Incontro Biden-Xi: nessuna svolta, ma asset cinesi favoriti da minori rischi


Al di là delle dichiarazioni di facciata, il meeting tra i due leader non ha prodotto importanti risultati, ma, secondo Gallardo di Carmignac, la ripresa del dialogo risulta sufficiente a determinare una riduzione del premio geopolitico incorporato nel prezzo degli asset cinesi in quanto si riduce notevolmente la probabilità di scenari estremi.


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Incontro Biden-Xi Jinping

Camminare insieme verso il disgelo. Con questo obiettivo si sono incontrati in queste ore il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il Presidente cinese Xi Jinping.

L’incontro si è svolto a Woodside, ridente cittadina californiana, nella villa diventata un set cinematografico, da ‘Dinasty’ a ‘Wedding Planner’.

L’inizio aveva seguito il manuale della diplomazia, con Biden che auspicava che la competizione tra i due Paesi “non sfoci in conflitto” e Xi che gli dava ragione, in quanto “il mondo è abbastanza grande per la convivenza e per il successo di Cina e Stati Uniti, due paesi che non possono voltarsi le spalle”.

Alla fine di quattro ore di vertice, il capo della Casa Bianca assicurava sull’esito dell’incontro, parlando di “alcuni importanti progressi”, arrivati dopo colloqui “molto costruttivi e produttivi”.

Nessuna svolta geopolitica

Dubbi sull’effettivo significato dell’incontro sono stati sollevati da Raphael Gallardo, Chief Economist di Carmignac, il quale ha definito il meeting come “una rappresentazione politica, più che segnare un cambio di rotta nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina”.

Da un punto di vista geopolitico, l’esperto ritiene che il parallelo non sia “il vertice Nixon-Mao del 1972, ma piuttosto l'incontro Eisenhower-Kruscev negli Stati Uniti nel 1959”, in quanto “preannuncia una stabilizzazione delle relazioni tra due belligeranti della ‘guerra fredda’, non una riappacificazione a lungo termine (ricordiamo che la crisi dei missili di Cuba si verificò tre anni dopo il viaggio di Kruscev negli Stati Uniti)”.

Se la tempistica del viaggio di Xi in California “non rivela un cambiamento nel pensiero geostrategico a lungo termine di entrambe le parti”, “si tratta semplicemente di un mezzo opportunistico per rafforzare il capitale politico interno di due leader in difficoltà”, prosegue Gallardo.

Da un lato, Biden perde terreno nei sondaggi “poiché gli elettori statunitensi percepiscono la situazione economica”, mentre dall’altro Xi Jinping viene criticato all'interno del PCC “per i pesanti costi della sua gestione ideologica dell'economia e della politica estera aggressiva”, in quanto la riduzione degli investimenti operata dalle aziende statunitensi nel gigante asiatico esercita una pericolosa pressione al ribasso sulla valuta cinese”.

“Per questo motivo, dall'incontro non è emersa alcuna svolta in termini di geopolitica”, secondo Gallardo.

Si riduce il rischio

Seppur possa avere un significato più che simbolico, il meeting “è sufficiente a determinare una riduzione del premio geopolitico incorporato nel prezzo degli asset cinesi”, è l’analisi di Gallardo.

Il segnale arrivato dal punto di vista economico resta “positivo” per l’esperto, in quanto “la ripresa di un dialogo militare diretto significa che la linea di coda della distribuzione del rischio geopolitico può essere troncata: la probabilità di scenari estremi si riduce notevolmente”.

Inoltre, “Xi ha fatto di tutto per affascinare gli amministratori delegati statunitensi in una cena di gala in cui ha promesso ancora una volta di aprire nuove aree dell'immenso mercato interno cinese: sembrava di essere tornati all'era Clinton-Bush Jr, quando le imprese statunitensi avevano una visione puramente mercantilistica della Cina”.

Gli sviluppi su Taiwan

Uscendo dalla Cina, la riduzione del rischio geopolitico è stata ulteriormente amplificata da un importante sviluppo politico avvenuto ieri a Taiwan.

I due principali partiti di destra, KMT e TPP, si sono accordati su un unico ticket presidenziale per le elezioni di gennaio.

L’accordo “riduce le probabilità di una vittoria del partito filo-indipendentista DPP” che avrebbe potuto “scatenare la furia di Pechino, con il conseguente aumento delle tensioni militari nello Stretto di Taiwan”, quindi “una vittoria del KMT-TPP garantirebbe lo status quo ancora per qualche anno e placherebbe le tensioni nella regione”, conclude Gallardo.

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