Intelligenza artificiale: cambio di paradigma o bolla speculativa?

Gli investimenti nellโintelligenza artificiale stanno accelerando a ritmi mai visti, superando in proporzione al Pil statunitense perfino quelli del boom dot-com. Lโeuforia appare fondata sul potenziale trasformativo della tecnologia, ma emergono segnali di tensione finanziaria, rischi di sovraccapacitร e limiti infrastrutturali che ricordano le dinamiche delle bolle speculative del passato.
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Un entusiasmo che ricorda le dot-com
Lโimpennata degli investimenti nellโintelligenza artificiale (IA) segna una fase in cui capitale e aspettative convergono verso un nuovo paradigma tecnologico. Come si legge nel report a cura di Guido Giammattei, EM equity portfolio manager di RBC BlueBay, la scala degli investimenti ha giร superato quella dellโera dot-com, richiamando i parallelismi con la speculazione storica sulle ferrovie negli anni 1820-30. Pur trattandosi di un progresso rivoluzionario simile a quello introdotto da internet tre decenni fa, resta aperta la domanda se questo slancio sia ancora una fase iniziale di crescita o se stia avvicinando lโecosistema dellโIA a livelli difficili da sostenere.
Nella superficie dellโeuforia, spiega Giammattei, non si intravede alcuna frenata della spesa in conto capitale. Le aziende leader mostrano bilanci solidi che consentono investimenti massicci in data center, chip e formazione di modelli. Lโesplosione dellโutilizzo dei token di IA, favorita dal calo dei costi unitari in linea con il paradosso di Jevons, spinge una domanda che sembra solo agli inizi. Anche il progresso tecnologico accelera: i requisiti computazionali dei nuovi modelli crescono a ritmi piรน che doppi rispetto alla legge di Moore. Il tutto avviene in un contesto in cui, pur essendo elevate, le valutazioni dei titoli legati allโIA non hanno ancora raggiunto gli eccessi estremi della bolla dot-com.
Finanza strutturata e leva crescente come segnali di prudenza
Dietro la corsa allโIA emergono perรฒ aspetti che generano cautela. Giammattei descrive come una quota crescente dei free cash flow dei provider cloud venga assorbita da investimenti legati allโintelligenza artificiale, mentre una nuova ondata di operatori entrati negli ultimi 12-18 mesi punta quasi esclusivamente sulla leva finanziaria. Lโespansione dellโesposizione del private credit allโIA, unita alla crescente dipendenza da vendor financing per lโacquisto di GPU, rafforza le perplessitร sulla sostenibilitร del ritmo attuale.
Sempre piรน aziende, spiega Giammattei, ricorrono al private market per finanziare GPU e data center. Nel 2025 due terzi del capitale di venture capital e un terzo del credito privato statunitense sono stati indirizzati verso infrastrutture di IA. Le GPU diventano collateral per ottenere capitale aggiuntivo oppure vengono riconsegnate in leasing dai fornitori. Operazioni fuori bilancio, prestiti garantiti da GPU e forme di finanziamento circolare, comprese acquisizioni tra fornitori e clienti, alimentano interrogativi sulla soliditร dellโintero impianto.
Un percorso di monetizzazione ancora troppo incerto
La dinamica degli investimenti anticipa di anni i possibili ritorni economici. Giammattei sottolinea che gli investimenti in GPU e data center vengono avviati 2-3 anni prima che inizino a generare ricavi e 5-6 anni prima dei profitti. Questo ritardo rende la monetizzazione poco chiara e introduce tre rischi principali: concorrenza crescente, rallentamento dei progressi incrementali nei modelli e errori di valutazione negli ammortamenti.
La monetizzazione attuale resta limitata. Secondo le stime di Menlo Venture, il fatturato complessivo del settore รจ vicino ai 12 miliardi di dollari lato consumer e 25 miliardi lato abbonamenti aziendali, a fronte di una spesa in conto capitale per data center di circa 250 miliardi di dollari nellโanno. Le GPU, che rappresentano il 40% dei costi dei data center, potrebbero deprezzarsi piรน velocemente del previsto, comprimendo ulteriormente i rendimenti. Come osserva Giammattei, i lunghi tempi necessari per raggiungere la redditivitร aumentano la pressione su un settore che potrebbe non garantire profitti uniformi ai nuovi entranti finanziati a debito.
Infrastrutture ed energia, il vero collo di bottiglia
Il fattore piรน critico emerge dal lato infrastrutturale. La costruzione accelerata di data center sta mettendo sotto forte pressione la rete elettrica statunitense. Giammattei riporta che la spesa privata per data center รจ quasi triplicata, passando da 14 miliardi di dollari nel dicembre 2022 a 40 miliardi nel giugno 2025, mentre il consumo energetico legato allโIA รจ raddoppiato nellโultimo anno. Le aziende sono alla ricerca urgente di contratti energetici a lungo termine, perchรฉ lโaccesso allโelettricitร sta diventando la principale criticitร per la crescita del settore.
Secondo un sondaggio di Schneider Electric, il 92% degli operatori considera i limiti della rete elettrica la sfida piรน rilevante, anche per via dei lunghi tempi di attesa per i nuovi allacciamenti. Altre barriere includono lโaccesso ai chip e i vincoli autorizzativi. Se il ritmo attuale degli investimenti venisse mantenuto, gli Stati Uniti potrebbero affrontare entro il 2028 una carenza energetica potenziale di 45 GW, una quantitร equivalente al fabbisogno di un intero Paese come lโItalia. Una scala che, conclude Giammattei, mostra quanto siano profondi i requisiti energetici della nuova economia dellโIA.
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