La BCE accontenta i falchi: rialzo da 75 punti base


L’istituto centrale decide un maxi rialzo dei tassi di interesse dopo la fine dei tassi negativi arrivata a luglio e prevede nuovi rialzi nei mesi per contenere i livelli dell’inflazione entro il suo obiettivo del 2%.


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Maxi rialzo

La Banca centrale europea accelera la sua politica monetaria restrittiva e alza i tassi di interesse di altri 0,75 punti base, dopo il precedente aumento di 0,50 arrivato a luglio che sanciva la fine dell’era dei tassi negativi.

Anche questa volta, dunque, la BCE ha alzato i tre principali tassi di riferimento, ovvero i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale di 75 punti base, rispettivamente allo 1,25%, allo 1,50% e allo 0,75%, con effetto dal 14 settembre prossimo.

Per quanto riguarda il futuro, la misura “anticipa la transizione dal livello attualmente molto accomodante dei tassi di interesse di riferimento a livelli che assicureranno un ritorno tempestivo dell’inflazione al nostro obiettivo del 2%”.

Pertanto, spiega la nota, il consiglio direttivo dell’istituto centrale “si attende di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nelle prossime riunioni per frenare la domanda e mettere al riparo dal rischio di un persistente incremento dell’inflazione attesa”

Decisioni che verranno prese “alla luce delle informazioni più recenti e dell’evolvere delle prospettive di inflazione”.

La parola ora passa alla Presidente Christine Lagarde, la quale illustrerà le ragioni che hanno portato alla decisione nel corso della consueta conferenza stampa post-meeting, prevista per le ore 14:45.

La Bce alza le stime su inflazione e taglia quelle sulla crescita

Nuova revisione al rialzo per le prospettive di inflazione della zona euro da parte della Banca centrale europea, che rivede invece contestualmente al ribasso quelle relative alla crescita 2023 e 2024.

Le nuove previsioni vedono un'inflazione media di quest'anno 8,1%, rispetto a 6,8% previsto in giugno, mentre l'attesa sul 2023 passa a 5,5% da 3,5%. Quanto al 2024, ultimo anno dell'orizzonte delle stime, l'attesa è di 2,3%, ancora oltre il target di 2%.

Per quanto riguarda la crescita, erosa dalle pressioni sui prezzi e dal rischio recessione accentuato dalle crisi ucraina, l'attesa sul 2022 è di 3,1% da 2,8% previsto tre mesi fa, quella sul 2023 passa a 0,9% da 2,1%.

Sul 2024 l'attesa passa a 1,9% da 2,1%.

Falco o colomba?

La decisione arriva in un momento di forti preoccupazioni per l’inflazione nell’eurozona, arrivata al 9,1% nel mese di agosto, prevista a due cifre nei prossimi mesi, elemento che aveva spinto gli economisti a scommettere su un rialzo ‘importante’ dei tassi di interesse della BCE di 75 punti piuttosto che 50, proprio per combattere con decisione l’aumento dei prezzi.

In queste ore, però, aumentava la suspense sui mercati dopo la diffusione di alcune indiscrezioni secondo le quali Lagarde era impegnata a proporre ai membri più ‘hawkish’ della BCE un rialzo più lieve, di 50 punti, a fronte dello stop dei flussi di gas dalla Russia all’Europa attraverso il gasdotto Nord Stream 1 e della prospettiva dell’arrivo di una recessione.

“Settembre offre la migliore opportunità per inviare un chiaro segnale di determinazione”, avvisava Jens Eisenschmidt, economista di Morgan Stanley, elemento tra i tanti che hanno portato alla vittoria dei falchi, propensi ad un rialzo più consistente.

La reazione dei mercati

Mentre la mattinata era proseguita in attesa per i mercati europei, la decisione della BCE sosteneva leggermente i principali indici del Vecchio Continente e il Ftse Mib recuperava fino a tornare intorno la parità.

Dopo aver galleggiato intorno la parità nei confronti del dollaro (1,0017), l’euro vira in basso fino a toccare quota 0,991 nei minuti successivi la decisione, per poi tornare appena sopra i livelli del biglietto verde.

Il Btp italiano a 10 anni balzava fino al 3,865%, per poi precedere sullo stesso cammino della mattinata, quando segnava un calo dello 0,50% al 3,830%.

Unimpresa attacca BCE

Il nuovo aumento dei tassi di interesse “rischia di creare nuovi problemi di liquidità alle imprese italiane”: è l’allarme lanciato questa mattina da Unimpresa.

In particolare, secondo l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese italiane, “le profonde difficoltà di accesso al credito, con le progressive restrizioni sulle erogazioni imposte dalle nuove regole prudenziali, accoppiate alla congiuntura sfavorevole e alle incertezze sul futuro, potrebbero limitare significativamente l’accesso delle imprese al credito bancario”.

Il precedente aumento dei 50 punti base arrivato a luglio aveva già “inevitabilmente innescato una salita dei tassi di interesse sugli impieghi delle banche sia quelli destinati alle imprese sia quelli destinati alle famiglie”, aggiungeva il centro studi di Unimpresa, e “con un altro aumento, peraltro assai ravvicinato rispetto al precedente, le condizioni di accesso al credito diventerebbero proibitive”.

Successivamente, l’attacco alla BCE diventa più forte: “consiglio direttivo della Bce sembra di nuovo soggetto alle decisioni, autoritarie e sbagliate, imposte dai cosiddetti falchi, convinti di poter contrastare l’inflazione agendo con i vecchi attrezzi della politica monetaria, ignorando, incredibilmente, che questa fase, una vera e propria economia di guerra, vada affrontata con un’azione che contempli, contemporaneamente, anche importanti misure di politica fiscale”.

In quest’ottica, conclude il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, “è auspicabile che i principali paesi dell’Unione europea si convincano quanto prima della necessità di coordinare gli interventi economici non già soltanto all’interno dei singoli paesi, ma con un programma di riforme unico su scala europea”.


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