Investire nei mercati emergenti: è in arrivo una nuova era di cooperazione?

mercati emergenti

Donald Trump e Xi Jinping sembrano pronti a scagliarsi l'uno contro l'altro, ma con la possibilità di una vittoria di Joe Biden a novembre, le tensioni tra America e Cina potrebbero allentarsi.
Dan Scott​, Chief Investment Officer, Head of Investments & Thematics presso Vontobel


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Una nuova era di cooperazione

Questo titolo può risultare insensato visto che Donald Trump e Xi Jinping sembrano pronti a scagliarsi l'uno contro l'altro, ma data la possibilità di una vittoria di Joe Biden a novembre, le tensioni tra America e Cina potrebbero allentarsi tra qualche mese. In ogni caso, le elezioni presidenziali di quest’anno saranno entusiasmanti come quelle del 2016.

Nel tentativo di riportare l'economia statunitense ai livelli pre Covid-19, la Federal Reserve ha riaffermato che negli anni a venire i tassi di interesse rimarranno ai bassi livelli attuali. Analoga la linea adottata dalla Banca Centrale Europea, così come quella della maggior parte delle altre banche centrali, che hanno scelto di supportare le quotazioni azionarie. Resta aperta la questione se tali istituti riusciranno ad arginare l'inflazione e a risolvere i crescenti problemi di indebitamento con le politiche monetarie messe in atto. I mercati rimangono scettici.

Nel frattempo, in Cina è in corso una solida ripresa economica a V. Dati recenti mostrano un rialzo nella produzione e nei nuovi ordini. La seconda economia più grande del mondo è sulla buona strada per ripristinare le condizioni del 2019 entro la fine dell'anno. Dall'altra parte del mondo, anche l'economia statunitense mostra segnali di ripresa a V, con dati chiave in crescita. In Europa, invece, la situazione rimane più fragile. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la crescita dell'Eurozona è destinata a crollare dell'8% quest'anno, a fronte di un calo del 4% negli Stati Uniti e di un aumento del 2% in Cina.

Un approccio più audace ai mercati emergenti

Nonostante le solide prospettive di crescita offerte dalle economie emergenti come la Cina, la maggior parte degli investitori detiene solo il 5% circa del proprio patrimonio in asset dei mercati emergenti. Le naturali preferenze nazionali e i timori per gli elevati rischi associati a tali mercati impediscono loro di adottare un approccio più audace. Pertanto molti investitori decidono consapevolmente di perdere delle occasioni e si ritrovano con prospettive di tassi di crescita inferiori agli standard e decenni di tassi di interesse pari allo zero nelle economie sviluppate. È tuttavia sensato osservare con attenzione le economie emergenti. Non solo i loro fondamentali sono migliori di quelli dei Paesi industrializzati, ma anche le azioni e alcuni tipi di obbligazioni offrono valutazioni decisamente superiori. Pertanto, l'analista consiglia quantomeno di duplicare l'esposizione sugli asset dei mercati emergenti rispetto alla media attuale.

Mercati a favore di Trump?

Dall'altra parte dell'Atlantico, si avvicinano le elezioni presidenziali e congressuali statunitensi. I mercati finanziari, che tendono a preferire i presidenti repubblicani, hanno già scontato una maggiore volatilità prima e subito dopo questi eventi. Alla data di redazione del presente documento, sembra probabile una schiacciante vittoria dei Democratici. I sondaggi vedono Joe Biden in testa, anche se Donald Trump ha colmato il divario negli ultimi mesi. Storicamente, i mercati finanziari, che amano lo status quo, hanno registrato un'ondata di vendite in occasione della vittoria dello sfidante. Con Biden, che rappresenta la cosiddetta "Main Street", ovvero l'americano medio, e non Wall Street, le società e le persone più facoltose si troveranno probabilmente a pagare tasse più elevate. Un dialogo geopolitico più costruttivo, invece, potrebbe dissipare i timori in merito a una guerra commerciale. Se i Democratici riuscissero inoltre a ottenere la maggioranza in entrambe le camere del Congresso, come indicano i sondaggi, dovremmo adeguare la strategia di investimento. Tale scenario non scardinerebbe, tuttavia, la fiducia di Vontobel in merito alla graduale ripresa dell'economia.



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