La BCE è pronta ad evitare la stagnazione? Le previsioni di T. Rowe Price


L’anno appena iniziato potrebbe vedere diversi trimestri di crescita negativa per l’Eurozona secondo il gestore statunitense e la Banca centrale europea potrebbe agire per arginare la crisi.


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L’outlook 2024 di T. Rowe Price

Difficoltà economiche e Banca centrale europea pronta a intervenire in questo 2024. Sono le previsioni di Tomasz Wieladek, Chief European Economist di T. Rowe Price.

Nel suo Outlook 2024, il gestore statunitense analizza le conseguenze dell’azione della Banca centrale europea e arriva a prevedere quando avverrà e a quali condizioni il tanto atteso taglio dei tassi di interesse.

Panoramica sul 2024

Il gestore ritiene “molto probabile” che nel 2024 l’Europa debba affrontare diversi trimestri di crescita negativa, o almeno stagnante, per un periodo che dipenderà da diversi fattori, ma lo scenario più probabile è quello di una recessione lieve o media per l’Eurozona, prima di tornare a crescere verso la fine del prossimo anno.

Tuttavia, non escludono il rischio di un periodo di stagnazione più prolungato, soprattutto se la politica monetaria della Banca centrale europea dovesse rimanere troppo rigida per un tempo eccessivo.

Un calo dell’inflazione più rapido del previsto spingerebbe “probabilmente la BCE a tagliare i tassi quanto prima”, favorendo così “i bund tedeschi, ma indebolirebbe l’euro. È probabile che i titoli europei rimangano in sordina finché non comincerà la ripresa, quando valutazioni a buon mercato potrebbero rappresentare un’opportunità di acquisto”.

In ambito azionario, i margini di profitto delle imprese rimarranno sotto pressione, mentre le condizioni economiche restano deboli. Se l’Europa eviterà la stagnazione e tornerà a crescere, potrebbero presentarsi opportunità d’investimento in società solide, con valutazioni probabilmente ancora relativamente convenienti.

Recessione già in atto

Con un’economia già in recessione alla luce delle recenti indagini sugli indici PMI, il comparto manifatturiere tedesco risulta molto debole e i PMI francesi stanno calando ad un livello simile, mentre risultano in leggero miglioramento Italia e Spagna, ma partendo da livelli molto bassi.

Nel complesso, “queste dinamiche suggeriscono che il blocco è vicino al punto più basso del suo ciclo manifatturiero, ma il peggioramento nel settore dei servizi potrebbe protrarsi”, prevede il gestore.

La Germania, motore manifatturiero d’Europa, deve affrontare molteplici sfide. Necessita di circa 400.000 immigrati all’anno per colmare il vuoto di forza lavoro prodotto dall’invecchiamento della popolazione, ma fatica ad attrarli. L’economia tedesca sta lentamente abbandonando il gas russo e alcune catene di approvvigionamento strategiche si stanno riconfigurando.

Questi cambiamenti strutturali faranno sì che la crescita della Germania resti contenuta per diversi anni durante la transizione verso un nuovo modello economico. In passato, si sarebbe ricorso alla politica fiscale per alleviare le conseguenze di questo processo, ma la regola del freno al debito della Germania non rende attuabile tale percorso.

In questo contesto, l’Italia si troverà ad affrontare sfide simili sul versante manifatturiero e, a fronte di livelli di debito molto elevati, il governo è altrettanto limitato nell’impiego della politica fiscale.

Le incertezze geopolitiche

Secondo le previsioni di T. Rowe Price, l’incertezza geopolitica inciderà su consumi e investimenti, in particolare se i prezzi dell’energia subiranno una nuova impennata e la portata di questo impatto dipenderà dalle modalità di risposta dei governi nazionali.

Il rischio geopolitico più grande per il futuro è probabilmente una guerra commerciale con la Cina. Anche l’irrigidimento delle condizioni finanziarie minaccia la crescita. La politica monetaria della BCE ha inasprito notevolmente le condizioni finanziarie nell’Eurozona. Questi effetti sono stati esacerbati dalle ricadute dagli Stati Uniti, dove i timori di un rialzo dei tassi di riferimento monetari e di ingenti emissioni di debito sovrano hanno determinato un persistente sell-off sui mercati dei titoli di Stato. Le pressioni esterne, sotto forma di un rialzo dei rendimenti, minacciano di inasprire ulteriormente le condizioni finanziarie, a prescindere dalle azioni politiche intraprese dalla BCE stessa.

Nel peggiore dei casi, un rapido inasprimento delle condizioni finanziarie determinato dall’esterno potrebbe sospingere i rendimenti sovrani dell’Eurozona a livelli che porterebbero sicuramente a un significativo scostamento al ribasso rispetto al target per l’inflazione.

Previsioni tassi BCE

L’inflazione dovrebbe iniziare a scendere nei prossimi mesi e l’impatto completo dell’inasprimento della BCE sull’inflazione si farà sentire, molto probabilmente, solo nel secondo semestre del 2024. In assenza di ulteriori shock a danno delle materie prime, rispetto a quanto attualmente previsto, l’inflazione potrebbe scendere più rapidamente verso il target del 2% della BCE.

Il maggiore rischio per l’Eurozona è il ritorno alla stagnazione dell’era pre-pandemica. Si tratta di un rischio più grande rispetto a quello di un’inflazione persistente dovuta a effetti di secondo impatto. Se la BCE procedesse a un inasprimento troppo rapido, potrebbe far precipitare l’inflazione nuovamente al di sotto del 2%, spingendo l’Eurozona, ancora una volta, verso la stagnazione.

Non si tratta di un rischio di poco conto: il settore manifatturiero dell’Eurozona deve abbandonare il gas e la manodopera importati a basso costo, e questa è un’importante sfida strutturale. Normalmente, la politica fiscale dovrebbe essere impiegata per stimolare la domanda in misura sufficiente a garantire che l’adeguamento dell’offerta abbia luogo in modo ordinato, ma l’Eurozona è soggetta a vincoli fiscali.

La BCE si trova quindi ad affrontare il delicato compito di calibrare attentamente la propria politica monetaria, in modo che sia sufficientemente restrittiva per mantenere l’inflazione su un percorso coerente col target del 2% nel medio termine, ma non così restrittiva da causare una stagnazione persistente.

Gli scenari

In definitiva, sono due gli scenari, nell’ambito dei quali è probabile che la BCE avvii un ciclo di tagli dei tassi: in primo luogo, se la crescita fosse più debole del previsto; in secondo luogo, se l’inflazione scendesse verso il target del 2% più rapidamente del previsto. Alla luce di ciò, il gestore preferisce avere una posizione lunga sui bund tedeschi, che dovrebbero essere i principali beneficiari dei tagli dei tassi in Europa.

Riteniamo che la BCE finirà per effettuare tagli tra i 150 e i 250 pb, più di quanto previsto dai mercati. Di conseguenza, se le nostre aspettative sono corrette, è probabile che l’euro scenderà rispetto a un ampio paniere di valute nel prossimo anno”, conclude Wieladek.

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