In arrivo due maxi-premi per un totale del 18,2% con il certificate sui bancari europei

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
19/01/2026 08:45
In arrivo due maxi-premi per un totale del 18,2% con il certificate sui bancari europei

Mercoledì 28 gennaio in arrivo il primo maxi-premio condizionato pari al 9% del nominale (100 euro) e poi il 26 marzo il secondo “cedolone” del 9%: in totale un rendimento molto elevato del 18,2% acquistando oggi il certificate a 99 euro (ovvero 18 euro su 99 di acquisto). Sono questi i vantaggi offerti dal nuovo certificate firmato Barclays con Isin XS3222007224 scritto su quattro grandi banche europee come BPER Banca, Deutsche Bank, Commerzbank e Raiffeisen Bank.

Per incassare il primo maxi-premo di 9 euro l’investitore dovrà avere inserito il certificate nel proprio portafoglio entro il 27 gennaio, ultimo giorno utile per acquistare il prodotto con il diritto al “cedolone”. Entrambi i maxi-premi verranno pagati se nessuno dei quattro sottostanti sarà sceso di oltre il 50% rispetto al rispettivo livello iniziale.

Da settembre 2026, possibilità di rimborso anticipato a 100 euro se tutti i sottostanti si troveranno oltre il livello iniziale. In caso di rimborso già a settembre, l’investitore riceverà i due maxi-premi per complessivi 18 euro, una cedola trimestrale di 1 euro (la prima a settembre) un piccolo capital gain, per un rendimento del 20,2% pari a un ritorno annualizzato del 29,8%.

Dopo la seconda maxicedola il certificate stacca premi trimestrali con memoria di 1 euro, con barriera cedolare al 60% del valore iniziale. Scadenza tra meno di cinque anni (dicembre 2030) con protezione del capitale fino a cali del 40% dei sottostanti dal valore iniziale.

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Due maxi-premi del 9,1% il 28 gennaio e il 26 marzo

La forza dei maxi-premi è legata all’elevato rendimento, a una barriera molto bassa e all’efficienza fiscale, ovvero la possibilità di utilizzarli per compensare eventuali minusvalenze in portafoglio.

I diciotto euro di maxi sui 99 di acquisto del certificate con Isin XS3222007224 sono pari a un ritorno del 9,1%. La condizione per lo stacco appare facile da realizzare sulla carta perché un titolo dovrebbe in pratica più che dimezzare il proprio valore dal livello iniziale in meno di dieci giorni per il primo maxi-premio e in poco più di due mesi per il secondo “cedolone”.

Al momento, delle quattro banche sottostanti, BPER Banca si trova sopra il livello iniziale del +5,4%, invece Deutsche Bank del è in calo del -0,8%, Raiffeisen Bank del -2,4% e Commerzbank del -4,2% dal valore iniziale.

Di seguito i livelli di riferimento del certificato:

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Da non dimenticare che il maxi-premio è particolarmente appetibile per gli investitori con minusvalenze all’interno del proprio zainetto fiscale. Essendo le cedole dei certificate considerate “redditi diversi”, si prestano a compensare eventuali perdite fiscali entro un periodo massimo di quattro anni dalla loro realizzazione. Il 26% di compensazione su un premio del 18,2%, è pari a un risparmio “fiscale” del 4,732%, ovviamente si tratta di tasse già pagate per cui si chiede il rimborso a fronte delle minusvalenze registrate ma che, senza una compensazione con plusvalenze da redditi diversi vanno spesso perse.

Rendimento molto più elevato in caso di autocall

Il rendimento potrebbe salire sensibilmente in caso di rimborso anticipato. Il prodotto, infatti, prevede la possibilità di autocall (rimborso anticipato) a partire dalla data di osservazione del 23 settembre 2026. Se quel giorno, e in tutte le successive date di osservazione, tutti e quattro i sottostanti mostreranno prezzi di chiusura pari o superiori ai valori iniziali, il certificate verrà ritirato.

