Maxicedola dell'11,11% in arrivo con il certificate sui bancari europei

Si compra sotto la pari a 81 euro ed è in arrivo la seconda maxicedola da 9 euro condizionata. Il prossimo 26 marzo 2026, il certificate di Barclays con Isin XS3222007224 su BPER Banca, Deutsche Bank, Commerzbank e Raiffeisen Bank staccherà un maxi-premio certo del 11,11% (9 euro su 81 euro di quotazione) visto che la condizione è già stata superata con successo alla data di valutazione di ieri 23 marzo. L’ultimo giorno valido per incassare la maxicedola è domani 25 marzo.
Si passa poi a premi trimestrali con memoria di 1 euro (4 euro in un annuo), se nessuno dei sottostanti sarà crollato alle date di valutazione del 40% dal livello iniziale.
Da settembre 2026, possibilità di rimborso anticipato a 100 euro se tutti i sottostanti si troveranno oltre il livello iniziale. In caso di rimborso già il 23 settembre, l’investitore riceverà il maxi-premio di 9 euro, una cedola trimestrale di 1 euro (la prima a settembre). Comprando il prodotto oggi a 81 euro, il rendimento al momento dell’autocall (tra 6,21 mesi) raggiunge il 35,80%, pari a un ritorno annualizzato del 69,18%.
Scadenza tra meno di cinque anni (dicembre 2030) con protezione del capitale fino a cali del 40% dei sottostanti dal valore iniziale.
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Maxi-premio dell'11,11% il 26 marzo
La forza dei maxi-premi è legata all’elevato rendimento, a una barriera molto bassa e all’efficienza fiscale, ovvero la possibilità di utilizzarli per compensare eventuali minusvalenze in portafoglio.
I nove euro di maxi sui 81 euro di acquisto del certificate con Isin XS3222007224 sono pari a un ritorno dell'11,11%. La condizione per lo stacco del “cedolone” è già stata verificata con successo ieri 23 marzo (data di valutazione). Per incassare la maxicedola l’investitore dovrà avere inserito il certificate nel proprio portafoglio entro domani 25 marzo.
Al momento, delle quattro banche sottostanti, BPER Banca si trova sotto il livello iniziale del -6,2%, Raiffeisen Bank del -1,2%, Commerzbank del -11,6% e Deutsche Bank del -25,1% dal valore iniziale.
Di seguito i livelli di riferimento del certificato:
Idea di investimento
Sono quattro le soluzioni di investimento che offre questo certificate e che ogni investitore dovrà valutare da solo o con il proprio consulente.
- COMPENSAZIONE. La prima è quella già spiegata di compensare eventuali minusvalenze in portafoglio quindi vendere il certificate non appena ha staccato la maxicedola. Essendo le cedole dei certificate considerate “redditi diversi”, si prestano a compensare eventuali perdite fiscali entro un periodo massimo di quattro anni dalla loro realizzazione. Il 26% di compensazione su un premio dell'11,11%, è pari a un risparmio “fiscale” del 2,8886%, ovviamente si tratta di tasse già pagate per cui si chiede il rimborso a fronte delle minusvalenze registrate ma che, senza una compensazione con plusvalenze da redditi diversi vanno spesso perse.
- CALO DELLA VOLATILITÀ. La seconda è puntare a un rialzo di breve del certificate. Il recente rialzo della volatilità ha reso i certificate con maxicedole molto attraenti, perché se prima quotavano sulla lineare ovvero riflettendo la performance dei sottostanti quasi 1 a 1 ora sono ampiamente sotto. Il nostro certificate, dopo lo stacco della maxi quoterà a un prezzo sotto la lineare: il peggiore sottostante Deutsche Bank perde il 25%, e il certificate tenderà a portarsi vicino a 72 euro (non 75 euro, 100%-25%). Questa situazione si è creata perché l'aumento della volatilità legato al clima geopolitico rende le barriere più vulnerabili alla maggiore ampiezza dei movimenti che sta caratterizzando l'azionariato in questo mercato. A questo va aggiunto anche un rialzo dei tassi che incide negativamente sul prezzo del certificate. Un calo della volatilità, legato anche solo a una sorta di accordo sullo stretto di Hormuz, porterebbe il certificate a quotare almeno sulla lineare e a recuperare terreno.
