Italia, mercato del lavoro più stabile ma meno dinamico e inclusivo

02/02/2026 08:00
Italia, mercato del lavoro più stabile ma meno dinamico e inclusivo

I dati di dicembre chiudono un anno di tenuta per il mercato del lavoro italiano, che resta su livelli occupazionali storicamente elevati ma mostra segnali evidenti di rallentamento. Non emerge una crisi ciclica, bensì un equilibrio difensivo, segnato da una perdita di dinamismo e da una riduzione progressiva della partecipazione.

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Stabilità di fine anno e segnali strutturali

I dati di dicembre 2025 fotografano un mercato del lavoro italiano che mantiene livelli occupazionali storicamente elevati, con 24 milioni e 142mila occupati, ma che ha ormai esaurito la spinta espansiva del periodo post-pandemico. Non si osserva una rottura ciclica né una crisi aperta, ma un equilibrio difensivo che si è consolidato mese dopo mese. Come si legge nella nota di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il segnale più rilevante arriva dalla contrazione simmetrica che caratterizza la chiusura dell’anno.

A dicembre, infatti, gli occupati diminuiscono di 20mila unità e i disoccupati calano di 15mila. È il settimo episodio del 2025 con questa dinamica, ormai troppo ricorrente per essere considerata un’anomalia statistica. Il mercato del lavoro non sta soltanto riallocando forza lavoro, ma sta anche riducendo la partecipazione. Il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, ma lo fa in un contesto in cui gli inattivi aumentano di 31mila unità in un solo mese e la disoccupazione giovanile risale al 20,5%, con un incremento di 1,4 punti rispetto a novembre. Il miglioramento del tasso non deriva esclusivamente da nuova occupazione, ma anche dall’uscita dal mercato.

La lettura dell’intero 2025 in prospettiva storica rafforza questa interpretazione. Nel corso dell’anno, spiega Debach, gli occupati aumentano di appena 82mila unità, mentre le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 217mila. Non si tratta di una dinamica tipica delle fasi di crisi, come nel 2009 o nel 2012, quando la perdita di posti di lavoro era accompagnata da un forte aumento della disoccupazione. Allo stesso tempo, non è nemmeno il profilo delle fasi di espansione marcata, come il 2021 o il 2023, quando la crescita dell’occupazione superava nettamente la riduzione dei disoccupati e il mercato riassorbiva partecipazione.

Come sottolinea Debach, il 2025 si distingue per un saldo occupazionale particolarmente debole, il più contenuto dell’intero periodo post-2014, escludendo gli anni di crisi aperta come il 2020 e il rallentamento pre-pandemico del 2019. Parallelamente, la riduzione delle persone in cerca di lavoro risulta tra le più intense della serie storica recente. Negli anni di vera espansione, il calo dei disoccupati era accompagnato da una creazione di posti di lavoro molto più robusta, un elemento che oggi manca.

Composizione dell’occupazione, genere e demografia

All’interno di questo quadro, osserva Debach, la composizione dell’occupazione rappresenta il principale elemento di stabilità. Nel confronto con dicembre 2024, i dipendenti permanenti aumentano di 163mila unità, mentre i contratti a termine registrano un calo marcato, pari a 229mila. Gli autonomi crescono di 147mila. Questa evoluzione segnala una riduzione della precarietà, ma anche una minore capacità del mercato di assorbire nuova forza lavoro in modo dinamico.

Anche il dato di genere va interpretato in questa chiave. A dicembre il divario tra disoccupazione maschile e femminile si riduce a 0,2 punti percentuali, con il 5,5% per gli uomini e il 5,7% per le donne. È un minimo storico, ma non rappresenta una convergenza virtuosa. Gli uomini perdono 29mila occupati nel mese e vedono crescere rapidamente il numero degli inattivi, mentre le donne guadagnano 8mila occupati, una dinamica troppo contenuta per parlare di un recupero strutturale. Secondo Debach, la resilienza femminile resta legata alla composizione settoriale, mentre la fragilità maschile riflette una maggiore esposizione ai comparti ciclici.

Correggendo i dati per l’effetto demografico, il quadro appare più nitido. La flessione degli occupati nella fascia 35-49 anni è in larga parte di natura anagrafica. Al netto dell’invecchiamento della popolazione, la variazione degli occupati tra i 15 e i 64 anni risulterebbe leggermente positiva. Il mercato del lavoro italiano sta quindi reggendo nonostante un vento demografico sempre più contrario. Senza il calo della popolazione in età lavorativa, il 2025 avrebbe raccontato una storia meno piatta, come evidenzia Debach.

Il punto di arrivo è chiaro. Il 2025 consegna un mercato del lavoro più stabile, con meno precarietà e una maggiore incidenza di contratti permanenti, ma anche meno dinamico e meno inclusivo. Come conclude il report di eToro, il tasso di disoccupazione al 5,6% rappresenta un risultato concreto, ma descrive solo una parte della realtà. L’altra è la lenta erosione della partecipazione, in particolare tra giovani e uomini. Il sistema non mostra segnali di crollo, ma nemmeno di rilancio. Si limita a difendersi.

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