Inchiesta antitrust per Apple, Amazon, Facebook e Google, giù i titoli nelle contrattazioni after hours


Il Dipartimento di Giustizia accende i riflettori sulla Silicon Valley, alla ricerca di irregolarità sulla libera concorrenza o di violazioni a danno dei consumatori. I titoli perdono tutti nelle contrattazioni after hours.


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L’indagine

Tremano i giganti dell’hi-tech. Dopo la stangata da 5 miliardi di dollari a Facebook per Cambridge Analytica, il Dipartimento di Giustizia americano, guidato dal procuratore generale William Barr, ha aperto una vasta e formale inchiesta antitrust nei confronti delle Big Tech.

L'obiettivo è stabilire se Facebook, Google, Amazon e Apple abbiano danneggiato la concorrenza o i consumatori per raggiungere la posizione dominante che hanno oggi.

Se dovessero venire accertate violazioni da parte delle società, il Dipartimento di Giustizia chiederà le dovute correzioni, con eventuali sanzioni.

Titoli giù

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Nelle contrattazioni after hours di New York, chiuse questa notte alle 2 ora italiana, Apple ha perso lo 0,44%, Amazon l’1,03%, Google l’1,15% e Facebook l’1,53%.

Rapporti tesi

A dimostrazione che l’inchiesta è orchestrata e diretta dai massimi lielli dell’amministrazione, il responsabile che la coordinerà sarà il vice procuratore generale degli Stati Uniti, Jeffrey Rosen.

Le relazioni tra la Silicon Valley e Washington si sono fatte più tese in particolare dopo il lancio di Libra, la criptovaluta di Facebook, che ha scatenato una serie di reazioni forti, riaccendendo i riflettori sulle Big Tech, accusate spesso di crearsi pe proprie regole.

Oltre a Libra, sulla società di Mark Zuckerberg, inoltre pesano anche le critiche per il ruolo avuto nelle elezioni del 2016 e lo scandalo di Cambridge Analytica.

Per quanto riguarda Amazon, è difficile che Donald Trump e Jeff Bezos possano essere visti a braccetto in un parco: il primo è il presidente repubblicano in carica e l’altro, oltre che il Ceo di Amazon, è anche il proprietario del Washington Post, ‘nemico’ della Casa Bianca.


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