Incredibile SanDisk: ancora a sconto dopo un rialzo mozzafiato

Nonostante un +1.270% in un anno, la società californiana che produce memorie flash tratta a circa 16 volte gli utili attesi. Le stime riviste al rialzo, il boom dei data center e un modello industriale atipico spiegano perché molti continuano a considerarla sottovalutata
Indice dei contenuti
- 1. Il paradosso che divide il mercato
- 2. Raddoppiate le guidance per il trimestre in corso
- 3. Analisti al lavoro sui target price
- 4. Una struttura industriale atipica che esalta la redditività
- 5. Il peso dei data center nella crescita della domanda
- 6. Western Digital ha venduto azioni SanDisk per 3 miliardi di dollari
- 7. Multiplo P/E inferiore alla media dell’S&P500
Il paradosso che divide il mercato
Quando un titolo mette a segno un rialzo del 180% da inizio anno e un incredibile +1.270% negli ultimi dodici mesi, la prima reazione degli investitori è quasi sempre la stessa: è troppo tardi. Nel caso di SanDisk, però, il mercato sembra diviso. Da una parte c’è chi parla di euforia irrazionale, dall’altra chi continua a sostenere che il titolo sia ancora sottovalutato, nonostante la corsa. Il punto centrale del dibattito è semplice: come può un’azione che ha già corso così tanto scambiare ancora a solo 16 volte gli utili attesi alla fine dell’esercizio in corso, che chiuderà il prossimo 30 giugno?
La risposta, secondo molti analisti, sta nei numeri del secondo trimestre annunciati a fine gennaio e nelle indicazioni fornite per il terzo, che hanno costretto il mercato a rivedere radicalmente le proprie aspettative.
Raddoppiate le guidance per il trimestre in corso
Il 29 gennaio SanDisk, società che produce memorie flash oggi particolarmente richieste nelle strutture per l’AI, ha pubblicato i risultati del secondo trimestre, mostrando ricavi pari a 3,03 miliardi di dollari e un utile per azione non-GAAP di 6,20 dollari, nettamente sopra le attese. Ma è soprattutto la guidance ad aver sorpreso: per il terzo trimestre la società prevede ricavi compresi tra 4,4 e 4,8 miliardi di dollari e un EPS rettificato tra 12 e 14 dollari, più del doppio rispetto alle stime di consenso precedenti alla trimestrale. Numeri che hanno trasformato un buon trimestre in quello che diversi analisti hanno definito un vero “defining moment”.
Analisti al lavoro sui target price
Le revisioni non si sono fatte attendere. Bank of America ha alzato il target price da 390 a 850 dollari, confermando la raccomandazione Buy e rivedendo al rialzo le stime sull’esercizio 2026: ricavi attesi a 15,7 miliardi di dollari ed EPS a 39,50 dollari, contro i precedenti 10,9 miliardi e 16,21 dollari. Barclays ha seguito la stessa direzione, portando il prezzo obiettivo a 750 dollari, mentre Susquehanna ha spinto l’asticella fino a 1.000 dollari, parlando di una velocità di recupero “senza precedenti” dopo la profonda crisi del settore tra il 2022 e il 2023. Raymond James ha citato esplicitamente il ciclo datacenter/AI come principale motore del rialzo, aggiornando la raccomandazione a Outperform.
Secondo i dati di MarketScreener, oggi SanDisk è seguita da 20 analisti con 14 raccomandazioni Buy e sei Hold. La media dei target price è 724 dollari, solo l’8% in più rispetto alla chiusura di ieri a 666,49 dollari.
Una struttura industriale atipica che esalta la redditività
A rendere il quadro ancora più interessante è la struttura industriale di SanDisk, spesso citata come elemento distintivo rispetto agli altri produttori di memoria. L’azienda opera infatti attraverso una joint venture storica con Kioxia, che le consente di accedere a tecnologie di produzione avanzate senza sostenere direttamente l’intero peso degli investimenti in impianti. Nel secondo trimestre la spesa in conto capitale è stata pari a soli 176 milioni di dollari, circa il 5,8% dei ricavi, un livello estremamente basso se confrontato con quello dei principali concorrenti del settore NAND. Questo modello “asset-light” ha un impatto diretto sulla redditività: i margini lordi hanno raggiunto il 51% nel trimestre e sono attesi salire fino al 66% nel terzo trimestre, livelli che storicamente non appartenevano alle società di memoria.
Il peso dei data center nella crescita della domanda
Anche dal lato della domanda il quadro appare meno fragile di quanto suggeriscano i precedenti cicli del settore. Nel secondo trimestre tutti i principali segmenti sono cresciuti a doppia cifra su base sequenziale: l’edge ha raggiunto 1,6 miliardi di dollari di ricavi, il consumer 907 milioni e il data center 440 milioni, con quest’ultimo in crescita del 64%. Proprio il data center è considerato il vero game changer. Il management ha rivisto per tre volte al rialzo le stime di crescita degli exabyte nel 2026 e ha sottolineato come nuove architetture AI, come quelle legate al cosiddetto KV cache, possano generare una domanda addizionale significativa a partire dal 2027, ancora non incorporata nei modelli degli analisti.
Questo cambiamento strutturale ha implicazioni anche sulla volatilità degli utili. SanDisk sta lavorando alla sottoscrizione di accordi pluriennali con i clienti, un fatto rilevante in un’industria storicamente dominata dal mercato spot. Un solo accordo è già stato firmato, ma altri sono in pipeline. Se queste intese dovessero concretizzarsi, il profilo degli utili potrebbe risultare molto meno ciclico rispetto al passato.
Western Digital ha venduto azioni SanDisk per 3 miliardi di dollari
Sul fronte finanziario, il bilancio rafforza ulteriormente la narrativa: il debito netto è stato ridotto drasticamente dopo la separazione da Western Digital e a fine trimestre la società presentava una posizione di cassa netta pari a circa 936 milioni di dollari. Proprio Western Digital ha annunciato a febbraio un collocamento secondario di circa 3,09 miliardi di dollari in azioni SanDisk, ma l’operazione non comporta emissione di nuovi titoli e non c’è il rischio di diluizione per gli attuali azionisti.
Multiplo P/E inferiore alla media dell’S&P500
Resta naturalmente il tema della valutazione. Dopo il rally, SanDisk tratta a circa 15-16 volte gli utili attesi, un multiplo inferiore sia a quello dell’S&P 500 sia a quello di molte società legate all’intelligenza artificiale. Per alcuni investitori il confronto con i cicli passati del settore memoria suggerisce prudenza; per altri, proprio la combinazione di margini strutturalmente più elevati, domanda AI in espansione e modello industriale meno capital intensive rende questi multipli ancora sostenibili.
Il mercato, per ora, sembra dare credito alla seconda interpretazione. La domanda non è più se SanDisk sia stato il titolo delle meraviglie del 2025, ma se ciò che abbiamo visto finora sia solo l’inizio di una storia che, numeri alla mano, molti analisti ritengono ancora tutta da scrivere.
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