Italia, i dati sulla fiducia migliorano gradualmente a gennaio

L’inizio del 2026 mostra segnali di recupero per l’economia italiana, sostenuta dal rafforzamento dei servizi e da un manifatturiero in lento miglioramento. I consumatori restano cauti nelle decisioni di spesa, mentre il quadro della fiducia delle imprese appare differenziato tra i settori, con luci e ombre che delineano una ripresa ancora fragile ma progressiva.
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Segnali iniziali di ripresa e quadro generale
I primi indicatori sull’andamento dell’economia italiana nel 2026 delineano la prosecuzione di una ripresa graduale, con i comparti dei servizi e della manifattura che continuano a rappresentare i principali motori dal lato dell’offerta. Il quadro che emerge dai dati di gennaio conferma un miglioramento diffuso del clima di fiducia, pur in presenza di differenze rilevanti tra i vari settori produttivi. Come si legge in una nota di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING, l’evoluzione degli indicatori suggerisce che il rimbalzo osservato nella parte finale del 2025 non si sia interrotto con l’avvio del nuovo anno, mantenendo una dinamica positiva, anche se ancora contenuta.
Nel complesso, i dati sulla fiducia diffusi a gennaio confermano uno scenario di ripresa lenta ma costante dell’economia italiana all’inizio del 2026. Come sottolinea ancora Pizzoli, la chiusura del 2025 aveva già evidenziato un ruolo centrale di servizi e manifatturiero come potenziali motori di crescita nel quarto trimestre, e le indicazioni più recenti suggeriscono che questa configurazione resti valida anche nei primi mesi del nuovo anno.
Consumatori prudenti e commercio sotto pressione
A gennaio si registra un moderato miglioramento del sentiment dei consumatori, che dichiarano una minore preoccupazione per l’andamento futuro della disoccupazione. Questo maggiore ottimismo, spiega Pizzoli, non si traduce però in un immediato aumento della propensione alla spesa, in particolare per quanto riguarda i beni durevoli, i cui acquisti continuano a essere rinviati. I consumatori appaiono più inclini a posticipare queste decisioni, confidando in un rallentamento dell’inflazione e in un miglioramento delle prospettive di bilancio delle famiglie nei mesi successivi.
Come osserva Pizzoli, la prudenza resta il tratto dominante all’inizio del 2026, un atteggiamento che contribuisce anche al calo della fiducia delle imprese del commercio al dettaglio, un fenomeno che interessa sia i piccoli esercizi sia la grande distribuzione. Dal lato della domanda, la cautela delle famiglie continua a rappresentare un elemento centrale: nonostante il miglioramento del reddito disponibile, non emergono segnali di una imminente accelerazione dei consumi.
Servizi e manifatturiero trainano la fiducia delle imprese
L’aumento della fiducia nel settore dei servizi emerge come uno degli elementi più significativi del quadro di gennaio, affiancato da un rafforzamento più contenuto ma costante del sentiment manifatturiero. L’indice composito della fiducia delle imprese risulta in crescita complessiva, anche se l’andamento varia sensibilmente tra i comparti. Nei servizi di mercato il miglioramento è marcato, mentre nel manifatturiero l’avanzamento è più graduale; al contrario, edilizia e commercio al dettaglio mostrano un indebolimento.
Secondo Pizzoli, i servizi di mercato rappresentano il punto di maggiore forza, con l’indice che raggiunge il livello più elevato dal dicembre 2021. Il miglioramento appare particolarmente pronunciato nei comparti dei trasporti, dello stoccaggio e dei servizi turistici, settori che potrebbero beneficiare anche delle prospettive legate alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Dal settore manifatturiero arrivano segnali incoraggianti, seppur privi di accelerazioni improvvise. La fiducia cresce in modo progressivo, sostenuta da un miglioramento del flusso degli ordini. L’analisi di Pizzoli evidenzia come il rafforzamento sia più evidente tra i produttori di beni di investimento, dove l’aumento del sottoindice degli ordini si accompagna a una riduzione delle scorte. Questo andamento fornisce un’indicazione coerente con l’ipotesi di un proseguimento della ripresa degli investimenti, in particolare nel comparto dei macchinari.
Costruzioni in calo e implicazioni per la crescita
Più delicata appare la situazione nel settore delle costruzioni, dove la fiducia scende a gennaio al livello più basso dall’aprile 2021. Il calo è trainato dalla componente residenziale, mentre il segmento infrastrutturale mostra una maggiore tenuta. Secondo Pizzoli, questa divergenza riflette dinamiche già in atto: da un lato l’impatto negativo, prolungato nel tempo, della riduzione degli incentivi fiscali che avevano sostenuto in passato le ristrutturazioni edilizie; dall’altro, la spinta agli investimenti infrastrutturali legata all’attuazione dei progetti finanziati dal piano di ripresa dell’Unione europea, la cui fase operativa si avvicina alla scadenza.
L’equilibrio tra le due componenti sarà determinante per valutare il contributo complessivo degli investimenti alla crescita del Pil nel corso del 2026, in un contesto in cui la dinamica della fiducia resta uno degli indicatori chiave per interpretare l’evoluzione dell’economia italiana.
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