, ma dallโaltra si rende perfettamente conto che una stretta eccessiva potrebbe far scivolare lโeconomia verso la recessione. Rimanere tuttavia dietro la curva e consentire che le aspettative di inflazione vengano incorporate nei rendimenti, farebbe finire sotto pressione i prezzi delle obbligazioni.
Crediamo che la FED metterร in atto ogni tentativo per procedere con cautela, che tuttavia potrebbe rendere ancora piรน volatili i tassi a lungo termine (lโattenzione degli investitori sarebbe infatti concentrata sul rischio di unโinflazione superiore ai livelli tendenziali).
In questa fase riteniamo quindi che gli investitori dovrebbero guardare con cautela ad un allungamento della duration del portafoglio obbligazionario. Inoltre, considerato lโappiattimento relativo della curva, il rendimento incrementale per detenere scadenze piรน lunghe potrebbe non essere del tutto compensato dal piรน elevato rischio. Da non sottovalutare infine lโincertezza geopolitica. La nostra convinzione continua ad essere quella di privilegiare lโinvestimento in azioni, almeno fintanto che i tassi di interesse reale rimarranno negativi, privilegiando le aziende di quei settori che sono in grado di aumentare i prezzi finali di vendita ad un aumento dei costi complessivi di produzione.
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