L'industria biofarmaceutica cinese si avvicina al punto di inflessione

industria biofarmaceutica cinese

L'industria biofarmaceutica cinese si evolve, passando dai meccanismi dell'imitazione a quelli dell'innovazione, e questo iter di transizione è soltanto all'inizio.

A cura di Laura Nelson Carney, Analista di investimenti azionari presso Capital Group


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Industria biotecnologica in Cina: 3 volte più veloce degli Stati Uniti

Nella corsa globale allo sviluppo di un vaccino contro COVID-19, i colossi dell'industria biofarmaceutica negli Stati Uniti e in Europa sembrano avere già candidati promettenti. Ma esistono altre aziende meno conosciute che contribuiscono alla produzione di un eventuale vaccino.

Tre degli oltre 10 vaccini in fase di sperimentazione clinica avanzata a livello globale sono stati sviluppati da aziende cinesi, un risultato alquanto notevole se pensiamo a qual era la situazione di partenza del paese. Esattamente dieci anni fa, i leader del partito hanno dato il via a una serie di riforme strutturali per modernizzare il sistema sanitario cinese, estirpare la corruzione, aumentare la qualità dei farmaci e creare un'infrastruttura capace di promuovere la nascita di aziende biofarmaceutiche nazionali.

Siamo soltanto all'inizio di una fase di trasformazione con enormi ricadute potenziali. In confronto all'evoluzione dell'industria biotecnologica negli Stati Uniti, la Cina si sta muovendo ad una velocità di tre volte superiore. Tutto in Cina ha dimensioni e rapidità maggiori, incentivato com'è da politiche economiche fortemente imposte dall'alto.

Nel corso del prossimo decennio, le iniziative strategiche della Cina nel campo della biomedicina potrebbero avere importanti implicazioni per gli investimenti nel settore biofarmaceutico globale e per la Cina in sé. Sulla base delle nostre proiezioni attuali, la Cina sta progressivamente chiudendo il divario che la separava dal mercato statunitense. Questa crescita si aggiunge al fatto che la Cina rappresenta già oggi il principale fornitore globale di principi attivi farmaceutici, una circostanza che ha suscitato preoccupazione durante la pandemia, a fronte delle crescenti tensioni geopolitiche e delle politiche di protezionismo interno.

Nel contempo, la Cina sta iniziando a esportare anche nuovi farmaci innovativi. Lo scorso anno, BeiGene è stata la prima società a ottenere l'approvazione normativa negli Stati Uniti per un farmaco principalmente basato su dati clinici raccolti in Cina. Nonostante un quadro geopolitico teso, l'analista ritiene dunque che le prospettive siano incoraggianti sia per le multinazionali che per le aziende locali cinesi, poiché il paese è fortemente impegnato a risalire la catena del valore nel settore sanitario. La britannica AstraZeneca potrebbe essere tra i beneficiari di questa dinamica: attualmente genera il 20% dei suoi ricavi globali proprio in Cina, attraverso partnership instaurate con quattro imprese locali.

I fattori di slancio dell'innovazione

  • Invecchiamento demografico: la Cina somiglia più alle sue controparti occidentali che non agli altri mercati emergenti, tipicamente caratterizzati da una popolazione giovane e dinamica. L'età media in Cina, che era di appena 19 anni nel 1970, ha raggiunto la soglia dei 38 quest'anno e arriverà a 47 anni nel 2040, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite. Con l'invecchiamento della popolazione, sono aumentate anche le malattie legate all'età, come il diabete e i tumori, costringendo il governo a prendere provvedimenti.

