Intelligenza Artificiale, ecco perché la memoria è la nuova tassa tecnologica

07/01/2026 13:00
Intelligenza Artificiale, ecco perché la memoria è la nuova tassa tecnologica

L’intelligenza artificiale (AI) sta entrando in una fase in cui il tema centrale non è più soltanto la potenza di calcolo, ma la capacità di sostenere ragionamenti complessi e continui nel tempo. In questo passaggio, la memoria emerge come il vero fattore critico dell’economia dell’AI, trasformandosi da componente accessoria a vincolo industriale destinato a catturare valore lungo tutta la filiera tecnologica.

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Quando la memoria diventa il collo di bottiglia

Se l’intelligenza artificiale è il motore, la memoria è diventata il serbatoio. Il limite strutturale dei modelli avanzati non è più soltanto quanta capacità di calcolo possono impiegare, ma quanta memoria riescono a muovere e con quale velocità. Gabriel Debach, market analyst di eToro, descrive l’AI come un cervello dotato di enormi capacità di pensiero, ma afflitto da una memoria a breve termine insufficiente: senza la possibilità di mantenere il contesto del ragionamento “in RAM”, la coerenza si deteriora.

In questa metafora, la GPU rappresenta il pensiero, mentre la memoria garantisce la continuità del ragionamento. Ed è proprio questa continuità che l’industria sta iniziando a pagare. I modelli che devono ragionare più a lungo, mantenere contesto, usare strumenti e concatenare passaggi successivi generano una domanda crescente di memoria di lavoro, la cosiddetta KV cache, che cresce in modo esponenziale con la complessità dei task. Ogni token non è solo calcolo: è lettura e riscrittura continua del contesto, un processo che trasforma la memoria in infrastruttura critica.

Il mercato ha già scelto, memoria e storage al centro

Il mercato azionario ha intercettato questa dinamica prima che diventasse evidente nel dibattito mainstream. Nel 2025, si legge nel report di eToro, la parte più performante del trade legato all’intelligenza artificiale non sono stati i produttori di chip, ma i produttori di memoria e storage. Debach evidenzia come Western Digital abbia chiuso l’anno con un rialzo del +283,8%, Micron del +240,2% e Seagate del +225,3%, i tre migliori titoli dello S&P 500. Ancora più estrema la traiettoria di Sandisk che, tornata indipendente e rientrata in Borsa a metà anno, ha registrato un +897%.

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Il 2026 non ha raffreddato questo movimento, lo ha rilanciato. In poche settimane Sandisk ha messo a segno un +47,3% da inizio anno, con Western Digital a +27,4%. In una sola seduta Sandisk ha guadagnato +27,6%, aggiungendo circa 11,1 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre Micron è salita del +10%, Western Digital del +17%, la maggiore variazione giornaliera dal marzo 2020, e Seagate del +14%. Dinamiche di questo tipo, secondo Debach, non rappresentano un semplice rimbalzo tecnico, ma il consolidamento di una narrativa industriale.

Dall’hype all’architettura, l’AI agentica cambia le regole

Il passaggio cruciale, spiega Debach, avviene quando la storia smette di essere “AI hype” e diventa architettura pura. Al CES, Jensen Huang, presidente di Nvidia, ha portato l’attenzione su un punto rimasto finora marginale: l’AI agentica. Modelli capaci di ragionare a lungo, ricordare, usare strumenti e operare per sequenze estese richiedono una memoria di contesto sempre più ampia. Più il ragionamento si estende, più il contesto esplode, e più la memoria smette di essere un accessorio per diventare infrastruttura.

Huang è stato esplicito nel definire lo storage che supporta la working memory dell’AI come potenzialmente il più grande mercato storage al mondo, un mercato che oggi è ancora largamente inesplorato. Nvidia non si è limitata a enunciare il concetto. Con l’architettura Vera Rubin e la nuova Inference Context Memory Storage Platform, il gruppo sta spingendo il contesto dell’AI fuori dalla GPU e dentro lo storage NVMe, non per sostituire la memoria, ma per moltiplicarla.

A prima vista, l’ingresso di Nvidia nello storage potrebbe apparire come una minaccia per i produttori tradizionali. In realtà, come sottolinea Debach, si tratta di una validazione definitiva. BlueField-4 non è un chip di memoria, ma il “vigile urbano” che gestisce il traffico. Nvidia costruisce l’autostrada intelligente, ma perché funzioni servono quantità senza precedenti di DRAM ad alte prestazioni e storage ultra-veloce. In questo schema, Micron beneficia della domanda di DRAM e HBM, mentre Sandisk e Western Digital diventano centrali per gli SSD NVMe necessari a sostenere la memoria di contesto.

Offerta sotto stress e ritorno del pricing power

Mentre la domanda accelera, il lato dell’offerta entra in tensione. Il co-CEO di Samsung ha definito la carenza di memoria “senza precedenti”, avvertendo che nessuna azienda è immune dall’impatto. Il problema è strutturale per Debach: i produttori stanno riallocando capacità verso la memoria HBM (High Bandwidth Memory) destinata ai server AI. Produrre HBM richiede circa tre volte la capacità di wafer rispetto alla DRAM standard, sottraendo risorse al mercato consumer e business tradizionale. È una cannibalizzazione interna che sta comprimendo l’offerta di massa.

I dati confermano il disequilibrio. TrendForce segnala che i prezzi della DRAM convenzionale sono già aumentati del 55-60% nel primo trimestre del 2026, con la DRAM per server diretta verso incrementi superiori al +60%. Counterpoint Research prevede un ulteriore +40% nel secondo trimestre, una dinamica che finirà per riflettersi direttamente sui prezzi di smartphone e PC.

In un settore storicamente percepito come ciclico, questa evoluzione ribalta la lettura dei multipli. Ciò che ieri appariva “corretto” oggi inizia a sembrare basso. Come si legge nel report di eToro, il comparto memoria e storage sta transitando da business ciclico a funzione strutturale dell’ecosistema AI. Micron domina la DRAM ad alte prestazioni e l’HBM, Western Digital e Seagate controllano l’HDD ad alta capacità per i data center, Sandisk presidia gli SSD ultra-veloci per il computing di frontiera. In modi diversi, tutti vendono la stessa cosa: la base fisica su cui l’AI può ricordare.

La memoria come tassa tecnologica sul ragionamento

Nonostante i rally eccezionali del 2025, osserva Debach, il mercato continua a valutare questi titoli con multipli forward che non riflettono ancora una piena “narrazione da software AI”. Il passato li ha ancorati alla ciclicità, ma il presente li sta spostando verso una funzione di sistema. È in questi passaggi che avvengono le rivalutazioni più violente.

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Il focus degli investitori si sta spostando dalle GPU e dai data center alla memory footprint per workload, alla memoria per token, alla memoria per utente e per agente. È qui che si sta ridefinendo l’economia dell’AI. Come puntualizza Debach, la domanda cruciale non è più quale applicazione vincerà, ma quanto contesto è necessario per far funzionare il salto di qualità dei modelli. Se la risposta è “molto”, allora la memoria smette di essere una commodity e diventa una tassa tecnologica sulla capacità di ragionare.

Quando un componente diventa un vincolo di sistema, cattura valore. È economia industriale pura. In un mondo di test-time scaling e AI agentica, la memoria non è facilmente sostituibile: diventa capacità scarsa, e la capacità scarsa, nel tempo, viene prezzata come un asset strategico. Se l’AI deve ricordare, conclude Debach, lo storage non è più un costo operativo, ma un vincolo industriale destinato a ridefinire la catena del valore tecnologico.

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