Iran, rally del petrolio dopo gli attacchi di Usa e Israele. Gli scenari per il Golfo Persico

Petrolio forte rialzo dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele allโIran, con il Brent che supera gli 82 dollari al barile prima di ridurre parzialmente i guadagni. I mercati energetici, dal greggio al GNL, restano esposti a rischi significativi legati allo Stretto di Hormuz, mentre i distillati medi e il gas europeo mostrano tensioni crescenti. In parallelo, lโoro rafforza il proprio ruolo di bene rifugio in un contesto di volatilitร elevata e premio al rischio geopolitico in aumento.
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L'importanza del nodo Hormuz e i rischi di escalation
I prezzi del petrolio sono schizzati al rialzo dopo gli attacchi di Usa e Israele allโIran nel fine settimana. Come si legge nel report di Warren Patterson ed Ewa Manthey, economisti di ING, i mercati del petrolio e del GNL sono esposti a significativi rischi di approvvigionamento, in particolare nel Golfo Persico.
Non sorprende che i mercati petroliferi abbiano aperto in netto rialzo la mattina del 2 marzo, con lโICE Brent che ha registrato un rialzo iniziale fino al 13%, superando gli 82 dollari al barile. Questo ha portato il mercato nel range atteso dopo gli sviluppi del fine settimana. Forse ancora piรน sorprendente รจ che il mercato abbia successivamente perso parte di questi guadagni, con un rialzo di circa il 6% al momento della stesura. Rimane infatti la speranza che si possa trovare una via dโuscita dallโescalation, alla luce delle notizie secondo cui il capo della sicurezza iraniana starebbe spingendo per una ripresa dei colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti.
Tuttavia, spiega ING, lโincertezza sullโevoluzione della situazione in Medio Oriente resta elevata. Le ritorsioni iraniane e gli attacchi ai vicini Stati del Golfo non fanno che aumentare i rischi per lโapprovvigionamento energetico, lasciando la porta aperta a unโulteriore escalation.
Particolare preoccupazione desta lโinterruzione dei flussi di petrolio e GNL nello Stretto di Hormuz. I rapporti indicano che diverse navi sono state attaccate, rendendo molti spedizionieri riluttanti a navigare nello stretto a causa dei rischi. ร evidente che, sottolinea ING, se tali interruzioni dovessero persistere, i prezzi potrebbero aumentare ulteriormente.
Sui mercati petroliferi, ING osserva anche un rafforzamento dei distillati medi. La raffinazione del gasolio ICE รจ balzata oltre i 30 dollari al barile, dai circa 27 dollari di venerdรฌ, mentre si intensificano le preoccupazioni sui flussi di prodotti raffinati provenienti dal Golfo Persico. La regione esporta circa 6 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati, un volume rilevante per lโequilibrio globale.
E non รจ lโunica criticitร . Se i flussi di petrolio greggio dal Golfo Persico dovessero subire interruzioni prolungate, spiega ING, le raffinerie in altre regioni potrebbero essere costrette a ridurre i tassi di produzione, determinando unโulteriore contrazione dei mercati dei raffinati.
Per quanto riguarda il gas, lโimpatto reale si avrร sui prezzi del GNL in Europa e in Asia. Circa il 20% dellโofferta globale di GNL รจ a rischio, lasciando ampio margine di rialzo per i prezzi del gas in Europa. Come si legge nel report di ING, siamo verso la fine dellโinverno e le riserve sono piene solo al 30% o meno della capacitร , elemento che rende il mercato particolarmente teso. In presenza di potenziali interruzioni dal Golfo Persico, potremmo assistere a una maggiore concorrenza tra Europa e Asia per le forniture alternative.
Sebbene la capacitร di esportazione di GNL sia aumentata e sia destinata a crescere ulteriormente, in particolare dagli Stati Uniti, difficilmente eventuali mancati approvvigionamenti dal Golfo Persico verrebbero compensati in tempi brevi. Il rischio di tensioni prolungate resta quindi concreto secondo gli esporti di ING.
La risposta dei metalli metalli preziosi
Lโescalation in Iran rafforza lโattrattiva dellโoro come bene rifugio. Oggi lโoro ha ripreso a salire in modo incisivo alla riapertura dei mercati dopo lโescalation del fine settimana tra Stati Uniti, Israele e Iran. Le rinnovate tensioni hanno iniettato, spiega ING, un nuovo premio al rischio geopolitico in un momento in cui il posizionamento degli investitori era giร orientato al rialzo.
Questo rafforza il ruolo dellโoro come copertura privilegiata. Lโandamento dei prezzi nel breve termine, secondo ING, รจ destinato a restare guidato dalle notizie e quindi caratterizzato da volatilitร elevata.
Se prezzi del greggio piรน alti dovessero aumentare le aspettative di inflazione, mentre i rischi per la crescita restano orientati al rialzo, รจ probabile, secondo ING, che i rendimenti reali rimangano contenuti, sostenendo ulteriormente lโoro. Un dollaro piรน forte potrebbe tuttavia rallentare il ritmo dei guadagni.
Un eventuale ampliamento del conflitto ad altri Paesi della regione, o unโinterruzione significativa delle forniture energetiche, sottolinea ING, stimolerebbe ulteriormente lโoro attraverso lโaumento dei prezzi del petrolio, lโincremento delle aspettative di inflazione e il contenimento dei rendimenti reali. Unโincertezza prolungata manterrebbe elevata la volatilitร e la domanda di beni rifugio.
Al contrario, spiega ING, se le tensioni dovessero restare contenute e i flussi energetici non subissero ripercussioni rilevanti, lโiniziale avversione al rischio potrebbe attenuarsi insieme al premio al rischio incorporato nel petrolio.
Come concludono Patterson e Manthey, questo scenario rafforza, piรน che modificare, la narrativa strutturale sullโoro. Gli acquisti da parte delle banche centrali restano solidi e le aspettative di un allentamento delle politiche monetarie entro la fine dellโanno continuano a sostenere il mercato. Anche in caso di stabilizzazione delle tensioni, questi fattori suggeriscono che il ribasso dovrebbe restare limitato, con eventuali correzioni di entitร contenuta piuttosto che unโinversione strutturale di tendenza.
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