- AUTOCALL. La terza strategia, più di lungo termine, è quella classica che ci si gioca con i maxicedola: incassare il maxi premio, o entrambi per chi lo avesse già preso, e aspettare che il certificate si riporti vicino al valore nominale di 100 euro per cederlo prima della scadenza per massimizzare il rendimento nel tempo. Ad aiutare il certificate a portarsi vicino al nominale, prima della scadenza, è il meccanismo di autocall, per cui il prodotto verrà rimborsato in anticipo a 100 euro se i sottostanti si porteranno sul livello iniziale, alle date di valutazione a partire da quella di settembre. Di fatto, acquistando oggi sotto la pari, oltre al maxi premio, con un rimborso a 100 si incasserebbe anche un capital gain di 19 euro (100-81 euro di ingresso). Il rendimento, potrebbe così salire sensibilmente in caso di rimborso anticipato. Il prodotto prevede la possibilità di autocall (rimborso anticipato) a partire dalla data di osservazione del 23 settembre 2026. Se quel giorno, e in tutte le successive date di osservazione, tutti e quattro i sottostanti mostreranno prezzi di chiusura pari o superiori ai valori iniziali, il certificate verrà ritirato. Agli investitori spetterà un rimborso pari al 100% del valore nominale (100 euro), il pagamento dell’ultimo premio trimestrale e degli eventuali bonus non pagati e conservati in memoria. Da quel momento nessun altro premio sarà più pagato. È evidente che tanto prima dovesse scattare l’autocall, tanto più alto sarebbe il rendimento medio annuo del prodotto. Ad esempio, in caso di rimborso già il 23 settembre 2026, chi compra oggi il certificate a 81 euro chiuderebbe l’investimento fra meno di sette mesi (6,21 mesi) con 9 euro di maxicedola, 1 euro di premio trimestrale e 19 euro di capital gain (differenza tra il prezzo di acquisto a 81 euro e il rimborso a 100). Il rendimento in 6,21 mesi sarebbe del 35,80%, pari a un ritorno annualizzato del 69,18% (35,80%/6,21mesi*12mesi). Ovviamente le probabilità di far scattare l'autocall dipenderanno dal movimento dei sottostanti se saranno in grado, vedi Deutsche Bank di recuperare il terreno perso.
- SCADENZA. L'ultima strategia, la più paziente è quella di aspettare la scadenza. In quel caso non si punta a un rialzo dei sottostanti ma si aspetta che passi il tempo e che nessuno sfondi la barriera. A scadenza, se nessuno dei sottostanti avrà perso il 40% dal livello iniziale, il certificate verrà rimborsato a 100 euro e avrà staccato tutti i premi, grazie all'effetto memoria. Il guadagno per l'investitore sarebbe pari a 19 euro di capital gain più 9 euro di maxicedola in arrivo, più 18 cedole da un euro in tutto 44 euro su 81 di acquisto pari al 56,79% che spalmato sui 4,75 anni che rimangono arriviamo all'11,96% annualizzato.
Premi trimestrali con memoria di 1 euro
Una volta staccato il doppio maxi-premio di marzo, questo prodotto pagherà premi trimestrali con memoria dell’1% del nominale (100 euro), condizionate al rispetto di una barriera al 60%, il che vuole dire che sono ammessi ribassi del peggiore dei sottostanti fino a un massimo del 40% del livello iniziale.
Nel caso in cui, a una data di osservazione, anche solo uno dei sottostanti quotasse al di sotto della barriera, il premio non verrà pagato, ma resterà in pancia al prodotto e, grazie all’effetto memoria, verrà corrisposto (insieme alle altre cedole trattenute in memoria) alla prima data di valutazione successiva, in cui tutti i sottostanti saranno tornati sopra la barriera.