Agli investitori spetterà un rimborso pari al 100% del valore nominale (100 euro), il pagamento dell’ultimo premio trimestrale e degli eventuali bonus non pagati e conservati in memoria. Da quel momento nessun altro premio sarà più pagato.

È evidente che tanto prima dovesse scattare l’autocall, tanto più alto sarebbe il rendimento medio annuo del prodotto. Ad esempio, in caso di rimborso già a settembre 2026, chi compra oggi il certificate a 99 euro chiuderebbe l’investimento fra meno di nove mesi (8,15 mesi) con 18 euro delle due maxicedole, 1 euro di premio trimestrale e 1 euro di capital gain (differenza tra il prezzo di acquisto a 99 euro e il rimborso a 100). Il rendimento in poco più di otto mesi (8,15 mesi) sarebbe del 20,2%, pari a un ritorno annualizzato del 29,8% (20,2%/8,15mesi*12mesi).

In genere con lo stacco della maxicedola, il prezzo del certificate cala del valore vicino a quello distribuito. Una strategia potrebbe essere quella di incassare i due maxi-premi e aspettare che il certificate si riporti vicino al valore nominale di 100 euro e cederlo prima della scadenza per massimizzare il rendimento nel tempo. Ad aiutare il certificate a portarsi vicino al nominale, prima della scadenza, è il meccanismo di autocall, per cui il prodotto verrà rimborsato in anticipo a 100 euro se i sottostanti si porteranno sul livello iniziale, alle date di valutazione a partire da quella di settembre.

Premi trimestrali con memoria di 1 euro

Una volta staccato il doppio maxi-premio, questo prodotto pagherà premi trimestrali con memoria dell’1% sul nominale (100 euro), condizionate al rispetto di una barriera al 60%, il che vuole dire che sono ammessi ribassi del peggiore dei sottostanti fino a un massimo del 40% del livello iniziale.

Nel caso in cui, a una data di osservazione, anche solo uno dei sottostanti quotasse al di sotto della barriera, il premio non verrà pagato, ma resterà in pancia al prodotto e, grazie all’effetto memoria, verrà corrisposto (insieme alle altre cedole trattenute in memoria) alla prima data di valutazione successiva, in cui tutti i sottostanti saranno tornati sopra la barriera.

Quindi, basterà che tutti i sottostanti si trovino sopra la barriera all’ultima data di osservazione (23 dicembre 2030) per avere la certezza di incassare tutte le 18 cedole trimestrali previste e chiudere l’investimento con 36 euro di premi (contando anche i due maxi-premi di 9 euro ciascuno). Acquistando il certificato oggi a 99 euro, il rendimento totale è del 37,4% in poco meno di cinque anni (4,93 anni), pari a un ritorno annualizzato del 7,6%.

Ecco il conto: 36 euro di premi (18 euro di cedole trimestrali più 18 euro di maxi-premio totale) più 1 euro di capital gain (differenza tra 100 euro di rimborso e il prezzo attuale di 99 euro), il risultato è 37 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 99 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (23 dicembre 2030) del 37,4%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 37,4% per 4,93 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 7,6% annualizzato.

La forza di questo prodotto rimane la probabilità del rimborso anticipato che fa lievitare il rendimento o l’uso efficiente delle maxicedole per compensare le minusvalenze.

Due scenari possibili alla scadenza finale

Qualora durante la vita del certificate non si verificasse il rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 23 dicembre 2030 gli investitori si troveranno di fronte a due scenari distinti, direttamente legati all’andamento dei sottostanti. La barriera di protezione del capitale è fissata al 60% del valore iniziale e viene osservata unicamente alla scadenza, offrendo protezione contro ribassi fino al 40% dei sottostanti dal livello iniziale.

