Italia: crescita lenta ma stabile, consumi e PNRR tengono il passo

29/01/2026 09:00
Italia: crescita lenta ma stabile, consumi e PNRR tengono il passo

L’economia italiana entra nel 2026 con una crescita contenuta, ma più solida di quanto suggeriscano le fragilità del contesto globale. Il contributo principale continuerà ad arrivare dalla domanda interna, in un equilibrio delicato tra prudenza delle famiglie, investimenti legati al ciclo finale del PNRR e una politica di bilancio orientata alla disciplina, più che allo stimolo diretto.

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Domanda interna al centro, export ancora un freno

Il nuovo anno si apre lungo la stessa traiettoria del 2025, con una crescita modesta ma positiva, sostenuta in misura quasi equivalente da consumi privati e investimenti. Come si legge nel report a cura di Paolo Pizzoli, senior economist di ING, il 2025 verrà probabilmente confermato come un anno di consolidamento più che di slancio, con una dinamica dei consumi graduale e priva di accelerazioni significative.

Nonostante il recupero del potere d’acquisto, favorito dalla tenuta dell’occupazione, dalla moderazione salariale e dal rallentamento dell’inflazione, le famiglie italiane hanno mantenuto un atteggiamento prudente, evitando una riduzione significativa del tasso di risparmio. In questo contesto, le esportazioni nette hanno continuato a rappresentare un fattore di freno, penalizzate sia direttamente sia indirettamente dalle misure tariffarie statunitensi, contribuendo a spostare il baricentro della crescita verso la domanda domestica.

Investimenti spinti dal rush finale del PNRR

Il contributo più visibile alla crescita del 2026 dovrebbe arrivare dagli investimenti, in particolare dalla componente infrastrutturale legata all’edilizia. La prossima scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), fissata ad agosto 2026, è destinata a innescare un’accelerazione degli investimenti nella prima parte dell’anno. Secondo ING, questo slancio non dovrebbe però tradursi in una brusca frenata successiva, poiché i fondi eventualmente non spesi verranno convogliati in un veicolo finanziario e utilizzati gradualmente anche oltre la scadenza formale del piano.

Il comparto residenziale continuerà invece a esercitare un contributo moderatamente negativo, riflettendo la progressiva riduzione degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni. Gli investimenti in macchinari, dal canto loro, resteranno strettamente correlati all’andamento della produzione industriale, che nel 2026 dovrebbe tornare a crescere, pur senza un cambio di passo marcato. Alcune misure inserite nella versione finale della legge di bilancio potrebbero fornire un sostegno marginale, ma non tale da modificare radicalmente il quadro complessivo.

Consumi sostenuti, ma famiglie ancora prudenti

Anche nel 2026, si legge nella nota di ING, i consumi privati resteranno uno dei pilastri della crescita, a condizione che il mercato del lavoro mantenga la sua resilienza e che il potere d’acquisto continui a migliorare. Le previsioni indicano un’occupazione in lieve aumento e salari orari destinati a crescere più rapidamente dell’inflazione, elementi che dovrebbero consentire ai consumi di replicare il contributo fornito nel 2025.

Tuttavia, secondo Pizzoli, è improbabile che le famiglie abbandonino rapidamente il loro approccio prudente. Senza un miglioramento deciso del quadro geopolitico internazionale, la propensione al risparmio dovrebbe restare elevata, limitando il potenziale di una vera accelerazione della spesa.

Bilancio pubblico neutrale e spread ai minimi storici

Sul fronte della politica fiscale, il 2026 si preannuncia come un anno di continuità, senza un impulso significativo alla crescita. Il governo ha confermato la priorità alla disciplina di bilancio, una scelta che ha contribuito a portare gli spread sui titoli di Stato ai livelli più bassi dal 2008. La manovra per il 2026 è sostanzialmente neutrale e mira a ridurre il rapporto deficit/Pil al 2,8%, dal 3% stimato per il 2025.

Secondo ING, un calo del rapporto debito/Pil appare ancora prematuro e potrebbe materializzarsi solo dal 2028, quando l’effetto di cassa ritardato dei crediti d’imposta legati al Superbonus non peserà più sui conti pubblici. Tra i benefici della disciplina fiscale vi è però la possibilità di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo entro la prima metà del 2026, aprendo la strada all’utilizzo della clausola di salvaguardia per finanziare spese per la difesa in deficit fino allo 0,15% del Pil.

Nel complesso, il quadro resta quello di una crescita moderata ma resiliente, con un Pil italiano atteso da ING in aumento dello 0,8% nel 2026, dopo lo 0,6% stimato per il 2025. Un ritmo contenuto, ma coerente con un’economia che continua a muoversi senza strappi, affidandosi più alla stabilità che allo stimolo.

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