La frammentazione geopolitica favorisce i settori della difesa e aerospaziale

20/04/2026 06:15
La frammentazione geopolitica favorisce i settori della difesa e aerospaziale

Sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che la fine del conflitto in Medio Oriente sia vicina e gli analisti sembrano orientati a ridurre la propria propensione al rischio. Le aspettative sugli utili aziendali sono aumentate sia per gli Stati Uniti che per i mercati emergenti per il 2026.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Inizia la settimana che precede i meeting della Fed (il 29 e 30) e della BCE (il 30). Crediamo che nessuna delle due banche centrali toccherà i tassi. Sarà quindi interessane seguire le rispettive conferenze stampa e in particolare quello di Powell, che come sappiamo verrà sostituito da Warsh a partire dal 16 maggio. Nella settimana non sono attesi in uscita dati significativi per i mercati finanziari.

Sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che la fine del conflitto in Medio Oriente possa essere vicina. Crediamo che l’oggetto del contendere non sia tanto la riapertura o meno di Hormuz, ma l’uranio arricchito dell’Iran. Su questo tema le due posizioni sono ancora (a quanto ne sappiamo) ancora molto distanti. Vedremo le decisioni di Israele che sembra determinato ad andare avanti in Libano. Questo significa che gli investitori, che avevano rivisto al rialzo il livello di rischio dopo che Trump aveva minacciato di “cancellare una civiltà”, potrebbero rivedere ora le proprie decisioni. La dichiarazione dell’Iran della riapertura di Hormuz va in questa direzione. Ma anche la visibilità sul contenimento del persistente impatto macroeconomico.

Ma vediamo il contesto attuale del mercato. Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto scendere il prezzo del petrolio Brent sotto i 100 dollari al barile, l'indice S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi assoluti mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni sono scesi dai massimi. L'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia non si è ancora manifestato del tutto nell'inflazione di base statunitense di marzo e dovrebbe rimanere elevata affinché ciò accada. Ma l'inflazione è ancora troppo alta per raggiungere a breve l'obiettivo del 2% fissato dalla Fed, smorzando di molto le speranze di tagli dei tassi nel 2026.

L'indice dei prezzi alla produzione (PPI) statunitense mostrerà sempre di più le pressioni sui costi energetici continuano a spingere i prezzi al rialzo, dopo che gli ultimi dati si sono rivelati superiori alle aspettative. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense di marzo ha evidenziato un'impennata dell'inflazione energetica a livello generale, ma un impatto limitato sull'inflazione di base.

Tutto ciò avviene mentre le aspettative sugli utili aziendali sono aumentate sia per gli Stati Uniti che per i mercati emergenti per il 2026, anche dall'inizio del conflitto il 28 febbraio. Notiamo che il tema dell'intelligenza artificiale è in gioco in entrambi i casi. Le aziende in Corea del Sud e Taiwan, principali produttrici dell'hardware necessario per l'IA, stanno trainando gli aggiornamenti degli utili nei mercati emergenti. Negli Stati Uniti, la prevista crescita dell'80% degli utili delle società di semiconduttori quest'anno sta contribuendo a guidare gli aggiornamenti nel settore tecnologico e in generale.

Stiamo monitorando gli sviluppi relativi a entrambi questi indicatori. Un fallimento anche parziale dei negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbe aumentare la pressione a breve termine sugli asset rischiosi. Tuttavia, a nostro avviso, l'accordo di entrambi i Paesi per l'avvio dei colloqui rappresenta una prova concreta degli incentivi economici alla de-escalation. Il ruolo della Cina – e il vertice previsto tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping a metà maggio – probabilmente incide su questi incentivi economici.

Per un impatto positivo duraturo sui mercati, sarebbe necessario un aumento dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. In termini di impatto macroeconomico, lo consideriamo significativo e non ci aspettiamo necessariamente un ritorno alla situazione preesistente al conflitto, ma riteniamo che altri fattori possano controbilanciare tale impatto e consentire un ritorno a un'assunzione di rischio moderata su un orizzonte tattico.

Uno dei fattori determinanti? Sicuramente le valutazioni in calo e le aspettative di utili in aumento nel settore tecnologico statunitense. Il premio di valutazione del settore tecnologico si è ridotto, con la valutazione a 12 mesi del settore IT statunitense rispetto agli altri settori al livello più basso dalla metà del 2020. Allo stesso tempo, riteniamo che il settore tecnologico registrerà una crescita degli utili del 45% circa nel 2026, rispetto al 26% dello scorso anno. Questi elementi positivi contribuiscono in parte all’upgrade degli analisti delle azioni statunitensi che lo “finanziano” riducendo la preferenza, assimilabile alla liquidità, per i titoli di Stato a breve termine dell'area euro.

Crediamo che occorra dare risalto alle opportunità tematiche accelerate dagli eventi in Medio Oriente e riteniamo che tali esposizioni porteranno benefici a prescindere dall'esito. Abbiamo visto forze di enorme portata creare un mondo plasmato da fattori di approvvigionamento come dazi e vincoli di manodopera prima dell'inizio del conflitto, e pensiamo che questa tendenza persisterà anche dopo la sua conclusione.

Osserviamo inoltre che la frammentazione geopolitica favorisce i settori della difesa e aerospaziale, spingendo i governi ad impegnarsi ancora di più per l'indipendenza energetica e inducendo le aziende a investire maggiormente nella resilienza della catena di approvvigionamento. È lecito attendersi che, insieme al tema dell'intelligenza artificiale, ciò stimolerà la domanda di infrastrutture ed energia.

Che significa tutto questo per gli investitori? Riteniamo che vi siano numerosi incentivi economici per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Vediamo gli analisti assumere un profilo di rischio moderatamente positivo e privilegiare le azioni statunitensi, che ritengono più resistenti anche in caso di performance assolute deludenti. Analisti che mantengono inoltre una posizione sovrappesata sulle azioni dei mercati emergenti e continuano a privilegiare opportunità tematiche come il settore della difesa.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in sterline al 12,5%

tasso fisso cumulativo e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it