Nel primo scenario, se alla data di valutazione finale (23 dicembre 2030), il peggiore tra i sottostanti si manterrà al di sopra o uguale alla barriera, il certificate verrà rimborsato al valore nominale di 100 euro. A questo importo si sommeranno l’ultima cedola di 1 euro e gli eventuali premi non pagati e trattenuti nella memoria, per un totale di 36 euro. Considerato il prezzo di acquisto di 99 euro, il rendimento complessivo raggiungerebbe il 37,4% in un orizzonte temporale di 4,93 anni (7,6% annualizzato).

Nel secondo scenario, se anche solo uno dei sottostanti a scadenza sarà sceso sotto la barriera, il rimborso del capitale sarebbe commisurato alla performance del titolo peggiore. Ad esempio, un ribasso del 50% del worst of comporterebbe un rimborso pari a 50 euro, a cui però si aggiungerebbero le eventuali cedole già incassate durante la vita del prodotto che andrebbero a mitigare la perdita sul capitale.

Attualmente, i sottostanti mostrano un margine di sicurezza rispetto alla barriera: BPER Banca è distante il 43,1%, Deutsche Bank il 39,5%, Commerzbank il 37,4% e Raiffeisen Bank il 38,5%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Risiko bancario sempre acceso anche nel 2026

Il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come BPER Banca, Commerzbank e Raiffeisen Bank e Deutsche Bank pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.

BPER Banca

L’Ops (Offerta Pubblica di Scambio) lanciata da BPER Banca su Banca Popolare di Sondrio si è conclusa il 25 luglio scorso con l’80,695% del capitale sociale. L'operazione prevedeva uno scambio di 1,45 azioni Bper e 1 euro in contanti per ogni azione di BP Sondrio.

Non è stata raggiunta la soglia necessaria per il delisting, ma, dal momento che BPER possiede oltre il 66,67% del capitale di Sondrio, l'istituto modenese dispone dei diritti di voto sufficienti per approvare le delibere nell'assemblea straordinaria dell'emittente, inclusa la fusione.

"Il successo di questa operazione rappresenta una tappa significativa per BPER e un importante riconoscimento della validità del nostro progetto da parte del mercato e degli azionisti" commenta in una nota Gianni Franco Papa, ad di BPER.

"Con l'ingresso di BP Sondrio nel gruppo si rafforza il nostro posizionamento tra i principali player del settore in Italia. Crescere: più forti, insieme. Questo era il nostro invito e oggi insieme siamo più grandi, più solidi e ancora più radicati nel tessuto economico e sociale del Paese, assistendo oltre 6 milioni di clienti, con più di 2.000 filiali distribuite capillarmente e gestendo circa 400 miliardi di asset finanziari”, proseguiva il manager.

“Diamo inizio ad un nuovo percorso di crescita che accelererà significativamente il raggiungimento degli obiettivi del nostro piano industriale, pronti a conoscere e lavorare con i nuovi colleghi con i quali condividiamo valori, passione e senso di responsabilità verso famiglie, imprese e comunità in cui operiamo", concludeva Papa.

Commerzbank

La scalata silenziosa di UniCredit in Commerzbank è arrivata a un nuovo punto di svolta: il gruppo guidato da Andrea Orcel detiene oggi circa il 26% dei diritti di voto nella banca tedesca, dopo aver convertito una parte consistente delle posizioni derivate in azioni fisiche. L’obiettivo dichiarato è spingersi fino al 29% circa, restando sotto la soglia del 30% che obbligherebbe a un’offerta pubblica d’acquisto.

Sul fronte regolamentare, UniCredit ha ottenuto via libera dalla Bce e dalle autorità tedesche della concorrenza, ma lo scenario resta tutt’altro che lineare. Il governo di Berlino ha ribadito la sua opposizione, definendo “sconnesso e ostile” l’approccio del gruppo italiano e chiarendo che non intende cedere ulteriori quote della banca simbolo del credito tedesco. Il management della banca tedesca ha ribadito la difesa dell’indipendenza e anche i sindacati di Commerzbank hanno espresso forte preoccupazione a Bruxelles, paventando rischi occupazionali e dubbi sulla reale sostenibilità industriale di un’eventuale fusione.