La sanità è un probabile beneficiario dell'invecchiamento in Cina

  • Domanda al consumo: la consapevolezza dei consumatori e la domanda di servizi sanitari migliori sono cresciute esponenzialmente in Cina, soprattutto con l'ascesa di una classe media che è disposta a pagare di tasca propria per le spese mediche. La qualità dei vaccini è un tema ampiamente discusso sui social media e quelli forniti dalle multinazionali che sono disponibili in Cina vengono spesso esauriti perché la domanda supera l'offerta.
  • Riforme del governo: sulla scia degli scandali per la bassa qualità e l'inefficacia di prodotti considerati obsoleti altrove, la dubbia preparazione degli operatori e l'inefficienza delle catene di fornitura, sia il governo che l'opinione pubblica hanno spinto per una riforma del settore. Di conseguenza, sono stati sensibilmente aumentati gli standard qualitativi per i farmaci generici, incoraggiando altresì le imprese locali ad innovare sul fronte dei farmaci di fascia alta e ampliare l'accesso a medicine migliori. In questo contesto, sono intervenuti cambiamenti finalizzati a promuovere la nascita di un ecosistema dinamico di società biofarmaceutiche innovative in fase iniziale di sviluppo. I rialzi esponenziali delle valutazioni e della visibilità globale di alcune società leader come WuXi AppTec hanno fatto da volano per molte altre. I regimi pubblici di assicurazione sanitaria hanno iniziato per la prima volta a rimborsare farmaci più nuovi, più costosi e di qualità migliore (prodotti sia da multinazionali che da imprese locali). L'analista ha inoltre notato che le autorità di regolamentazione cinesi hanno smorzato il proprio interesse per forme di protezionismo indiretto delle società nazionali, ritenendo che il proprio ruolo sia quello di assicurare ai cittadini l'accesso a farmaci più sicuri e più efficaci a prescindere da chi li produce. Anche il processo di valutazione dei farmaci è andato incontro a cambiamenti diretti ad aumentarne l'efficienza. Il numero di valutatori in seno all'autorità cinese preposta è aumentato dalle appena 120 unità nel 2015 ad alcune migliaia. Per dare un termine di paragone, la controparte statunitense Food and Drug Administration impiega circa 6.000 persone, mentre l'agenzia equivalente giapponese ne conta circa 1.000. Questo potenziamento di organico ha consentito al governo di apportare modifiche all'iter delle richieste di autorizzazione per i farmaci da "triage" al fine di individuare e accelerare quelli innovativi che rispondono a importanti esigenze mediche ancora insoddisfatte, distinguendoli dai farmaci che sono ridondanti e indifferenziati (ad esempio il 20° o 50° farmaco equivalente ).

La Cina mette mano al portafoglio per finanziare la ricerca farmaceutica

  • Aumento della spesa: la Cina è una delle poche economie al mondo che sta sensibilmente aumentando la spesa sanitaria. Benché le cifre siano ancora basse in termini relativi, prevedo che aumenteranno. Ad esempio, nel 2018 (ultimo anno per il quale i dati sono disponibili) la spesa sanitaria rappresentava appena il 6,6% del prodotto interno lordo cinese; secondo le previsioni, la quota dovrebbe superare quest'anno il 7%. In confronto, gli Stati Uniti spendono il 18% del PIL per la sanità, mentre in Germania l'11%.

La spesa sanitaria in Cina ha registrato un'impennata

Le dinamiche geopolitiche e le catene di fornitura globali

Le multinazionali possono godere di alcuni vantaggi nell'instaurare partnership con imprese locali in Cina, tra cui:

