Inflazione Usa sotto la lente, il mercato cerca risposte

11/06/2025 08:30
Inflazione Usa sotto la lente, il mercato cerca risposte

Lโ€™inflazione americana torna al centro del dibattito con il dato CPI di maggio attesissimo da mercati e analisti. La Federal Reserve, sempre piรน โ€œdata dependentโ€, resta cauta in attesa di segnali concreti. Ecco perchรฉ il ciclo dei tassi non รจ affatto scontato.

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Il ritorno dellโ€™inflazione come variabile centrale per i mercati

Cโ€™รจ stato un tempo in cui il dato sullโ€™inflazione al consumo (CPI) interessava solo accademici e banchieri centrali. Ma dal 2022, con lโ€™inflazione ai massimi da quarantโ€™anni, ogni pubblicazione mensile รจ diventata un evento cruciale. I mercati osservano ogni variazione con attenzione quasi ossessiva, nella consapevolezza che la Federal Reserve (Fed) รจ ormai totalmente guidata dai dati.

Tuttavia, รจ fondamentale ricordare, come sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro, che il CPI non รจ la metrica ufficiale per la politica monetaria della Fed: il riferimento principale resta il PCE (Personal Consumption Expenditures). Ma se il PCE orienta le decisioni, รจ il CPI a muovere le aspettative. E questo lo rende estremamente influente nel breve termine. Il consenso si aspetta a maggio un CPI in aumento dello 0,2% mese su mese per lโ€™indice headline e dello 0,3% per il core, con inflazione annua attesa al 2,5% e 2,9% rispettivamente.

Una narrativa in mutazione: da ottimismo a nuova incertezza

Il 2025 era iniziato con un cauto ottimismo. Il tono della Fed lasciava intravedere un percorso graduale verso la disinflazione, con rischi macroeconomici โ€œin equilibrioโ€. Tuttavia, i primi segnali dellโ€™anno hanno smentito queste speranze. I dati hanno sorpreso al rialzo, le aspettative dโ€™inflazione sono risalite e lโ€™effetto delle nuove tariffe commerciali si รจ rivelato piรน persistente del previsto.

Nel Summary of Economic Projections (SEP) di marzo, la proiezione mediana del PCE core รจ stata rivista dal 2,5% al 2,8%. Il linguaggio della Fed si รจ adeguato, riconoscendo che i rischi non erano piรน bilanciati ma โ€œspostati verso lโ€™altoโ€. Come sottolinea Debach, si รจ tornati a un livello di incertezza che non si vedeva da oltre ventโ€™anni, con un chiaro allarme sulla persistenza dellโ€™inflazione.

Le tariffe amplificano i rischi e rinviano i tagli

Il dato di aprile, con unโ€™inflazione headline al 2,3% e core al 2,8%, suggerisce una lieve decelerazione. Tuttavia, ciรฒ non ha placato le tensioni: le tariffe annunciate sono ben piรน ampie di quanto previsto e rischiano di avere effetti duraturi. Il consenso tra gli analisti รจ che lโ€™impatto si farร  sentire soprattutto nei beni core, generando aumenti una tantum nei prezzi, ma sufficienti a ritardare il ciclo di tagli.

Come riportato da eToro, la Fed non ha escluso i tagli, ma li ha sospesi, mantenendo i tassi tra il 4,25% e il 4,5%. รˆ un messaggio chiaro: la politica monetaria รจ โ€œben posizionata per attendereโ€, ma senza alcuna certezza. I prossimi dati, incluso il CPI di maggio, saranno determinanti per capire se uno o due tagli nella seconda metร  del 2025 siano ancora sul tavolo.

Il nuovo volto della volatilitร : mercato in allerta

Negli ultimi tre mesi, lโ€™S&P 500 ha mostrato unโ€™escalation di volatilitร  intraday nei giorni di pubblicazione del CPI. A febbraio, il range tra minimo e massimo era dellโ€™1%, a marzo del 1,7%, e ad aprile ha raggiunto un picco del 4,4%, massimo dallโ€™inizio del 2024. Questo aumento della volatilitร  non riflette solo i numeri, ma soprattutto lโ€™incertezza sulle implicazioni di politica monetaria.

Debach spiega che si tratta di un vero cambio di regime. Il mercato ha perso fiducia in un percorso disinflazionistico lineare. La reazione del 10 aprile, con unโ€™escursione intraday del 4,4% e chiusura a -3,5%, ha dimostrato che oggi gli operatori non si limitano a valutare il dato, ma le sue implicazioni sulla Fed, sul ciclo dei tassi e sullโ€™intera narrativa macro.

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