Quindi, basterà che tutti i sottostanti si trovino sopra la barriera all’ultima data di osservazione (23 dicembre 2030) per avere la certezza di incassare tutte le 18 cedole trimestrali previste e chiudere l’investimento con 27 euro di premi (contando anche il maxi-premio di 9 euro). Acquistando il certificato oggi a 81 euro, il rendimento totale è del 56,79% in poco meno di cinque anni (4,75 anni), pari a un ritorno annualizzato dell'11,96%.
Ecco il conto: 27 euro di premi (18 euro di cedole trimestrali più 9 euro di maxi-premio) più 19 euro di capital gain (differenza tra 100 euro di rimborso e il prezzo attuale di 81 euro), il risultato è 46 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 81 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (23 dicembre 2030) del 56,79%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 56,79% per 4,75 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno dell'11,96% annualizzato.
La forza di questo prodotto rimane la probabilità del rimborso anticipato che fa lievitare il rendimento o l’uso efficiente delle maxicedole per compensare le minusvalenze.
Due scenari possibili alla scadenza finale
Qualora durante la vita del certificate non si verificasse il rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 23 dicembre 2030 gli investitori si troveranno di fronte a due scenari distinti, direttamente legati all’andamento dei sottostanti. La barriera di protezione del capitale è fissata al 60% del valore iniziale e viene osservata unicamente alla scadenza, offrendo protezione contro ribassi fino al 40% dei sottostanti dal livello iniziale.
Nel primo scenario, se alla data di valutazione finale (23 dicembre 2030), il peggiore tra i sottostanti si manterrà al di sopra o uguale alla barriera, il certificate verrà rimborsato al valore nominale di 100 euro. A questo importo si sommeranno l’ultima cedola di 1 euro e gli eventuali premi non pagati e trattenuti nella memoria, per un totale di 27 euro. Considerato il prezzo di acquisto di 81 euro, il rendimento complessivo raggiungerebbe il 56,79% in un orizzonte temporale di 4,75 anni (11,96% annualizzato).
Nel secondo scenario, se anche solo uno dei sottostanti a scadenza sarà sceso sotto la barriera, il rimborso del capitale sarebbe commisurato alla performance del titolo peggiore. Ad esempio, un ribasso del 50% del worst of comporterebbe un rimborso pari a 50 euro, a cui però si aggiungerebbero le eventuali cedole già incassate durante la vita del prodotto che andrebbero a mitigare la perdita sul capitale.
Attualmente, i sottostanti mostrano un margine di sicurezza rispetto alla barriera: BPER Banca è distante il 36%, Deutsche Bank il 19,9%, Commerzbank il 32,1% e Raiffeisen Bank il 39,3%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.
Tassi ancora elevati, risiko bancario e buoni conti nel 2025
Il mercato ha fatto due conti, petrolio più caro uguale inflazione uguale tassi più alti. Se ai mercati non piace l’incertezza, ai conti delle banche i tassi elevati hanno sempre fatto molto piacere, tanto che negli ultimi due anni il leitmotiv è stato quello degli extraprofitti. Ebbene potrebbero non essere finiti, soprattutto se si tratterà di una crisi di durata limitata che non va a intaccare la qualità dei prestiti. In molti scommettono su una exit strategy che salvi Trump da una rivolta interna, l’elettorato americano è molto sensibile ai prezzi alla pompa, soprattutto quando fra non molto si aprirà la driving season, la stagione dei viaggi estivi e il consensus a questa guerra è molto basso.
Per le banche il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come BPER Banca, Commerzbank e Raiffeisen Bank e Deutsche Bank pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. Anche i risultati dell’intero 2025 hanno confermato la solidità di questi quattro gruppi bancari nel panorama europeo. In quest'ottica si legge la mossa di oggi di UniCredit su Commerzbank.