Il Ceo di Unicredit non ha escluso la possibilità di un’offerta pubblica di acquisto ostile, qualora lo scenario lo imponesse. “Abbiamo speso miliardi per costruire la nostra quota e questo ci conferisce diritti. Se le cose non vanno bene, bisogna agire per cambiarle”, ha spiegato Orcel, lasciando aperta l’ipotesi di chiedere un seggio nel consiglio di sorveglianza.

Rispondendo alle critiche della Ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, Orcel ha chiarito che la presenza di un rappresentante UniCredit nel board non configurerebbe un conflitto di interessi, grazie alle regole di governance vigenti in Germania.

L’integrazione di Commerzbank con la controllata bavarese HypoVereinsbank, controllata di UniCredit, resta lo scenario preferito da Orcel, che insiste sui possibili benefici occupazionali: “Se Commerzbank resterà indipendente, nei prossimi cinque-sette anni dovrà probabilmente tagliare più posti di lavoro rispetto a un’eventuale acquisizione”.

Il Ceo ha ribadito che l’operazione mira a rafforzare i ricavi più che a ridurre i costi, con l’intenzione di preservare e potenziare la rete territoriale della banca tedesca. Per ora, Unicredit è “esattamente dove vuole essere” e procede con calma. “Nessuno sa davvero quale sia il piano, ma questo non significa che non ci sia. Perché noi abbiamo un piano”, ha detto Orcel.

Raiffeisen Bank

L’Unione europea starebbe valutando una misura straordinaria a favore dell’istituto austriaco. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Ue potrebbe consentire a Raiffeisen di entrare in possesso di una quota del capitale della società di costruzioni Strabag, attualmente bloccata dalle sanzioni perché appartenente al magnate russo Oleg Deripaska. La vicenda ruota intorno a una multa di circa 2 miliardi di euro comminata da un tribunale russo alla controllata locale di Raiffeisen, nell’ambito di una controversia con una società riconducibile allo stesso Deripaska.

Con sede a Vienna, Strabag è il principale gruppo delle costruzioni in Austria e uno dei più grandi player europei, con una capitalizzazione di 9,1 miliardi di euro. L’azionariato vede come primo socio il gruppo Raiffeisen con il 30,1%, seguito dalla famiglia Haselsteiner con il 29% e dalla holding Rasperia di Deripaska che possiede circa il 24%, un pacchetto che oggi ha un valore di mercato di 2,2 miliardi. È proprio questa quota a essere oggetto di discussione: l’ipotesi è che Bruxelles possa sbloccarla in favore di Raiffeisen come forma di compensazione, a risarcimento del danno subito dalla banca in Russia.

Al momento non è chiaro se il trasferimento riguarderebbe l’intera partecipazione di Deripaska o soltanto una parte. La decisione, se approvata, completerebbe di fatto un’operazione già ipotizzata nel 2023, quando Raiffeisen tentò di recuperare utili bloccati in Russia attraverso uno scambio azionario con Rasperia Trading, la holding dell’oligarca. Allora l’operazione fu interrotta per le pressioni delle autorità statunitensi, che avevano sanzionato la stessa Rasperia.

Il tema, inserito su pressione di Vienna nel 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca, è ora al centro del confronto tra gli ambasciatori dei Paesi membri. Non mancano le resistenze: diversi governi ritengono rischioso aprire la strada a un precedente che potrebbe essere sfruttato da altri oligarchi russi per ottenere vantaggi indiretti.

Come riportato da Reuters, alcuni diplomatici temono che un’operazione del genere finisca per legittimare le sentenze dei tribunali russi, che in più occasioni hanno reagito alle sanzioni occidentali ordinando il sequestro di asset di gruppi europei e americani.