  1. Sviluppo di farmaci: le multinazionali hanno l'opportunità di accedere a un bacino di pazienti potenziali più ampio, in particolar modo per quanto riguarda la ricerca sul cancro, dato che la Cina conta oltre il doppio di possibili candidati per sperimentazioni cliniche rispetto a tutto il resto del mondo messo insieme. Un'impresa locale può contribuire a mediare i rapporti con le autorità di regolamentazione e gli ospedali.
  2. Costi: gli studi clinici rappresentano il 90% circa del costo di sviluppo di un farmaco ad uso globale. I costi relativi alla manodopera per le sperimentazioni cliniche in Cina sono più bassi rispetto a Stati Uniti, Germania e Svizzera. Secondo i dati che abbiamo raccolto, le cifre possono essere minori anche del 25% e i tempi di realizzazione degli studi sono spesso più rapidi, talvolta di sei mesi o persino di più. Il CEO di una società biotecnologica cinese interpellato dal team di Capital Group ha dichiarato di poter assumere 50 ricercatori e costruire un nuovo impianto di produzione da zero nell'arco di soli 12 mesi dall'aggiudicazione dell'appalto.
  3. Vantaggio commerciale: la Cina potrebbe rappresentare una maggiore fonte di ricavi e profitti potenziali per le multinazionali nei prossimi 10 anni, se le attuali traiettorie di crescita vengono mantenute. Date queste premesse, l'analista ritiene che le iniziative di collaborazione non mancheranno, anche se i governi di Stati Uniti ed Europa rivalutano la convenienza di ricostruire le precedenti catene di fornitura globali. Il vantaggio è chiaro: se è possibile accelerare lo svolgimento di sperimentazioni cliniche globali svolgendo parte dello studio in Cina a costi più bassi senza compromettere la qualità, il tempo di immissione sul mercato potrebbe essere abbreviato di un anno o due, riducendo nel contempo i costi complessivi di sviluppo. Ad esempio, la californiana Amgen e BeiGene, che opera su due sedi centrali, una a Pechino e una in Massachusetts, hanno già collaborato alla realizzazione di 20 farmaci oncologici che rientrano nella gamma di prodotti di Amgen. Inoltre, BeiGene è testimonial di una nuova generazione di società biotecnologiche emergente in Cina: vanta infatti un team ben nutrito di esperti con decenni di esperienza alle spalle, abituato a collaborare con società multinazionali e attento al mercato cinese quanto a quello statunitense.

Le"guerre dei talenti" e l'evoluzione dei mercati dei capitali

I collaboratori di talento sono fondamentali per conseguire una maggiore innovazione, e oggi il flusso di capitale umano prende una nuova direzione: dopo una fase storica di "fuga dei cervelli" dalla Cina verso gli Stati Uniti e l'Europa, la tendenza si sta invertendo. Molti scienziati ed esperti nel settore hanno fatto ritorno in Cina, altri hanno deciso fin da subito di restare, in virtù del crescente numero di opportunità promettenti. Secondo le analisi di Capital Group, le start-up con una buona dotazione di capitale stanno sfilando i migliori talenti alle multinazionali e per alcuni ruoli le remunerazioni sono cresciute a dismisura.

In Cina, i finanziamenti con venture capital sono aumentati sensibilmente nel caso delle start-up sanitarie, con circa 60 miliardi di dollari investiti dal 2015, secondo i dati di ChinaBio Consulting. Sull'onda dell'ottimismo, un buon numero di funzionari presso banche d'investimento e analisti sell-side di Wall Street sono confluiti nelle nuove start-up come CEO, seguiti da importanti scienziati di società biofarmaceutiche multinazionali che hanno scelto di lavorare per start-up con una solida situazione patrimoniale.

Sui mercati dei capitali, le iniziative della Cina volte a trasformare l'industria sanitaria nazionale stanno cambiando la composizione del benchmark MSCI China Investable Market. Nel 2010, quello sanitario era il settore più piccolo per ponderazione all'interno dell'indice, mentre al 30 giugno di quest'anno era diventato il quarto per dimensioni (con una quota del 5,7%) poiché i valori di mercato delle società sono aumentati esponenzialmente. Inoltre, il governo ha lanciato lo Shanghai Exchange Science and Technology Innovation Board (STAR Board), in cui ha già debuttato una serie di nascenti aziende biotecnologiche da quando l'indice ha inaugurato le quotazioni un anno fa.

Impennata dei valori di mercato nel settore sanitario cinese



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