BPER Banca
La banca italiana ha chiuso il 2025 con un risultato netto ordinario consolidato pari a 2.100,2 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 1.407 milioni del 2024 (+49%). Le attività propedeutiche all'integrazione Bper-Banca Popolare di Sondrio sono "in pieno svolgimento" con fusione entro fine aprile 2026. Includendo la banca valtellinese, consolidata dal primo luglio scorso, il “nuovo” gruppo BPER raggiunge nel 2025 un margine di interesse di 3,815 miliardi con commissioni nette per 2,405 miliardi. Proventi operativi netti per 6,589 miliardi, oneri a 3,013 miliardi, cost/income del 45,7% e un costo del credito di 24 punti base.
Sul fronte patrimoniale, invece, la raccolta diretta da clientela si attesta a 168,7 miliardi, mentre i crediti netti verso la clientela sono pari a 128,7 miliardi. L'incidenza dei crediti deteriorati a livello lordo (Npe ratio lordo) è pari al 2,1% e a livello netto all'1,0%. Nel dettaglio, le sofferenze nette sono pari a 0,2 miliardi con un livello di copertura pari al 71,3%.
"L'anno 2025, caratterizzato da una costante instabilità del contesto geo-politico e macroeconomico, ha visto il nostro gruppo raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, da quelli del Piano Industriale all'esecuzione dell'operazione su Banca Popolare di Sondrio”, spiega nella nota l'AD Gianni Franco Papa.
"La focalizzazione sulla buona riuscita dell'operazione su Banca Popolare di Sondrio non ha distolto l'attenzione dall'attività di sviluppo del business, come dimostrato dalla crescita dei volumi e delle commissioni, dalle nuove erogazioni a favore di privati e imprese per oltre 25 miliardi di euro a livello di Gruppo, dalla costante solidità di tutti gli indici patrimoniali e di liquidità e dalla robusta qualità degli asset”, sottolineava Papa.
BPER oggi si posiziona in modo distintivo nel panorama bancario nazionale, grazie alla presenza ancora più radicata e capillare in tutta Italia, in particolare nelle regioni del Nord a più alta produttività, e alla forte penetrazione nel mercato dei privati, delle imprese e nella gestione del risparmio. Abbiamo iniziato il 2026 con immutato orientamento al risultato, pronti a portare a termine l'integrazione e a confermare il nostro percorso di crescita come gruppo, continuando a generare valore tangibile per i nostri azionisti, clienti e territori", concludeva.
Commerzbank
La banca tedesca Commerzbank chiude il 2025 con numeri migliori del previsto e rilancia per il 2026. L’utile netto 2025 si è attestato a 2,63 miliardi di euro, in lieve calo rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dei costi di ristrutturazione legati al piano di efficientamento. Il dato è però superiore alle attese degli analisti, che si fermavano intorno a 2,5 miliardi. Senza gli oneri straordinari, l’utile sarebbe cresciuto del 13% su base annua, avvicinandosi ai 3 miliardi e segnando un livello record per la banca.
Il messaggio che arriva da Francoforte è chiaro: la redditività operativa è solida e il percorso di trasformazione, pur comportando costi nel breve termine, sta producendo effetti tangibili.
Il vero cuore del business resta il Net Interest Income, il margine d’interesse, cioè la differenza tra interessi attivi su prestiti e investimenti e interessi passivi sui depositi. È la metrica chiave per valutare la qualità dei ricavi di una banca commerciale.
Nel quarto trimestre 2025 il margine d’interesse è risultato leggermente sotto le attese, ma la banca ha mostrato una buona tenuta complessiva dei ricavi, pari a 3,1 miliardi. Gli accantonamenti su crediti sono rimasti sotto controllo e il CET1 ratio si è attestato al 14,7%, livello che conferma una posizione patrimoniale solida.