Raiffeisen è da anni il principale istituto occidentale ancora attivo in Russia, dove rappresenta un importante canale finanziario con l’Europa. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Bruxelles ha imposto a RBI di ridurre significativamente le proprie attività nel Paese, ma la banca non è ancora riuscita a vendere la filiale locale né a trasferire all’estero i profitti accumulati, stimati in circa 7 miliardi di euro. Un tentativo di cessione a un investitore domestico è fallito proprio di recente: secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, le autorità russe avrebbero ostacolato l’operazione temendo che un acquirente locale potesse innescare nuove sanzioni.

Per Raiffeisen, l’acquisizione della quota di Strabag avrebbe un duplice effetto: da un lato rappresenterebbe il recupero del danno economico inflitto dalle autorità russe, dall’altro rafforzerebbe il controllo su una delle più importanti società di costruzioni del continente, già parte integrante della sua galassia partecipativa.

Resta però l’incognita politica: senza un consenso unanime tra i governi Ue, la proposta rischia di arenarsi. Inoltre, gli Stati più critici sottolineano che la banca austriaca non ha rispettato in pieno le pressioni occidentali a ridurre la propria presenza in Russia, rimanendo esposta a un contesto geopolitico altamente instabile.

Deutsche Bank

Deutsche Bank torna a spingere sull’attività di M&A per rafforzare il posizionamento della banca tedesca. La mossa passa anche da un riassetto della macchina advisory: l’istituto ha nominato Samuel Kim nuovo responsabile globale delle fusioni e acquisizioni, dopo la promozione di Alison Harding-Jones ai vertici dell’Investment Bank.

Il cambio al timone si inserisce in un contesto di mercato che sta riaccendendo l’interesse degli investitori per i ricavi “da commissioni”, ma che resta estremamente sensibile alle condizioni macro e alla volatilità. Proprio su questo punto, da una ricostruzione di Reuters emersa a inizio luglio 2025, Deutsche Bank ha rivisto alcune responsabilità nella divisione deal-making per snellire la struttura e migliorare l’esecuzione, mentre il ceo Christian Sewing ha riconosciuto che le tensioni commerciali e le politiche tariffarie statunitensi hanno indotto diverse aziende a rinviare decisioni, con operazioni definite più “ritardate” che cancellate.

Per il mercato, il messaggio è chiaro: se il backlog si tradurrà in deal chiusi, l’M&A può tornare a pesare in modo più visibile sui risultati dell’investment bank, contribuendo a stabilizzare i ricavi e a sostenere il momentum del titolo. Sullo sfondo, il rimbalzo del dealmaking osservato nel 2025 tra le grandi banche d’affari, con una ripresa delle commissioni legate alle operazioni, alimenta aspettative di un 2026 ancora più dinamico, scenario che potrebbe offrire ulteriore trazione anche agli operatori europei più esposti all’advisory.

Il parere degli analisti sulle quattro banche

Il sentiment degli analisti sui quattro titoli sottostanti si conferma complessivamente positivo, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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BPER Banca è seguita da 14 analisti: di questi, 13 raccomandano l’acquisto (buy), 1 suggerisce di mantenere la posizione (hold) e nessuno ha un giudizio di vendita (sell). Il target price medio si attesta a 12,72 euro, che implica un potenziale upside del 5% rispetto alla quotazione attuale a Piazza Affari.

Su Commerzbank, il sentiment si presenta mediamente neutrale: su 21 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 34,53 euro.

Quadro più favorevole per Raiffeisen Bank, coperta da 17 analisti: 10 raccomandano buy, 4 indicano hold e 3 consigliano sell. Il target price medio è pari a 37,19 euro, in linea con i corsi attuali a Francoforte.

Infine, su Deutsche Bank, tra gli 25 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 11 suggeriscono hold e 6 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 33,64 euro, sostanzialmente in linea con la quotazione attuale a Francoforte.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto del certificate.

Attenzione: Il Certificate XS3222007224 è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Barclays gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.

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