L’Istat rivede al rialzo il PIL italiano del terzo trimestre


Il terzo trimestre ha visto il Prodotto Interno Lordo dell’Italia crescere dello 0,1%, meglio di Germania e Francia, oltre che della media dei Paesi dell’eurozona.


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L’economia italiana quasi ferma

L’Istat ha aumentato il dato sul Prodotto Interno Lordo registrato nel terzo trimestre dell’anno, anche se il modesto risultato mostra uno stallo dell’economia del nostro Paese, in linea con la frenata dei Paesi dell’eurozona (-0,1%).

Certo, il dato indica che abbiamo evitato la recessione, per un soffio, e c’è chi sottolinea che l’Italia va meglio della ‘storica’ locomotiva del Vecchio Continente, ma solo perché la Germania è al limite della recessione, visto il suo calo dello 0,4%, e che la Francia (-0,1%) non sta meglio.

Le associazioni di categoria si sono affrettate a sottolineare la diminuzione della spesa delle famiglie (-0,2%) rispetto allo scorso anno, con una flessione di circa 535 milioni in meno.

Un andamento tendenziale davvero preoccupante, visto che si passa dal +3,7% del primo trimestre 2023, al +1,5% del secondo, per poi ora andare, appunto, in territorio negativo al 30 settembre.

Revisione al rialzo del PIL

Il dato diffuso oggi dall’ufficio di statistica indica una crescita del PIL italiano nel terzo trimestre dello 0,1% in termini sia congiunturali, sia tendenziali, modificando leggermente la stima preliminare diffusa ad ottobre, quando le previsioni sul tasso di crescita indicavano un risultato nullo.

Corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, il dato è espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2025 ed è cresciuto dello 0,1% sia rispetto al trimestre precedente, sia nei confronti del terzo trimestre del 2022. Inalterata la crescita acquisita per il 2023, con un aumento dello 0,7%.

Sul dato incide anche il numero delle giornate lavorative, il cui totale è maggiore di 3 rispetto al trimestre precedente e di 1 se si paragona allo stesso periodo del 2022.

Elementi chiave

Alla lieve crescita del Pil contribuiscono positivamente sia i consumi delle famiglie e delle Istituzioni sociali private (ISP) per lo 0,4%, sia la domanda estera netta (1%), mentre la variazione delle scorte fornisce un contributo negativo, mentre risulta nullo il contributo sia degli investimenti fissi lordi sia della spesa delle Amministrazioni pubbliche (AP).

In crescita dello 0,3% il valore aggiunto dell’industria e dello 0,1% quello dei servizi, mentre risulta ancora in flessione il settore primario (-1,2%).
Positivi gli andamenti di posizioni lavorative, unità di lavoro e ore lavorate, cresciuti rispettivamente dello 0,1%, 0,2% e 0,4%, così come i redditi pro-capite (+1,1%).

Le componenti della domanda

Dal lato della domanda, sono aumentati in termini congiunturali le esportazioni di beni e servizi (+0,6%), oltre che i consumi finali nazionali (+0,6%), mentre sono diminuiti gli investimenti fissi lordi (-0,1%) e le importazioni (-2%).

Il dettaglio dei consumi finali ha visto crescere le spese delle famiglie residenti e delle ISP (+0,7%), con quelle delle AP risultate stazionarie.

Il calo degli investimenti è stato determinato dalla spesa per impianti, macchinari e armamenti (-0,9%), di cui però la componente di mezzi di trasporto è cresciuta (+7%), e dai prodotti di proprietà intellettuale (-0,1%).

Positivi gli investimenti in abitazioni e fabbricati non residenziali e altre opere, cresciuti rispettivamente dello 0,4% e 0,6% e stazionari quelli in risorse biologiche coltivate.

La spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato una crescita in termini congiunturali (+0,7%), con l’aumento degli acquisti di beni durevoli (+2,7%) e di quelli di servizi (+1,4%), mentre sono diminuiti dello 0,4% quelli di beni non durevoli e dell’1,5% quelli dei beni semidurevoli.

Il contributo dei vari settori

L’elenco dei settori che hanno contribuito positivamente al PIL nel terzo trimestre comprende l’industria in senso stretto (+0,2%), le costruzioni (+0,90%), il commercio (+0,3%) e il macro gruppo comprensivo delle riparazioni di veicoli, il trasporto, il magazzinaggio, l’alloggio e la ristorazione.

Positivi anche i risultati dei servizi di informazione e comunicazioni (+1%), le attività immobiliari (+0,4%), le attività professionali (+0,1%), a cui si aggiungono l’amministrazione pubblica, la difesa, l’istruzione e la sanità (+0,3%).

L’impatto è stato negativo per l’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1,2%), le attività finanziarie e assicurative (-0,3%), anche se il dato peggiore è stato quello delle attività artistiche, di intrattenimento e altri servizi (-2,5%).

Occupazione e redditi da lavoro

Nel periodo esaminato le ore lavorate sono aumentate dello 0,4% nel trimestre precedente, grazie soprattutto ad una ripresa riscontrata nelle costruzioni (+2,2%) e nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+2,1%), con un apporto limitato da parte dell’industria (+0,5%) e dei servizi (+0,1%).

Le unità di lavoro sono cresciute dello 0,2% complessivamente, per effetto dell’aumento dell’1,1%, 0,3% e 1,7% rispettivamente nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, industria in senso stretto e costruzioni, mentre i servizi sono risultati stazionari.

Riguardo ai redditi da lavoro dipendente pro-capite, la ripresa è stata complessivamente dell’1,1%, per effetto dell’aumento dello 0,9% nell’industria in senso stretto, dell’1,6% nelle costruzioni e dell’1,1% nei servizi, mentre l’agricoltura diminuisce dello 0,6%.

Il confronto con gli altri Paesi

Fonte Eurostat

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