Inoltre, Commerzbank ha rivisto al rialzo la guidance per il 2026. L’utile netto dovrebbe superare il precedente target di 3,2 miliardi di euro, grazie a un miglioramento delle prospettive sul margine d’interesse, ora atteso intorno a 8,5 miliardi rispetto agli 8,4 miliardi indicati in precedenza. La revisione non è enorme in valore assoluto, ma è significativa nel messaggio: in una fase in cui l’effetto positivo dei tassi più alti tende gradualmente ad attenuarsi, Commerzbank ritiene di poter mantenere una redditività sostenuta.
Il braccio di ferro tra UniCredit e Commerzbank si intensifica. Lunedì 16 marzo, la banca italiana guidata da Andrea Orcel ha presentato un'offerta volontaria di scambio azionario da circa 35 miliardi di euro per acquisire l'intera quota di Commerzbank che non detiene già, superando così la soglia del 30% del capitale. La risposta di Francoforte non si è fatta attendere: il consiglio di amministrazione della banca tedesca ha respinto la proposta, definendola "non allineata" alla propria strategia e priva di "informazioni critiche" necessarie per valutare un'operazione che crei valore.
La ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, ha usato parole ancora più nette, definendo il prezzo implicito dell'offerta "molto basso" e lamentando di aver appreso i dettagli del piano di UniCredit solo tramite un annuncio ad hoc, senza alcuna preventiva consultazione.
Il numero uno di UniCredit, Andrea Orcel, ha replicato il 18 marzo di voler adottare un approccio "più proattivo" dopo la presentazione dell'offerta, lasciando esplicitamente aperta la porta a una revisione dei termini qualora le due banche riuscissero a concordare un piano comune.
Raiffeisen Bank
Raiffeisen Bank chiude il 2025 con una redditività in calo, mentre il volume d’affari continua a espandersi. Il secondo gruppo bancario svizzero ha registrato un utile netto di 1,09 miliardi di franchi, in diminuzione del 9,9% su base annua. La flessione arriva in un contesto di ricavi sotto pressione, anche se l’attività complessiva della banca ha mostrato segnali di crescita.
Il gruppo con sede a San Gallo ha indicato che i ricavi complessivi sono scesi del 2% a 3,83 miliardi di franchi. La dinamica riflette soprattutto la contrazione dei proventi derivanti dalle operazioni su interessi, principale fonte di guadagno per l’istituto. Il risultato netto da interessi è diminuito del 7,1% a 2,6 miliardi di franchi, un effetto collegato ai tagli del tasso guida decisi dalla Banca nazionale svizzera (BNS). In controtendenza, le attività basate su commissioni e servizi hanno registrato un aumento del 10% del risultato, salito a 752 milioni di franchi. Andamento positivo anche per le operazioni di negoziazione, con un progresso del 13% a 295,6 milioni di franchi. Il Cost Income Ratio è salito dal 56,7% al 59,4%.
Sul piano dei volumi, l’attività creditizia ha continuato a espandersi. I crediti ipotecari sono aumentati del 4,6% raggiungendo 230,9 miliardi di franchi, con Raiffeisen che rivendica una quota di mercato del 18,4% nel settore. In crescita anche i finanziamenti alle imprese: prestiti e crediti alla clientela aziendale sono saliti di 3,9 miliardi fino a 57 miliardi di franchi. La banca segnala l’acquisizione di quasi 5.000 nuove aziende clienti, con un’evoluzione definita particolarmente incoraggiante nel segmento delle medie e grandi imprese.
L’istituto sottolinea la volontà di mantenere una crescita qualitativa del portafoglio crediti accompagnata da una politica dei rischi prudente. Le rettifiche di valore per i rischi di insolvenza restano molto contenute, pari allo 0,14% del totale dei prestiti e dei crediti alla clientela.
Anche la raccolta mostra un’espansione significativa. I depositi della clientela sono aumentati del 5,1% a 225,8 miliardi di franchi, con 10,9 miliardi di nuovi fondi raccolti nel corso dell’anno. La crescita è distribuita su tutte le regioni in cui opera il gruppo. Il rafforzamento dei depositi ha portato il tasso di rifinanziamento dal 92,2% al 92,6%.
Guardando alle prospettive, Raiffeisen non fornisce indicazioni quantitative. La banca si dichiara fiduciosa ma evidenzia un contesto di tassi d’interesse bassi, che limita il contributo atteso dalle operazioni su interessi. L’espansione dei volumi dovrebbe comunque sostenere un risultato in leggero miglioramento nel corso dell’anno.
Il direttore generale Gabriel Brenna ha indicato le priorità strategiche per il prossimo periodo: concludere la strategia del Gruppo 2025, diversificare le fonti di ricavo con un maggiore sviluppo delle attività di previdenza e investimento e definire una nuova strategia entro la fine del 2026.
Deutsche Bank
La banca tedesca archivia il 2025 con profitti record, evidenziando un deciso rafforzamento della redditività. L’utile ante imposte raggiunge 9,7 miliardi di euro, in crescita dell’84% su base annua, mentre l’utile netto raddoppia a 7,1 miliardi di euro. L’istituto sottolinea il pieno raggiungimento degli obiettivi finanziari, con un ROTE post imposte al 10,3% e un cost/income ratio al 64%.
La crescita si riflette anche sui ricavi, che salgono del 7% a 32,1 miliardi di euro, in linea con le attese. Il quarto trimestre segna una forte accelerazione: l’utile ante imposte tocca un record di 2 miliardi di euro, rispetto ai 583 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto si attesta a 1,6 miliardi, contro 337 milioni di un anno prima, mentre i ricavi trimestrali raggiungono 7,7 miliardi di euro, in aumento del 7% su base annua.
Il ceo Christian Sewing ha rivendicato la solidità del modello operativo, sottolineando che i risultati conseguiti confermano la validità della strategia di Global Hausbank e il valore generato per la clientela. Il gruppo punta ora a rafforzare ulteriormente questa impostazione e a migliorare i rendimenti, con l’obiettivo dichiarato di diventare il campione europeo.
Anche il cfo James von Moltke ha sottolineato la qualità dei risultati, definendo il 2025 un anno di esecuzione concreta. Il gruppo ha centrato l’obiettivo di un ROTE superiore al 10% in tutte le divisioni, mantenendo una crescita dei ricavi coerente con le ambizioni e una rigorosa disciplina sui costi. Le efficienze operative hanno consentito di autofinanziare nuovi investimenti senza compromettere i target di spesa. La gestione prudente del capitale ha inoltre rafforzato il coefficiente patrimoniale, offrendo secondo il management un solido punto di partenza per il raggiungimento degli obiettivi futuri.
Il parere degli analisti sulle quattro banche
Il sentiment degli analisti sui quattro titoli sottostanti si conferma complessivamente positivo, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.
BPER Banca è seguita da 14 analisti: di questi, 13 raccomandano l’acquisto (buy), 1 suggerisce di mantenere la posizione (hold) e nessuno ha un giudizio di vendita (sell). Il target price medio si attesta a 12,72 euro, che implica un potenziale upside del 5% rispetto alla quotazione attuale a Piazza Affari.
Su Commerzbank, il sentiment si presenta mediamente neutrale: su 21 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 9 suggeriscono hold e 4 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 34,53 euro.
Quadro più favorevole per Raiffeisen Bank, coperta da 17 analisti: 10 raccomandano buy, 4 indicano hold e 3 consigliano sell. Il target price medio è pari a 37,19 euro, in linea con i corsi attuali a Francoforte.
Infine, su Deutsche Bank, tra gli 25 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 11 suggeriscono hold e 6 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 33,64 euro, sostanzialmente in linea con la quotazione attuale a Francoforte.
La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto del certificate.
Attenzione: Il Certificate XS3222007224 è soggetto ad un livello di rischio pari a 5 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Barclays gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.
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